La questione dello sponsor “forte” torna e ritorna e ritorna dolorosamente ancora, non stiamo parlando delle nostre “delicate” latitudini ma di quelle belle e dorate dei grandi tornei europei.

Proprio qualche giorno fa infatti EPCR (European Professional Club Rugby), quella che organizza le due coppe europee ha annunciato il nuovo sponsor della competizione: Heineken. La casa delle birre ha firmato un contratto di sponsorizzazione di 4 anni ma prima si è voluta assicurare che ci fosse visibilità aperta in tutta l’Europa che conta (non per forza ovale) e negli USA. Quando EPCR ha annunciato accordo con il network televisivo americano NBC si è allora potuto brindare.

Evviva, evviva, fiumi di parole, lancio di petardi e hip hip hurrà finale con esclamazione: siamo ricchi! (segue sospiro di sollievo di EPCR che ha … sofferto molto … molto… molto)

C’è un’altro importante torneo che deve ancora brindare per l’agognato sponsor, si tratta niente popò di meno che del Sei Nazioni. RBS ha gettato da almeno un paio d’anni la spugna, il suo ritiro è stato annunciato da quel tempo ma nulla all’orizzonte si è profilato. Nell’ultima edizione del Six Nations RBS, che seguiva il grande torneo europeo da 15 anni, è venuta in aiuto al Board del rugby ed ha coperto il buco di sponsor. La dirigenza del torneo infatti non aveva trovato un sostituto, RBS ci ah messo dentro, con un contratto per la sola edizione del 2018, NatWest che è la sua banca commerciale, logo ed attività diffusa solo in Gran Bretagna.

Torniamo ad EPCR ed all’accordo con la birra. Con Heineken non è una cosa nuova. La nota marca di birra era infatti titolare della Champions Cup prima dell’avvento di EPCR, si ritirò proprio con l’avvento di questa nuova organizzazione del rugby per club europeo che prometteva chissà che nomi e chissà che titoli. Invece siamo ritornati all’antico.

EPCR alla fine i soldi li ha trovati, ma quanta fatica! Il Sei Nazioni ancora no, la fatica dura ancora. Organizzazioni stellari ed i migliori giocatori europei nei tornei più affascinanti del continente non bastano per attrarre nuove frontiere di investimento? Pare proprio di no, qualcosa non funziona.

Il “marketing” è una brutta bestia, se lo tratti male, come stanno facendo questi tornei, in particolare EPCR sempre più chiusa e sempre più esclusiva, poi ti ripaga con la sua moneta: l’indifferenza.

Il ritorno all’antico sponsor di EPCR dopo le promesse da sogno fatte alla sua fondazione è un termometro serio e sereno ma decisamente indicativo delle difficoltà che in cui si crogiola il gran rugby europeo e la sete di “USA” che si respira nel nostro continente sembra quasi indicare una mancanza di autosufficienza europea nel nostro sport.

Aggiungiamo anche questo alle altre domande che tranquillamente ci facciamo da queste parti: sul nostro sport: dove stiamo andando?