La ricca RFU (la federazione inglese) deve tagliare i costi e pensa a quasi 100 licenziamenti. Così dicono i media di colà che parlano di un ridimensionamento da 570 e meno di 500 dipendenti per il colosso del rugby internazionale. La notizia era sul Daily Telegraph di qualche giorno fa a firma di Mairs Gavin.

Alla base della proposta che il CEO di RFU Steve Brown ha fatto al suo Consiglio di Amministrazione sono gli eccessivi costi del rugby professionistico e la sua crescita esponenziale in termini di esborsi. Le spese federali per il mondo “prof” sono crescite dal 2015 del 50% ed ora ammontano a circa 64 milioni di sterline (circa 72 milioni di €). Di questi ben 30 milioni di sterline (34 mil. €) vanno direttamente ai club professionistici.

Non è escluso che sotto la scure di Brown ci passi pure Eddie Jones, tutta la preparazione ed accessori vari della Nazionale inglese verso il mondiale giapponese del prossimo anno costerebbe circa 30 milioni all’anno. Insomma servono tanti soldi e c’è anche il fatto che dopo i Mondiali del 2015, organizzati da RFU proprio in Inghilterra, la struttura del personale, aumentata per l’occasione, non era mai stata tagliata. Una forma di “speranza di crescita” che non si è avverata.

Il rugby prof costa sempre di più e, forse, visto che qualcuno di molto importante è costretto a “tagliarsi”, non si paga come dovrebbe; è una sorta di loop economico dove gli investimenti invece di essere tali coprono perdite o, altre volte, producono risultati che non hanno la corresponsione economica sperata.

Teniamo conto che la corsa al soldo sta mettendo in difficoltà anche parecchi club francesi che poi scoprono che a vincere il Top14 ci arriva la squadra, Castres, che ha l’undicesimo budget del campionato. Oppure scoprono che la Champions Cup è vinta da una irlandese talentuosa, Leinster, che fa parte di una federazione, quella irlandese, che spende per i team professionistici circa 37 milioni di € mentre in Francia se ne spendono 300. La stessa squadra francese, Racing 92, opposta a Leinster nella finale di Champions Cup ha un budget da sola di 25 milioni di €.

Insomma il mondo prof costa più di quello che produce e forse si sta montando la testa, la RFU decide intanto per un taglio di se stessa che, al di là del messaggio socialmente sgradevole che non può passare inosservato, regala a tutti un segnale chiaro: il prossimo taglio sarà proprio il professionismo?

La domanda è volutamente forte ma quanto manca perchè le Nations più avvedute si accorgano che la spirale di crescita produce spesso dei quasi-mostri (vedi il campionato Pro14 che è planato per soldi in Sudafrica raccogliendo gli scarti del Super Rugby ed ora pensa sempre per soldi ad altri orizzonti invece di preoccuparsi di essere tecnicamente valido) o dei debiti.

Il Mondiale giapponese potrebbe essere un punto di svolta per tante cose e fra queste anche per un assestamento del “professionismo” che forse dopo quell’evento sarà costretto a guardarsi e decidere meglio di se. La World Rugby non aspetta altro.