Fra i Test Match dello scorso fine settimana ha brillato quello fra Sudafrica ed Inghilterra, dentro il catino dell’Ellis Park di Johannesburg le cose in gioco erano veramente tante e fra loro così diverse da far venire i brividi. Il lato più esposto era sicuramente quello sudafricano.

Gli Springboks si giocavano il loro sport in tutto e per tutto, troppe le sconfitte maturate nell’era Cotzee ed il nuovo Head Coach Erasmus era destinato a dimostrare, subito, quello stesso scorso fine settimana, che la strada per uscire c’era eccome. Far restare il Sudafrica fra le regine del rugby mondiale è la mission di Erasmus, ma questa coincide con l’altra ben più drammatica ovvero quella di far rimanere il rugby come il re del Sudafrica

Poi c’era la questione delle “quote nere”. In campo per il Sudafrica per una decisione politica, non della federazione sudafricana ma proprio del Governo, ora come ora ci deve andare una certa percentuale di giocatori di colore (45%) indipendentemente dalle capacità. La cosa ha un sapore storto ed anche razzista ma quando la politica si intromette nello sport è difficile trovare cose buone ed a noi, che di rugby ci si occupa, certe decisioni tocca lasciarle alla storia. Il problema sportivo maturato da questa scelta in campo comunque si è visto ma si è vista anche, da parte di tutti, veramente tutti, la voglia di superarlo.

Legato a quanto sopra c’era anche, vista l’assenza di Eben Etzebeth per infortunio, la presenza in campo di un nuovo capitano, il primo nero della storia in quel ruolo: Siya Kolisi. 

Insomma, a molti magari non sarà sembrato ma l’altro giorno in Sudafrica qualcuno si stava giocando il rugby. Del tutto.

Il match con gli inglesi è stato ricco, intenso, sorprendente, palpitante, duro e spettacolare ma anche pieno di errori e di livello assolutamente medio. Gli inglesi sono volati fino al proprio vantaggio di 24 -3, poi hanno dato libertà a tutti i loro limiti fino al vantaggio sudafricano (29 – 24). L’inseguimento è finito con gli Springboks a gustarsi gioco-partita-incontro con un risicato 42 – 39.

I ragazzi di Erasmus hanno messo in campo una serie di errori che la loro maglia non conosceva, quote nere o no sugli skill c’è ancora molto da lavorare così come sulla pesante discontinuità riscontrata sia in fase di attacco che di difesa, una serie di mancanze tecniche da far paura… ma forse era proprio la paura. Gli Springboks devono aver avuto anche tanta paura.

La paura di perdere tutto di fronte ad uno stadio che aveva creduto in loro, perchè erano quasi 55.000 gli spettatori, un numero  che, dopo le sconfitte in serie rimediate dal Sudafrica di Cotzee, non si vedeva più  e neanche si sognava più. Leggere le cronache di alcuni pezzi del mondo sudafricano nel pre-match dava l’idea di una sfida epocale, eppure era solo la prima di tre con gli inglesi (i prossimi due sabati le due squadre si giocheranno altrettanti Test Match fra loro) ma era quella che, evidentemente, valeva davvero.

L’orgoglio di essere Springboks ha vinto la paura, dai ragazzi di Erasmus in campo non si è visto  del buon rugby ma sicuramente la volontà cocciuta e testarda di dimostrare di meritare la maglia, di essere fra i grandi del mondo, la voglia di affermare il rugby come disciplina e come aspirazione. Grazie Springboks, ottima lezione: il rugby in effetti è prima di tutto questo.