Creare una franchigia territoriale multi-categoria che possa gestire un parco giocatori Under 22 che si muovano fra l’Eccellenza (Rovigo) la serie A (Rugby Badia) e la serie C di Villadose e Frassinelle, ecco il progetto presentato dalla Rugby Rovigo a firma del suo Presidente Nicola Azzi alla Federazione, un progetto che include tutte le grandi realtà della palla ovale del Polesine.

Si tratta di Under 22 che, in pratica, ogni settimana potrebbero giocare in biancoceleste in serie A (Rugby Badia) nel caso non convocati dal Rugby Rovigo in Eccellenza.

Per gli altri non compresi nelle due selezioni maggiori si garantirebbe minutaggio in Serie C con le altre due società polesane (il Rugby Rovigo ritirerebbe quindi la propria cadetta da questa categoria). Di fatto è una specie di carosello di permit player multi-categoria che però sottende una forte collaborazione tecnica fra le società del territorio centrata sui giovani, insomma una grande “accademia” tutta polesana ma soprattutto tutta pensata e gestita dai club. Una organizzazione tecnica che si avvarrebbe di tutte le preziose esperienze degli Head Coach che girano sul rodigino a partire da quella di Joe McDonnel e Umberto Casellato.

Il progetto parte dalla ritrovata serenità sul territorio rodigino ed ha dentro di se una carica rivoluzionaria che gli stessi ideatori hanno cercato di depotenziare perchè, si sa, in FIR, dove il progetto va approvato, ci sono diversi dirigenti tecnocrati invidiosotti, meglio non svegliarli.

Il Rovigo ha presentato formale richiesta al Consiglio Federale FIR e la risposta che verrà data sarà fondamentale per il futuro del rugby in Italia. Se lo fa Rovigo allora da queste parti ci vengono in mente altre realtà che forse avrebbero i mezzi per muoversi allo stesso modo: i Medicei? Il nuovo progetto Valorugby a Reggio Emilia? Il neo-promosso Verona con il nuovo progetto societario e di Accademia privata?

Rovigo ha tracciato una strada interessante che va osservata studiata e capita; nel mondo ovale evoluto accade già così.

Se quella presentata da Nicola Azzi è una proposta di fatto per avere “permit player” in Eccellenza e Serie A sempre in Veneto hanno ufficialmente varato la nuova formula per i permit player fra Eccellenza e Pro14, anche questa però non è una norma federale ma un accordo privato firmato fra Petrarca e Benetton Treviso.

Così nel comunicato stampa che annunciava l’arrivo al Petrarca di Michele Mancini Parri (azzurro Under20) la Società padovana teneva ancora a sottolineare:” ..Mancini Parri, come Borean, Cannone, Lamaro e Manni, sarà inquadrato come Permit Player per il Benetton. Ciò significa che questi giocatori sosterranno una parte degli allenamenti a Treviso, e completeranno la settimana a Padova, a disposizione del Petrarca per le gare del campionato di Eccellenza, tranne i casi in cui verranno trattenuti al Benetton anche per le partite di Pro14″. 

Il problema dell’ascensore Eccellenza-Pro14 almeno in Veneto è risolto e dopo otto anni di partecipazione al Campionato del nord Europa senza che la FIR riuscisse a varare un regolamento serio per i permit player ci hanno (finalmente) pensato autonomamente a livello di club.

Per entrambi i casi qui raccontati ci sono stati sul territorio in giro per lo stivale altri illuminati casi precursori ma questi hanno una “forza” che prima mancava e non solo perchè riguardano Società della massima divisione nazionale.

Si è detto da queste parti qualche settimana fa di un Veneto che si sta organizzando e che non ci sta a vivere ai margini (clicca qui per leggere: Rugby Veneto o guida o Galles) ed ecco che arriva un esempio di cosa significa “forza progettuale”, capacità di crescere e far crescere chi ti sta intorno.

Ora c’è solo da augurarsi che i due progetti siano attuati definitivamente ed abbiano successo e che poi abbiano un effetto moltiplicatore in Italia dove ce ne siano le possibilità. Così il rugby può crescere.