Foto: Roberto Bregani / Fotosportit

Con L’Australia la nostra Nazionale ha consumato l’ultimo atto di una brutta avventura che relega ormai questo gruppo azzurro fra i peggiori della nostra storia ovale.

Su quella partita è già stato detto molto e si può riassumere così: l’Australia è stata pessima, si poteva vincere, non è stato così perchè l’Italia non è in progressione ma in regressione.

Vediamo alcuni punti di quel match che possono aiutarci a capire a che punto siamo.

L’AVVERSARIO. Questa Australia era lo specchio di tutti i suoi grandi problemi ovali, in campo e fuori. Si è vista in palese difficoltà quando è stata messa sotto pressione,è stata incapace di gestire le uscite alla mano, ha addirittura impostato il match sul rallentamento del gioco forse per evitare i loro troppi errori che però si sono ugualmente verificati. Abbiamo visto una Australia che perde palla facilmente e si è ridotta a giocare come le Fiji: autoscontri e qualche folata in avanti. Brutta davvero. Non abbiamo giocato contro un “mostro sacro del Sud ma solo con un team di rugby che, a dispetto di molti dei loro nomi, in certi momenti sembrava una batteria di ragazzotti in confusione. Abbiamo perso con questi.

L’ARBITRO Pessimo e determinante. E’ stato il peggiore in campo, non solo la meta di Tebaldi era valida (ha ragione O’Shea ha dire che avrebbe cambiato il match) ma la sfilza di errori che ci ha messo dentro fino alla doppia interpretazione su alcune regole (vedi la gestione dei “carretti” o dei raggruppamenti a terra) ha pesato sulla partita. Noi però abbiamo perso perchè di fronte ai cinque metri siamo rugbisticamente immaturi, perchè in mezzo al campo ci facciamo intercettare come bambini della Under10, perchè la nostra apertura calcia male e non ha fantasia, perchè tanti passagi sono “telefonati” agli avversari cinque minuti prima, perchè possiamo arrivare anche a tre placcaggi sbagliati nella stessa fase, perchè possiamo avere l’arbitro che ci fischia un fallo a favore ma in testa troppi ragazzi non hanno del rugby ma degli schemi del rugby. 

GLI AZZURRI. Non si può dire ma è ormai conclamato: non ci sono grandi talenti nel nostro attuale gruppo azzurro. Quelli sono finiti da tempo. In campo si vedono errori banali, si fa fatica a vedere qualcuno che di partita in partita faccia un passo avanti sul piano tecnico. Gli stranieri “azzurrati” ci salvano e così sono spesso i migliori  in campo: con l’Australia sono stati Sebastian Negri, Dean Budd e, apriti cielo, per fortuna c’è Mattia Bellini. Gli Azzurri non sono nemmemo quel covo di giovani in crescita che la “comunicazione” federale vuol farci credere: la media età del nostro XV sceso in campo contro l’Australia era di poco meno di 28 anni, quella degli australiani era di 27. 

LA PARTITA. Una serie di occasioni sprecate. Gli Wallabies hanno fatto di tutto per farci vincere ma noi non siamo proprio in grado. Non è questione di mancanza dell’istinto del killer e mille altre cose sentite in questi giorni, in campo non si è visto abbastanza rugby per farlo. Una Nazionale senza soluzioni in attacco e con la difesa a buchi, la touche che perde e la mischia che non pesa, come fa a vincere? Abbiamo messo a zero tutte le specialità. Meno male che l’Australia ha tenuto il ritmo basso, solo così siamo riusciti a tirare tutti gli 80 minuti, anche con la Georgia ci eravamo fermati a 50.

IL PUBBLICO Dopo Firenze poco anche a Padova, il record negativo di tutti i match azzurri nella Città del Santo degli ultimi dieci anni. Qui un appunto ci vuole. Non è solo che la Nazionale perde  e quindi la gente non va a vederla è bensì la disaffezione che sta penetrando il tessuto ovale. La Nazionale è stata “allontanata” dall’Italia ed in particolare dal Veneto, regione tra l’altro da sei anni oggetto delle ire federali. Che risposta ci si aspettava? In Veneto i praticanti continuano a crescere, così i team e le famiglie coinvolte, i numeri sono davvero importanti ed a Padova quasi tutti hanno qualcuno in famiglia o in ufficio che ha a che fare con il rugby. Però allo stadio la gente cala. Fate voi.

L’APOCALISSE? Assolutamente no. Tutto quello che si è visto in campo con l’Australia e che abbiamo qui sopra raccontato lo sapevamo già, anche da queste parti piace illudersi che O’Shea se ne venga fuori con il coniglio fuori dal cappello ma non accade mai. Alla fine è sempre la stessa mediocrità, Si pensi che da queste parti si fa pure un pensierino di vittoria contro la Nuova Zelanda il prossimo sabato, sarebbe bellissimo, magari sarebbe solo un colpo di fortuna, una svista dei tuttineri, ma chi se ne importa, conterebbe aver vinto. Ecco, con l’Australia non siamo riusciti neppure in questo. Questo è stato, speriamo solo per quella giornata, il nuovo metro della inconsistenza di questo gruppo azzurro.

CONCLUSIONI Senza talento non si va da nessuna parte. Non bastano le parole d’ordine e le sedute in palestra, il livello medio della nostra Nazionale è basso sotto il profilo del talento. Per le prossime partite ci vorrebbe un po’ di rivoluzione in campo ma O’Shea, a dispetto dei suoi proclami di profondità, schiera sempre gli stessi. Per il futuro invece bisognerebbe prendere armi e bagagli e rifare tutto il sistema di reclutamento e selezione del nostro rugby. Per questa cosa neanche gli irlandesi che abbiamo importato e messo accanto ad Ascione, nonostante i paroloni che abbiamo sentito da loro, in questi anni hanno davvero fatto qualcosa. Qualche cattivone dice che forse per questo verranno riconfermati tutti in blocco. Troppo cattivo. Troppo cattivo?

5 Comments to: L’AUSTRALIA NON CI HA DETTO NULLA DI NUOVO: SENZA TALENTO NON SI VINCE

  1. Paolo A.

    novembre 21st, 2018

    No. Troppo buono.
    A parte le battute, le tue analisi sono sempre precise e, oserei dire, inappuntabili.

  2. Francesco Ricci

    novembre 21st, 2018

    Concordo sul troppo buono. Rivoluzioni annunciate e sparite dal radar, ma si sa, se si fa la rivoluzione bisogna arrivare a tagliare la testa al re….grande profondità dove toccano anche i sette nani e strutture di gioco efficaci non pervenute. Seguire il rugby italiano è sempre più una prova di santità… 🙂

  3. Cicca

    novembre 23rd, 2018

    Io tutta questa certezza sulla meta di Tebaldi non ce l’avrei….ciò che è certo, invece, è che nell’occasione, l’errore più grande dell’arbitro sia stato non ricorrere al TMO….

    • novembre 23rd, 2018

      Ormai è chiaro a tutti che quella di Tebaldi fosse meta. L’arbitro però ha fatto un doppio errore. Se avesse lasciato fare la meta avrebbe potuto poi chiedere il TMO e successivamente invalidarla ma ha fischiato proprio prima che Tebaldi poggiasse la palla non lasciando realizzare la segnatura e quindi il TMO a norma di regolamento……
      Insomma questo arbitro era proprio sicurissimo del fuorigioco! Una presupponenza difficile da trovare fra gli arbitri di rubgy: è toccata a noi.

      • Cicca

        novembre 23rd, 2018

        Fuorigioco che era praticamente impossibile da valutare, dalla posizione in cui era, nei 5mt, decisamente inusuale (errore nr. 3), tanto che il fischio è arrivato molto dopo, quando finalmente Tebaldi è entrato nel suo cono visivo….
        Fuorigioco che, per quanto se ne dica, da una inquadratura soltanto (da tutte le altre non c’è assoluta evidenza, anzi), avrebbe meritato di essere analizzato al rallentatore.