Va a finire che i neozelandesi si arrabbiano sul serio, già la stampa di colà comincia a spazientirsi: lo cambiano o no questo Super Rugby che fa acqua da tutte le parti? Diminuiscono gli spettatori sugli spalti, davanti alla TV, gli sponsor di conseguenza, molte partite sono brutte, alte troppo belle, troppe le inguardabili, la competitività fra team è messa male, troppi risultati sono “scontati”.

In questi giorni i vertici della SANZAAR, organizzatrice del Super Rugby, si dovevano incontrare, questo è accaduto, per trovare un accordo e “completare” la riforma del super campionato del sud del mondo, questo non è accaduto.

Non hanno trovato l’accordo e del resto non è semplice, quando le diverse federazioni partono da situazioni troppo diverse, soprattutto interne. Due dei grandi fondatori infatti sono in crisi: pesantissima per gli australiani, difficile per i sudafricani.

La stampa di Auckland e dintorni parla chiaro: tutti sono palesemente insoddisfatti della nuova formula del Super Rugby, tornato a 15 squadre quest’anno dopo una parentesi a 18 disastrosa, con una formula promessa l’anno scorsa come temporanea, che sta facendo perdere soldi e spettatori ormai un po’ ovunque. Stadi vuoti rimbalzano dalle immagini che anche noi possiamo vedere nelle dirette SKY Italia del Super-Rugby.

Non bastasse, quelli della Federazione All Blacks, dice il NZ Herald, pare siano andati al meeting a dire in faccia agli altri che quei giapponesi Sunwolves stanno li solo perchè hanno una barca di soldi ma giocare a rugby è altra cosa.

Insomma anche in giro per il mondo non stanno tutti bene, più il professionismo e la conseguente pecunia preme meno il rugby sale di tono, lustrini a parte.

In effetti le critiche sono puntuali, il campionato è un vero svuota-stadi, le squadre neozelandesi giocano praticamente solo fra loro, le australiane quando finalmente tocca uscire dalle proprie mura non vincono una partita, le sudafricane zoppicano vistosamente vittime anche dei loro problemi politici interni.

La fase “regular”sta per terminare e, ad oggi, i sudafricani hanno piazzato solo uno dei propri team alle fasi finali, 4 sono neozelandesi (su 5 team kiwi in Super Rugby), uno è il team argentino, uno australiano e l’ultimo posto se lo giocano fra Sudafrica ed Australia. Lo strapotere è evidente.

Non bastasse qualcuno si è messo a contare il numero dei giocatori che stanno lasciando l’emisfero sud per andare a giocare in Europa e Giappone: il Sudafrica è un colabrodo e sono 400 i giocatori che hanno lasciato questo angolo del sud del mondo in questi ultimi anni di confusione globale. A questo proposito ha fatto scalpore che lo Springboks Duane Vermeulen abbia recentemente comunicato di preferire il prossimo anno giocare nel Campionato Giapponese con i  Kubota Spears piuttosto che accettare l’offerta dei sudafricani Stormers partecipanti al Super Rugby.

Situazione difficile e in Nuova Zelanda si legge che stanno perdendo la pazienza, i più agguerriti sono i rappresentanti dei giocatori che non vedono futuro davanti a loro ma in compenso vedono salire i problemi di concussion e di incertezza economica.

Insomma queste formule di campionato allargate per numero e per geografia, travalicanti i confini non in cerca di rugby ma di soldi, stanno mostrando tutti i loro limiti ed il rugby invece di espandersi nel mondo continua a radicalizzarsi sempre di più in pochissime zone vocate.

Considerando che anche da noi il Pro14 sta facendo la stessa politica, la prossima “riforma” del Super Rugby sarà un momento importante per capire dove va il nostro rugby. Aspettiamo.