Roma 2016 Haka All Blacks

Steve Hansen con i suoi All Blacks ha ben vinto la serie dei Test Match contro la Francia ma lui, da Head Coach, uno di quelli che guarda sempre molto avanti, ha trovato pane per i suoi denti. Più che la Francia potè però il regolamento che ha lasciato il segno su quella “series” ed ha mostrato una volta in più il suo lato debole.

Il regolamento in questi ultimi anni è diventato sempre più contorto e difficile, molte volte da queste parti è stato sottolineata la linea di tendenza di World Rugby vero il football americano, che non è rugby, adesso se ne deve essere accorto anche Hansen. Uscito con qualche amarezza in più rispetto a come è abituato (è nota la polemica sugli arbitri troppo accondiscendenti verso gli All Blacks) il Head Coach dei neozelandesi si è scagliato contro le regole World Rugby, che lasciano troppo spazio alle interpretazioni arbitrali, e soprattutto contro il TMO, la cui invadenza evidentemente adesso comincia a farsi sentire.

Steve Hansen ha fatto notare come nei tre match contro i francesi le stessi situazioni in campo abbiano avuto interpretazioni diverse ed opposte da parte degli arbitri ed ha urlato per questo allo scandalo. Il regolamento oggi come oggi lascia effettivamente spazio ad interpretazioni, complicate riflessioni, moltissime casistiche per lo stesso gesto. Hansen ha ragione? Certo che si, peccato se ne accorga solo ora che ne viene penalizzato ed anche che molte di quelle modifiche vengano proprio fuori dai guru della sua Federazione.

Infatti Steve Tew, CEO di New Zealand Rugby, ha fatto il pesce in barile, con una sua successiva dichiarazione ha dato ragione ad Hansen e con un’altra ha detto che World Rugby sta facendo bene e sta guardando tutto molto bene.

Se si muove qualcosa in Nuova Zelanda c’è da sperare che dopo i Mondiali questo nostro rugby possa tornare tale?

Non scommetteteci. Lo stesso Steve Hansen infatti nella sua dichiarazione finale ha trovato come soluzione soprattutto quella di dare non una sistematina alle regole ma all’arbitro consegnando alle panchine il cartellino bianco (o blù, verde rosso chiamatelo come volete) ovvero due opportunità per tempo per le panchine per mettere in discussione il fischio arbitrale.

Il regolamento è troppo complesso? Le situazioni troppo “dure”? Troppi incidenti? Troppo TMO? Il gioco langue? Il problema è l’arbitro! Facciamogli cambiare idea lì in campo. Insomma alla fine ci è caduto anche il Guru Hansen, come un allenatore di una seconda divisione qualsiasi.

Perchè il problema di una partita di rugby, di questo sport che si vanta di accettare le decisioni arbitrali, che si vanta del suo enorme fair play e del suo attaccamento ai grandi valori sportivi, che si vanta di saper accettare e vivere bene sia le vittorie che le sconfitte, sono le decisioni arbitrali che non ci piacciono. Quelle vanno assolutamente evitate, il resto sono bibite e patatine.

All’arbitro non solo non è concesso sbagliare ma deve arbitrare sempre allo stesso modo, roboticamente (anche in presenza di regolamenti impossibili) Sarebbe questo il problema del nostro rugby? Bhe, da queste parti non la si vede così ma coloro che invece la pensano come sopra chiamano tutto questo “professionismo”. Già.

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