2014 : quella volta che fu “concussion” per Jonathan Sexton

Da queste parti abbiamo parlato a lungo di “concussion”,  o commozione cerebrale, ovvero quel fenomeno che ” si verifica quando un giocatore riceve un impatto sulla testa o sul corpo che provoca lo scuotimento cerebrale all’interno del cranio”. 

Una questione importante che riguarda la salute di chi gioca a rugby e che da diversi anni sta ricevendo molte attenzioni da parte della comunità del rugby. World Rugby ha lavorato da tempo ad un protocollo circostanziato sulla questione, protocollo denominato “HIA ” che risponde al modelloRiconosci e Rimuovi“. World Rugby ha chiesto venga applicato in tutto il mondo.

L’Italia, per molti motivi, era rimasta decisamente e colpevolmente indietro nella applicazione di questo fondamentale metodo di tutela della condizione fisica dei nostri giocatori ma adesso, finalmente, la FIR ha fatto un passo avanti, il passo fondamentale, importante e vero. Evviva.

La Circolare Informativa FIR 2018/2019 del 27 giugno 2018 alle pagine 78 e 79 nel capitolo dedicato alla “Tutela Sanitaria” introduce davvero la procedura “Riconosci e Rimuovi” nella gestione sanitaria della gara italiana di rugby.

E’ vero, quanto recepito ed organizzato dalla FIR non è la identica procedura omologata da World Rugby ma è un passo in quella direzione alla quale si avvicina molto.

FIR dispone quindi “Riconosci e Rimuovi” nei campi di rugby, dispone la “sospensione immediata dall’attività di un giocatore che sia riconosciuto abbia subito “concussion”, affida la responsabilità della cosa “...all’arbitro che, su segnalazione del medico di campo (medico della squadra ospitante) oppure a suo insindacabile giudizio..:” dispone l’allontanamento del giocatore dal campo (per i rilievi e le opzioni di cura). E’ ancora l’arbitro che a fine gara “...dovrà informare l’accompagnatore della squadra di quanto riportato nel referto…“. Seguirà per il giocatore refertato di “concussion” la procedura obbligatoria di osservazione e tutela presso la Società con il monitoraggio FIR.

Per arrivare a questo metodo di gestione della concussion la FIR ha dovuto, ad esempio, codificare l’esistenza di un “medico di campo”, un responsabile sanitario “indipendente” che è stato stabilito sia il medico della Società che ospita. Vi si lascia immaginare perchè questo fosse un “ostacolo”, che è stato rimosso con questa indicazione dalla Federazione.

A questo va aggiunto che anche gli arbitri italiani quest’anno per rinnovare la loro appartenenza in categoria si devono sottoporre ad un test on line di World Rugby che certifica la loro capacità di “Gestione delle commozioni cerebrali per il Pubblico Generale” (dicitura “strana” ma conta la sostanza).

Sulla concussion quindi l’Italia era al palo ed ora non lo è più. Si può e deve fare ancora molto, bisogna arrivare con tutte le forze a coprire ancora meglio e poi ancora fino al completamento operativo, il protocollo di World Rugby. Esistono delle difficoltà che non è facile superare, nel Protocollo HIA ci sono delle modalità che possono venir applicate solo da paesi infrastrutturalmente molto evoluti nel mondo ovale ma ci sono però ancora larghi spazi da coprire.

L’Italia ha quindi fatto un grande passo avanti per individuazione e trattamento della “concussion”, un passo avanti per la maggior tutela della salute dei ragazzi che, a tutti i livelli, giocano a rugby, bisogna ancora fare di più ma intanto un attimo per dire “evviva” ce lo possiamo prendere.

Quindi “evviva” e avanti così.