Il rugby inglese ha problemi di soldi, si sa da tempo, anche qui se ne è scritto ma tutto quello che sta accadendo in questo momento e le rifessioni che arrivano dalla terra di Albione sarebbe bene venissero da tutti valutate.

Innanzi tutto il campionato, la prestigiosa Premiership, che è in vendita, o meglio lo è la sua quota di minoranza e gli investitori privati non mancano anche se chiedono poi “prestazioni” in linea forse più con i loro obiettivi produttivi che non con quelli di uno sport. La cifra offerta per acquistare la quota di Premiership in vendita gira fra i 250 ed i 300 milioni di sterline, soldini che andrebbero divisi fra i Club che ci giocano, che sono poi i proprietari del campionato. Il motivo della vendita è chiaro, le casse dei club inglesi di vertice piangono sempre di più. Le voci sulla chiusura di un accordo si inseguono con quelle che dicono “non si fa nulla” ma le trattative sono aperte da tempo e nessuno abbandona il tavolo. Il rugby inglese ha bisogno.

I club della Premiership vogliono vendere e vogliono anche restare dove sono a godersi i prossimi vantaggi economici e così, riporta The Times in questi giorni, si fa sempre più forte l’opzione di chiudere il campionato. Già da quest’anno, niente promozioni e retrocessioni e dal prossimo un campionato non più a 12 ma a 13 squadre: questo perchè i London Irish, che detengono quote di Premiership ma giocano nel campionato inferiore, nel caso di “chiusura” vogliono comunque il loro spazio specialmente se ci sono i soldi della vendita.

Quale strategia dietro tutte queste manovre dei club inglesi? Sembra ci sia gran poca strategia ma solo sano pragmatismo inglese che cerca di racimolare l’unica cosa che manca: il denaro.

Dall’altra parte c’è la Federazione inglese, la RFU, che ha dichairato anche per quest’anno una grossa perdita (30 milioni di sterline) ed un conseguente nuovo taglio di bilancio di 13 milioni di sterline dopo gli altri tagli ed i 62 licenziamenti eseguiti questa estate. Il rugby professionisitico non sta in piedi, troppi costi ma soprattutto ricavi in contrazione per la RFU; così scenderanno fino a 95 milioni di sterline l’anno gli investimenti per il professionismo (erano 107 lo scorso anno). I vertici della RFU hanno chiesto ad Eddie Jones, Head Coach della Nazionale, di abbassare il budget di spesa per il 2019, il significato di questa iniziativa  è particolarmente forte visto che è l’anno dei mondiali e gli inglesi vogliono provare a vincerlo.

Questo stravolgimento che bolle nel pentolone inglese non è solo lo specchio di un rugby costoso che forse è andato troppo oltre ma è un monito per tutti. C’è infatti una dichiarazione che Andy Cosslett, Presidente della RFU, ha recentemente trasmesso ai media inglesi, un messaggio che vale per tutto il rugby europeo:”Le condizioni del mercato si stanno facendo più difficili ed è chiaro che non possiamo più fare affidamento sui prevedibili rialzi dei ricavi che abbiamo visto negli ultimi tempi “.

Se il rugby inglese arretra e si arrocca, drena risorse altrimenti destinate anche in giro per l’Europa, valuta le sue attività in base alle sole sue finanze, purtroppo poi la cosa pesa su tutto il panorama continentale. Insomma se le parole di Cosslett valgono per loro valgono cento volte anche per noi. Pensiamoci su.

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