Giornata disastrosa per le cosidette “grandi” che, in un modo o nell’altro falliscono l’appuntamento, è la caduta degli dei perchè non basta vincere per dire di avercela fatta. Il rugby è, piaccia o no, soprattutto così. Non si tratta però di un campionato avvincente ed equilibrato, si sono viste partite talmente brutte che la “Lega” dei Club (a proposito dov’è) può sfregarsi le mani: il nome del campionato è stato scelto da altri.

Partiamo dalla cima della classifica. Il Petrarca ci arriva mettendo in campo una prestazione pessima, scostante nella costruzione di un gioco di attacco efficace. Quelli di casa a fasi alterne si concedono vacanza da qualche fondamentale, in occasione della rinuncia temporanea al placcaggio nasce la meta del Verona. Quando i neri aprono al largo raggiungono il massimo del risultato ma quando giocano sul punto trovano pochissime soluzioni e le poche vengono “uccise” da errori successivi davvero poco “top”. Simbolo della partita dei petrarchini e la scelta al minuto 73 sul 15 -7 di far calciare Ragusi per i 3 punti invece che cercare la quarta meta che vale il bonus, la cosa  dimostra così palesemente la scarsa sicurezza dei petrarchini nel risultato ed anche in qualcosa d’altro. Marcato ha il suo da fare. Brillano in campo Conforti e Benettin, piace molto Cugini, per Zini un esordio nella Cadetta di Serie A sarebbe stato più adatto. Il Petrarca è squadra spenta ma vince lo stesso, questo è il segnale forte.

Verona è apparsa una squadra ben attrezzata, sicuramente ben organizzata ma ancora troppo scolastica. Molti i nomi “forti” in un team che sta cercando ancora di amalgamarsi e che soffre i troppi errori di handling e di posizione di alcuni. Molto buona la gestione del punto di incontro ed un buon lavoro è stato già fatto sulla difesa. Pavan si contraddsitingue e poi il solito bravo Mountariol. Gli scaligeri sono una squadra che dirà la sua appena troverà confidenza con la velocità, cosa che le manca.

Il Valorugby, secondo quello che si è scritto da queste parti, doveva vincere per aggiudicarsi il titolo di “grande” del Top12. Il Valorugby ha perso ma si è presa il titolo ugualmente. Prima di tutto perchè ha giocato in quindici tutto il match, poi perchè è stato decisamente più convincente sugli assetti di gioco pur in presenza di un campo pesante (oggi piace tanto a tanti il rugby svolazzante che quando capitano giornate così toste tocca segnalarle come “speciali”). Partita brutta ma l’interminabile finale, sul 16 -16, la farà annoverare fra quelle da ricordare. Ma è proprio il finale che segna la differenza. Rovigo è più maturo e concreto sul punto d’incontro, mette giù aggressività e skill, apre al largo e cerca avanzamento, vuole sempre vincere, è più pulito nello spostamento della palla. Valorugby nello stesso finale perde troppe occasioni, prima prova a vincere e poi si concentra sul pareggio, perde di vista un carrettino rossoblù che fa troppi metri, qualche errore di troppo che magari non si era visto prima lo condanna. Ottimo Amenta per gli emiliani, convince anche Mordacci e Farolini è efficace, il bravo Gennari con “solo” il 4/6 al piede si mangia le mani. Rovigo ringrazia il bravo Lubian e gli ingressi in ottimo assetto di Halvorsen e Momberg. Casellato azzecca la formazione iniziale ed i tempi dei cambi.

Il Calvisano che perde con le Fiamme Oro è inguardabile. I calvini non perdevano in casa da quattro anni, mai avevo in generale perso con le Fiamme Oro e due sconfitte di fila in campionato non le vedevano dal 2013. Il risultato però dice molto meno dei veri problemi che sono apparsi vivi in casa giallonera. Senza alcun nerbo in attacco il Calvisano subisce costantemente le iniziative dei poliziotti e si arrangia in difesa con le indubitabili doti personali di alcuni dei suoi. Manca di velocità e di capacità di scelta, far impattare Vunisa diventa un passatempo più che una azione di gioco che è scollegato fra avanti e trequarti. Difficile contare tutti gli errori di Pescetto. Nel secondo tempo il Calvisano trova la gestione del punto di incontro ma non sa cosa farsene. Ha ragione però Brunello quando dice che “è contento dell’intensità dei suoi” perchè questo recupero la squadra giallonera in effetti l’ha fatto rispetto alla prestazione precedente (sconfitta a San Donà). E’ davvero poco per come si era abituati ma “i numeri” ci sono e verranno fuori. Ci vuole ben altro per togliere ai gialloneri il titolo di “favorito” per il risultato di maggio.

C’è da dire però che quelli di casa trovano davanti delle Fiamme Oro durissime da superare, arcigne e preparate in difesa, pronte a sfruttare ogni piccolo errore, capaci di andare oltre il punto dove ingaggiano una lotta fortissima e molto efifcace, inoltre reggono senza eccessivi problemi il piano fisico ed il campo pesante.Ottima prestazione dei cremisi che trovano un grande Favaro ma anche un ottimo Nocera, davvero bene Biondelli ed ottima gestione di Marinaro. Fiamme Oro davvero super nell’atteggiamento mentale: zero cedimenti.  Vittoria costruita fuori e dentro il campo. Meritata.

Un titolone lo merita il Mogliano che sotterra le velleità del Viadana, questi ragazzi vanno guardati bene. Anche la Lazio che vince e convince contro un San Donà reduce da grandi fasti potrebbe essere molto di più di una meterora.

Un’ultima cosa però si vuole raccontarla su un atteggiamento generale delle squadre in campo. All’inzio della partita le due squadre si schierano in linea in mezzo al campo per salutarsi con un “urlo”. Nel corso delle stagioni il massimo campionato italiano ha riservato “urli” sempre più flebili e questo saluto fra le due sfidanti, che tanti “valori” del rugby vuole richiamare, è diventato a volte grottesco. Ieri si è visto gente che, durante questo “saluto” iniziale, si allacciava le scarpe, salutava, parlava con il vicino, con la panchina, si son visti schieramenti incompleti e come da troppo tempo accade: pochissima voce, a volte proprio niente. Un appello a chi gestisce questo campionato: cercate le motivazioni di questo scempio, di “valori” o di qualunque cosa sia, dove volete ma fate qualcosa. Se non si vuole fare più questo saluto di sfida e di amicizia all’inizio del match “così sia” ma evitate questa sceneggiata se tale deve essere. Anche così si è Top.