Lo scorso fine settimana si è giocata la Coppa Italia, fino all’anno precedente si chiamava Trofeo Eccellenza, la formula è di fatto la stessa: le squadre del massimo campionato italiano che non sono impegnate nel Continental Shield  giocano, divise in due gironi territoriali, questa Coppa. Come va? Tutto bene, un po’ di raffreddore ma in fondo è dicembre. Scusate se si è risposto come la quasi totalità degli appassionati di rugby italiani avrebbe fatto,  loro infatti manco sospettano che la coppa in questione esista e quindi sembrava più realistico rispondere così che non dare i risultati. 

Nello stesso fine settimana si è giocata la terza Coppa europea, si chiama Continental Shield. Ci parteciapano i quattro team italiani di Top12 che mancano dalla favolosa competizione di cui sopra; le altre federazioni (Spagna, Portogallo, Romania, Germania) si sono ritirate da questa “coppa” per manifesta inutilità, quindi per far giocare le italiane qualcuno ha convinto una squadra georgiana ed una selezione di dilettanti belgi ad iscriversi. L’unico che si sappia in Italia consideri questa “coppa” una cosa importante è l’allenatore del Petrarca Andrea Marcato.

Questo Continental Shiled dovrebbe infatti essere interessante perchè chi la vince dovrebbe accedere il prossimo anno ad una delle coppe “vere”: la Challenge Cup. Quindi il prossimo anno una delle nostre squadre italiane di Top12 (facile si qualifichi una di loro) potrebbe spendere un sacco di soldi per prendere dai 40 agli 80 punti a partita da squadre del Top14 francese, della Premiership inglese o del Pro14 celtico. Tutto normale? Ma si dai, in fondo sono due linee di febbre, poco poco. Ops scusate se anche in questo caso si preferisce il realismo.  

Questo fine settimana ed il prossimo la FIR mette in campo i resti della sua poca fantasia (anche il Continental Shield è una cosa chiesta dalla nostra Federazione all’organizzazione europea delle coppe) per tenere occupati i team del massimo campionato italiano. In effetti precedentemente questi team si lamentavano perchè stavano fermi diverse settimane fra un turno e l’altro di campionato, così si sono inventati di farli giocare sempre fra di loro e ancora fra di loro ma non in campionato, in altre cose. Etci, etci, etci. Salute.

Ogni partita di rugby vale, non importa come e dove si giochi, in quale stagione o che calendario, ogni partita vale. è vero. Avete ragione.

Così come è vero che scrivere di queste due coppe inutiili, di questo “rugby inutile” e coprirlo di benevolo sarcasmo, è solo un ennesimo tentativo di questo spazio web di difendere la storia, l’orgoglio, la dignità del nostro massimo campionato italiano di rugby e di difendere la storia, la tradizione, gli sforzi del passato e quelli del presente dei club che lo compongono. Tutto lì. Gutta cavat lapidem (la goccia scava la pietra).