Martin Anayi CEO del Pro14

Lo ha detto il Pro14: vuole le sue due sudafricane, qualora qualificate nei gironi, automaticamente inserite nella europea Champions Cup, la coppa europea dei campioni, anche se non sono team europei.

Insomma il business non si ferma mai, il rugby usato come uno spazzolino da denti qualsiasi pare essere l’unica filosofia di Martin Anayi, gran capo del Pro14, che si dice CEO e quelli di Treviso ancora non capiscono cosa c’entra.

La storia è recentissima, il Pro14 decide di allargarsi, le esigenze del nostro sport porterebbero in Europa ma i soldi no, quelli portano prima in giro per il mondo poi esattamente in Sudafrica, dove ci sono i milioni giusti dalle due squadre estromesse dal Super Rugby.

I pessimi Southern Kings ed i modesti Cheetahs entrano così quest’anno nel campionato ex-celtico e portano una montagna di milioni/anno per giocare ma non possono accedere alle competizioni europee, il perchè pareva a tutti noto e scontato.

Per Martin Anayi invece no e la richiesta di far partecipare le sudafricane alle coppe europee  viene adesso inoltrata con forza anche perchè, dice Anayi, la EPCR ospita in Challenge Cup (opportunamente qualificate nei gironi europei di Continental Shield) due squadre della Russia e quel paese, secondo Anayi non è Europa!

 Lasciando stare la geografia, quando si parla di Anayi non è evidentemente obbligatorio averci una cultura basta saper contare, si potrebbe anche dire che la Russia del rugby è iscritta alla federazione europea, Rugby Europe appunto, e si qualifica al Mondiali per Nazioni proprio nei gironi europei. Basta? Si sa che i club non hanno questa filosofia, stupidi francesi ed inglesi che continuano a giocare “domestic”.

Il nostro Martin del resto ha interpretato la sua carica solo come il cerca-soldi, lo sport non lo tange. E’ nota la sua ricerca di allargamento del Pro14 a USA e altri paesi secondi e terzi del rugby mondiale, frega niente il tasso tecnico di certi team ad esempio americani, la domanda è solo una: quanti milioni mi dai?

Insomma le due sudafricane devono giocare la coppa europea, questo vuole Martin Anayi e non è impossibile che EPCR, governatrice assoluta della coppe europee non possa anche dire un bel “si” visto la propensione affaristica che si respira anche da quelle parti. Insomma la risposta di EPCR potrebbe essere: quanti milioni mi dai? 

Se l’elemento geografico, lo scontro fra scuole di rugby, la contiguità territoriale, la tradizione, la crescita territoriale, la sfida continentale non valgono più allora, posto che non è assolutamente detto che a livello di marketing sia fruttuoso scavalcare tutto questo, siamo alla frutta dello “sport” e nella dimensione del solo “business” dove le regole sono ben diverse, sono inarrestabili e decisamente altre rispetto a quello alle quali siamo abituati. Pensiamoci bene.

Se vale solo il “quanto costa” allora vale tutto, si facciano i ricchi del mondo un campionato mondiale a dieci squadre e se lo giochino sulla Luna con i soldi di qualche miliardario viziato.

Se andrà così i sudafricani potranno giocarsi sia le coppe per club del Sud del mondo (quelle di casa loro che già frequentano) ed anche quelle del Nord del mondo pagandole in diamanti. Chissà quanto ci mette allora Anayi a scoprire le immense fortune in dollari che ci sono in Cina, India, Isole Cayman. Cosa c’entra il rugby? Ah già si parlava di quello?