La cosa non sarà stimolante per molti appassionati del nostro caro sport ovale ma bussa alla nostra porta e non conviene fare spallucce. Parliamo di soldi, danè, vil pecunia.

Una società di investimenti in “private equity“, CVC, ha infatti lanciato in queste ultime settimane, dopo un anno di trattative, una offerta per l’acquisto della maggioranza della Società che gestisce i diritti commerciali della Premiership, il ricco massimo campionato inglese di rugby. La valutazione fatta da CVC di quella Società è stata di circa  500 milioni di sterline, l’offerta per averne la maggioranza ovviamente è stata conseguente.

Il Board della suddetta società, detenuto dai club della Premiership, dopo un lungo tentennamento e furiose liti fra i club non ha accettato la proposta. Ma la partita è appena iniziata.

Un fondo di “private equity”, tanto per darci una spiegazione basica di cosa significa, acquisisce porzioni di capitali di società non quotate in borsa, le finanzia ulteriormente per le proprie attività e ne gestisce i profitti per il proprio rendimento a medio-lungo periodo. In questo caso la cosa importante da gestire sono i profitti commerciali di quel campionato.

La cosa potrebbe non avere alcun collegamento con il nostro rugby e la nostra federazione se non fosse che, come scrive il giornale britannico The Guardian, anche il Pro14, ovvero il campionato di Zebre e Benetton, sta ricevendo le stesse lusinghe da una società di “private equity” e le opinioni dei nostri “quasi-soci” sono divergenti. Si racconta di un Galles favorevole e di una Irlanda ritrosa ma soprattutto, cosa che deve far preoccupare moltissimo gli Italiani, di un Sudafrica che dice la sua. Ultimi arrivati in Pro14 ma molti forti a livello finanziario i sudafricani stanno facendo pesare la loro dimensione. Dell’Italia nulla si sa.

Ecco perchè le dichiarazioni di fine agosto di Alfredo Gavazzi che diceva “lavoriamo per diventare soci paritari nel Pro14” hanno un significato pesante, sicuramente nascono anche da queste spinte della finanza internazionale ed un po’ sanno di ultima spiaggia.

L’Italia partecipa da otto anni a questo campionato ed il suo ingresso nel Board sarebbe già dovuto accadere ma i “celtici” non ci hanno mai voluto. I motivi sono tanti. Anche sportivi.

La FIR ha un bilancio economico disastrato e, anche se passa il suo tempo a nasconderlo a noi, non può farlo con i suoi potenziali soci del Pro14. I celtici vorrebbero un socio che non ha un becco di quattrino, che ha più debiti che crediti e che vive di altrui contribuzione piuttosto che di proprio profitto?

Ecco allora che la voce del Sudafrica, che punta a scavalcarci e sostituirci nel Board, non è casuale. Per la partecipazione dei due team africani al Pro14 i “celtici” hanno promesso l’ingresso nel Board anche a loro ed anche in termini molto rapidi. La FIR rischia un impasse tragico.

La questione “private equity” con il Pro14 forse è appena iniziata ma svela la necessità della nostra Federazione di assumere un profilo che non ha, che tutti ci auguriamo possa essere rapidamente scalato, ma che condizioni economiche ed organizzative oggettive rivelano forse molto distante.

Pro14 o no,  sarebbe il momento qualcuno da noi, cominciasse a fare sul serio.