Afredo Gavazzi Presidente della FIR

La nostra Federazione del rugby naviga, si sa, nella povertà, il Bilancio 2017 (siamo ad ottobre 2018) non è ancora stato approvato (pare che i Revisori dei Conti non lo vogliano firmare e forse qualcuno invece di cambiare il Bilancio starà pensando di cambiare i Revisori), le categorie come ad esempio gli arbitri ricevono i compensi ed i rimborsi spesi con molti mesi di ritardo, molti progetti Federali sono statri cancellati per mancanza di fondi, come quello della Accademia di Treviso tanto per fare un esempio.

La FIR è di fronte ad un disastro economico e che fa? Non lo sappiamo. La cosa è molto grave anche perchè questa gestione Federale aveva preso in mano una Federazione con un bel tesoretto in tasca (10 milioni di euro) ed ora invece, ma già da due anni, siamo in piena crisi finanziaria.

Il Presidente Federale alla sua prima elezione aveva paragonato la sua gestione a quella di una azienda, ci preme allora fargli ricordare che, senza tanti clamori, senza astio e senza tanti lazzi, se fosse una gestione che segue quella direttrice il vertice avrebbe dovuto ravvisare i responsabili e rimuoverli, nominare nuovi dirigenti e dare loro il compito di attuare un piano di rientro dal debito e nella consistenza patrimoniale realizzando comunque gli obiettivi sportivi prioritari.

Invece non funziona evidentemente così, alla faccia dell’imprenditoria e dell’aziendalismo. Ad esempio i  dirigenti della FIR sono gli stessi da sempre, inamovibili, contratti rinnovati nel tempo, tutti al proprio posto come se il buco di Bilancio non fosse loro. Ma allora di chi è?

Volete un esempio pratico di possibile comportamento palese diverso? Eccolo. Parliamo della RFU, la Federazione inglese nella quale il nuovo Amminstratore Delegato (CEO) Steve Brown, arrivato alla fine dello scorso anno, ha trovato una situazione economica decisamente difficile.

Brown ha costruito un piano di azione lo ha reso pubblico (perchè, dice Brown, RFU ” …come società pubblica…”), lo sta concretamente applicando e lo ha condiviso con tutti gli stackeholder della Federazione. Il piano della RFU prevede, tra l’altro, 60 licenziamenti, il blocco del progetto per la realizzazione dei campi in erba artificale, la diminuzione degli investimenti per i prossimi 4 anni di 5 milioni all’anno per un rientro di 20 milioni (gli investimenti si attestano comunque sui 100 milioni all’anno) e molte altre iniziative che non vi si sta ad elencare ma che sono tutte ordinate e pubblicate.

Fra i 60 licenziati ci sono però anche molti dirigenti fra i quali il Direttore Finanziario ed il Direttore Strategico degli Affari Aziendali. Il piano di rientro, ha detto Brown, non è ancora concluso ed il CEO ha annunciato iniziative di raccolta fondi da sponsorizzazioni che non saranno reinvestiti ma serviranno a coprire la perdita di 10 milioni di sterline generata nell’ultimo breve periodo.

Brown ha anche detto che “i tempi duri devono ancora venire“. Drammatico, brutto e difficile, ma tutto alla luce del sole.

La nostra Federazione invece ha di fatto il Bilancio ancora “segretato”, le attività tagliate o quelle invece finanziate si vengono a sapere per sbaglio, non si sa se esiste un vero piano e come è fatto. In FIR del resto vige la regola interna che coloro diffondessero i contenuti del Bilancio o delle altre decisioni del Consiglio Federale sarebbero perseguibili dalla Giustizia Federale.

Quando quei BiIanci vengono pubblicati sono illeggibili perchè le partite sono nominate ed aggregate in modo non sia comprensibile la suddivisione di spesa (quanto costano le Zebre? tanto per fare un esempio). E’ molto grave poi che la FIR lanci a mezzo comunicati stampa i Bilanci Previsionali dell’anno in corso, sfornando soddisfazione e gioia per fatti economici che non sono ancora accaduti e quindi non reali. Infatti l’anno successivo il Bilancio Consuntivo (quello “vero”) contiene sempre brutte sorprese oppure è ancora latitante, come l’ultimo.

Di tutto questo le responsabilità non esistono. Ciò fa pensare che i Dirigenti FIR siano tutti evidentemente estranei alla gestione e non godano di alcuna capacità di spesa e di nessuna responsabilità operativa (dirigenti?).

Il paragone con la Federazione inglese era fin troppo facile.

Basta così.

2 Comments to: BILANCIO IN ROSSO: IL CASO DELLA INGLESE RFU DAVANTI A QUELLO FIR

  1. Pinco Pallino

    ottobre 8th, 2018

    Scuri la mia ignoranza, ma in un quadro come da Lei descritto il CONI c’entra qualche cosa o meglio cosa può fare?

    • ottobre 9th, 2018

      Eh si che c’entra il CONI, può molto e forse quasi tutto ma sa, la politica….
      Comunque l’obiettivo di tutti noi dovrebbe essere quello di far crescere il nostro mondo ovale senza interventi esterni. Questo forse è il significato più vero anche di questo pezzo.