Troppi stranieri in giro per lo stivale? Forse che si. In giro si sente di gente importante molto contrariata che ce ne sono troppi e sembra già assurdo che ve ne siano nei nostri team di Pro14.

Quelli del Pro14 sono due team nati e pagati circa 10 milioni di euro all’anno per aumentare il tasso tecnico del nostro mondo azzurro ed allora in molti si chiedono cosa ci fanno gli stranieri a Treviso? Ma soprattutto, qui la cosa vale due volte visto che tutto l’ambaradan è di proprietà della stessa FIR, perchè gli stranieri alle Zebre? Non dovremmo inserire al loro posto talentuosi giovanotti di scuola nazionale? 

Troppi stranieri in giro per l’Italia? In tanti poi si lamentano della loro qualità, alcuni non reggono il Pro14, altri sono davvero modesti anche in Eccellenza dove nemmeno la squadra della Polizia di Stato si è negata di averci qualche neozelandese.

C’è stato un attimo qualche anno fa che nel massimo campionato italiano non c’era un buon mediano di apertura italiano fra i primi XV delle dieci squadre. A cosa serve una cosa così in un campionato che ha già pochi soldi e l’incarico di fare da palestra alle Nazionali giovanili e da culla ai permit player per il Pro14?

Un neozelandese però pare proprio in Italia non si neghi a nessuno e così, scorrendo la rassegna stampa del secondo campionato italiano, la Serie A, rispettabilissima divisione ma non proprio il gotha, si leggono continuamente di arrivi di stranieri in quella categoria. Ogni volta che se ne legge uno viene da strabuzzare gli occhi. Ma, tra l’altro, non hanno tutti problemi di bilancio economico?

Già è difficile portare stranieri di qualità nelle nostre di Pro14 (si son prese certe cantonate che ancora gridano alto il dolore del rugby) o in Eccellenza dove se ne sono visti partire dalla panchina e qualcuno da queste parti se ne ricorda ancora uno molto recente (un neozelandese!) che correva per il campo con la maglia numero 8, il fisico da pilone e si posizionava costantemente all’ala.

Immaginatevi cosa può arrivare in Serie A. Eppure chiamare uno straniero in squadra dovrebbe significare almeno portare “alta qualità” altrimenti si può mettere in campo anche il vicino di casa, perchè insomma dai, si chiamerà anche Serie A ma il livello è giusto quello che si sa.

Ma un neozelandese lo vogliono davvero tutti, una nazionalità che infiamma i cuori e per qualcuno è automaticamente sinonimo di “ottimo giocatore di rugby”. Se viene da chiederselo per i nostri team di Pro14 immaginatevi allora doversi chiedere: ma cosa ci fa un neozelandese nella nostra Serie A? L’anno sabbatico distante dalla morosa che lo ha lasciato? Raccoglie i punti mille miglia andando su e giù da casa? Impara il francese? Finisce il corso al CEPU?

Dovrebbe già valere per l’Eccellenza ma vale due volte per la Serie A e certe Società invece di andarsi a prendersi un ragazzo nello spazio marino fra Tauranga-Labasa-Salelologa-Nakolo potrebbero far giocare un proprio ragazzo del vivaio o uno della Società accanto o di quella distante se proprio il campanile gli sta troppo…. a cuore (mettiamola così).

Per carità, si è detto, un neozelandese oggi come oggi non si nega a nessuno ma forse in futuro sarebbe meglio darci una occhiata e magari anche, dal Pro14 in giù, una rivisitata alle regole federali del concesso e permesso sugli stranieri non sarebbe una brutta idea.

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