Amici ovali, amici un po’ meno ovali, occasionali ovali

se tutto ciò che abbiamo di ovale, i nostri scritti, i nostri sogni, i nostri pellegrinaggi (di chi può), i giocatori che guardiamo nei nostri team preferiti, i nostri afflati di meraviglia, i nostri migliori video, le foto in camera dei nostri ragazzi, sono spesso dipinti di Nuova Zelanda un motivo c’è. E’ la Patria del rugby moderno. Piaccia o no a quelli di Albione.

Non è solo una haka.

Quelli della Nuova Zelanda sono maestri, questo sport vive dei loro movimenti, della loro passione, della loro capacità di insegnarlo nel mondo, di essere player prima e Coach poi, di avere lo stile che oggi rappresenta il rugby. Lo sappiamo noi italiani che le questioni di stile le sappiamo riconoscere.

La Nuova Zelanda respira rugby, lo fanno tutti fin da piccoli, insieme alla vela, lo imparano insieme alla haka.

Per quello la haka.

Sono troppo importanti certi momenti del nostro sport per lasciarli solo alla bellezza ed alla rudezza di un placcaggio, una danza per loro spiega tutto molto meglio. Perchè parla di loro come lo sport che si sono scelti.

Si chiamano All Blacks, “tutti neri” e chissà se è vero che si chiamano così perchè un tipografo del giornale inglese Daily Mail all’inizio del Novecento cambiò la dizione che per loro aveva coniato un giornalista che li aveva definiti “all backs” aggiungendo una “L”. Ma questo non conta nulla quando muovono il pallone, quando riversano tutte le loro energie nel gesto di una semplice (per chi la sa fare) touche o spingono sulla linea del vantaggio.

E’ il rugby che conta.

Questo sono loro. Gli All Blacks. Sono stati capaci di intepretare uno sport forse anche ben oltre lo sport stesso. Per questo sono sempre invincibili anche se l’ultima volta che hanno perso è stata la settimana scorsa dall’Irlanda.

E’ il rugby che conta.

Domani scenderanno in campo a Roma contro i nostri Azzurri. Sarà gran rugby per tutti, perchè i loro movimenti con la palla conquistano anche i meno tecnici, fanno applaudire i neofiti, fanno sognare tutti i ragazzini.

Non è solo una haka. E’ tanto di più. Per qualcuno forse è troppo ma domani arrivano a Roma anche per questo, per far arrivare più vicini al nostro sport ed al suo meraviglioso stile anche questi “qualcuno”.

Per riuscire a fare in modo che questi ragazzi in nero possano realizzare quel piccolo e grande momento domani hanno assolutamente bisogno che scendano in campo con la stessa forza e determinazione anche quelli in Azzurro. Per questo e non solo per la bandiera l’applauso più forte va a questi ultimi. E poi chissà, il resto lo può dire solo il campo.

Non è solo una haka. E’ di più. E’ una partita di rugby.