La incredibile rimonta delle Zebre nello scorso fine settimana, alla seconda vittoria casalinga in Pro14, a dispetto dei cultori matematici del rugby “prevedibile”, riporta all’ordine del giorno la questione dei principali elementi che servono per vincere una partita di rugby: testa e cuore.

Perchè le Zebre hanno vinto un match che in altri tempi si sarebbe rivelato la solita sonora disfatta e che invece si è tramutato in un autorevole pezzo di “storia” del rugby. Il fatto è risultato ancora più eclatante perchè i parmigiani venivano da due partite precedenti di segno opposto ma entrambe “convincenti”.

La vittoria con i patetici sudafricani Kings aveva fatto sorridere e la sconfitta con i solidi del Connacht aveva fatto dubitare. La vittoria con Cardiff non scioglie i dubbi di consistenza del team zebrato ma almeno rivela che quando servono i due elementi di cui sopra si sanno ritrovare.

Se i numeri che dopo vedremo dicono di tre partite abbastanza uniformi delle Zebre, nonostante i risultati, l’indicatore che regala dubbi è il fatto che in tre match abbiano giocato praticamente (primo XV) sempre gli stessi. Le Zebre sembrano decisamente “corte”.

Padovani al posto dell’infortunato Minozzi estremo e poi Bellini e Bisegni, fanno turn-over Boni-Castello-Debattista al centro e poi Venditti, Canna all’apertura. Mediano di mischia c’è Violi, Lovotti ha sempre il numero 1 e Fabiani il 2 con Ceciliani, quindi Chistolini e Zilocchi. Sisi e Biagi fissi con Giammarioli e Meyer e gli inserimenti di Tuivati e Matu Tevi. Una formazione per tre partite che impegna nel primo XV circa 21 giocatori (infortuni compresi).Da valutare.

In tre partite le Zebre realizzano  9 mete subendone altrettante, fanno 71 punti (23 di media per match) e trovano ben rifinito il piede di Canna alla realizzazione.

Gli altri numeri, cosa interessante, sono molto “uguali” nonostante avversario e risultato diverso. Le Zebre perdono la partita con Connacht avendo il possesso al 52%, la vincono con i Kings con possesso al 54% e con Cardiff al 59%. Nel primo caso guadagnano solo 161 mt, nel secondo e terzo 452 e 461. La qualità degli avversari si vede anche così.

Le Zebre realizzano 85 placcaggi e vincono il match con i sudafricani, ne fanno 82 e perdono con gli irlandesi, ne bastano 75 per la rimonta con i gallesi. La percentuale di placcaggi riusciti delle Zebre viaggia intorno al 84%, ancora qualche punto da rosicchiare ma il numero è conforme alla categoria.

Se è vero che giochi anche quanto ti fa giocare l’avversario il numero dei passaggi delle Zebre è sempre alto ed in tripla cifra. La palla si muove, certo Cardiff (205 passaggi per le Zebre) era un “osso” diverso rispetto ai Kings (126) o alla sconfitta con Connacht (131) ma non vi fosse bastato vedere il match il numero conferma che Bradley gradisce si vada in giro per il campo, la ricerca dello spazio non è una opinione ma una necessità.

Ultimo dato che lascia dubbi sulle Zebre è quello delle punizione concesse, 8 nella partita con i gallesi (loro solo 5) e ben 13 con Connacht (gli irlandesi 9). Il segnale, come del resto altri, è molto “azzurro” e pare sia sempre più difficile uscirne. Da pesare.

Guardare avanti è d’obbligo per un team che ha sicuramente qualche problema di troppo, se proporzionato agli anni di esperienza dei XV messi in campo, ma che lascia uno spiraglio sul fatto che prima o poi l’anno della svolta arriverà. Fosse questo?