Il Veneto vince moltissimo a livello di competizione ovali nazionali, o comunque si ritrova con forze importanti ai suoi vertici. A partire dai campionati giovanili (il predominio dei team veneti è qui fortissimo), fino all’Eccellenza il Veneto si conferma al centro del rugby italiano. Le sue qualità non poggiano solo nella forza dei “numeri” (tesserati) ma anche sul livello tecnico, di impiantistica, organizzativo, di volontariato e di valore economico.

Eppure questo Veneto non ha alcuna voce in capitolo nel rugby nazionale, e, soprattutto, non gli è concesso di portare il suo vero apporto nè a livello tecnico, nè a livello di offerta di impiantistica, nè nella gestione organizzativa (il supporto economico quello si, quello fa piacere ai vertici federali).

Esiste un Manuale per governare il rugby italiano lasciandone fuori i team veneti, l’attuale Presidenza lo ha ereditato e lo utilizza benissimo, perchè con il Veneto del rugby è tutto molto facile, tranne vincere una partita in campo con una delle sue squadre, il resto è un gioco da ragazzi. Regola numero uno: creare divisioni fra i veneti e fra i loro team, cosa sempre facilissima e molto redditizia.

Le ultime elezioni federali avevano trovato un Veneto a gran maggioranza schierato con Marzio Innocenti, ma la “gran maggioranza”, come previsto da chi quel Manuale lo conosce bene, non è ovviamente bastata. La regola della “divisione” ha funzionato ancora.

Se avere posizioni di vertice che operino per tutto il movimento ma, ovviamente, anche per il proprio territorio è una normale vocazione in  tutte le costruzioni organizzative, per il Veneto questo non vale. Perchè il Manuale di cui sopra, una volta applicato con costanza, dà risultati meravigliosi al suo utilizzatore.

Molti sono infatti i veneti inclusi dalla attuale Presidenza in vari ruoli di rappresentanza dalla FIR nel rugby che conta, da Rugby Europe e via via fino all’ultimo incarico assegnato addirittura in World Rugby. Tanti veneti ma nessun potere, un po’ perchè sono tutti incarichi teleguidati da altri, il Veneto non c’entra un bel nulla, un po’ perchè gli incaricati hanno interpretazioni silenti quando non individualistiche del proprio ruolo.

Un esempio che vale per tutti è proprio il risultato della presenza di ben due veneti nel Consiglio Federale FIR. I risultati raggiunti per la loro regione da Roberto Zanovello e Fabio Beraldin sono stati vicino allo zero. Uno troppo impegnato a dire signor-no l’altro a dire signor-si, alla fine la logica delle divisioni ha portato al vuoto pneumatico ed ai sorrisi di circostanza. Soprattutto il Beraldin, che appartiene alla corrente di comando, ha tracciato il solco del nulla.

Eppure il Veneto che vince e convince potrebbe essere un buon viatico per tutti i territori: trattasi di una vagonata di esperienza e conoscenza che potrebbe con libertà varcare i proprio confini e parlare al Centro ed al Sud, stringere gemellaggi, scambi di giocatori e scambi tecnici, proporre metodi di lavoro e via così… Invece “niet”, qui sale sullo scranno la “politica” e la sua avida sete di comando ed il Veneto va in castigo mentre le sue divisioni diventano sempre più preziose.

Basterà tutto questo “nulla” alle Società del Veneto che continuano ad investire nel loro sport? Il fermento si sente in giro per la regione, il Presidente federale ha sabotato quanto bastava in lungo in largo sopra l’Adige, prediligendo logiche faziose che hanno minato il tessuto regionale ma anche la immagine della federazione e del nostro sport. Autolesionismo.

In Veneto in molti si stanno chiedendo ora cosa fare, se non si può essere guida non ci resta che essere Galles? Qualcuno, guardando la cartina geo-sportiva del Veneto ovale, si sta accorgendo che quest’ultima opzione si sta più o meno volontariamente realizzando. La vitalità tipica di quelle zone sta così ri-progettando il rugby regionale. Nessuno è incline per molto alla sudditanza cieca ed è chiaro che costringere qualcuno a “far da solo” porta solo in quella direzione. Fa bene al rugby italiano che accada questo? Per il Veneto o è “guida” o è “Galles”?

Volete un tema vero di cui parlare invece della fantomatica trita e ri-trita falsa notizia della “terza franchigia”? Ecco fatto.

One Comment to: RUGBY VENETO: O GUIDA O GALLES?

  1. carlo

    luglio 2nd, 2018

    chapeau, per l’argomento.
    per la terza franchigia, stendiamo un velo pietoso se non pietosissimo.
    avanti così