La finale è servita, saranno il dinamico Petrarca di Andrea Marcato ed il tenace Calvisano di Massimo Brunello che si disputeranno il titolo italiano nella finale di Padova del 19 maggio. I verdetti stampati sul campo questo fine settimana sono stati inappellabili, anche quello fra i bresciani ed i rossoblù di McDonnell ha seguito il corso segnato nel primo turno delle semifinali.

FIAMME ORO FUORI CON ONORE Coach Guidi aveva realizzato un vero piano di battaglia per la partita di sabato contro il Petrarca, largo il divario da recuperare contro gli uomini di Marcato ed allora il piano delle Fiamme Oro contemplava solo il passaggio del turno: senza sconti e senza mezze misure. Nessuna ipotesi di “bella figura e poi tutti a casa i cremisi sono stati arrembanti fin dal primo minuto, intensi e determinati Amenta-Bacchetti & Co hanno cercato la via della disconnessione dei primi otto avversari, per una certa fase riuscendoci sulla touche, impegnando la difesa e garantendosi possesso e qualità della palla. Per sessanta minuti la partita è stata in mano alle Fiamme Oro ma davanti il muro difensivo degli avversari era da primi della classe. Si chiude così con mestizia ma anche con la consapevolezza di aver onorato fino in fondo il campo l’avventura stagionale dei poliziotti del rugby che, visto come si era messa alla fine del girone di andata, ….non poteva andare meglio.

PETRARCA SENZA FRONZOLI La concretezza è stato l’elemento principe di queste semifinali petrarchine. I ragazzi di Marcato hanno giocato bene da favoriti, che non è cosa facile, trovando nella “pragmaticità” l’elemento per scavalcare cotanta insidia (essere favoriti da sempre un senso di …..difficile) e portare a casa l’obiettivo principale: la finale. Principale obiettivo raggiunto insieme a diversi altri: una infermeria non peggiore di com’era quando le semifinali sono iniziate, una conferma della fiducia nei propri mezzi, la alternanza in campo dei molti giocatori senza cambi di punteggio eclatanti. Insomma Il Petrarca di Marcato-Allori ha sfruttato queste semifinali per aggiungere frecce al proprio arco in vista della finale. Ottima operazione. Così con le Fiamme Oro il Petrarca ha cavalcato l’onda fino a quando non è rimasto in tredici, poi ha difeso i minuti di inferiorità con successo e subito dopo messo a segno l’uno-due che ha chiuso la partita a dieci minuti dalla fine. Nel mezzo, avendo davanti un avversario assolutamente “vero”, ha sofferto ma gestito, ha avuto paura di non farcela ma ne è uscito, ha subito mete pesanti e cartellini gialli ma ha messo tutto in conto e superato l’ostacolo. Gran rugby e solidità mentale: roba da finale.

ROVIGO PRESUNTUOSO Quelli in rossoblù hanno ad un certo punto hanno pensato di “vincere perdendo” ma il rugby premia troppo raramente questo tipo di idee. Sul 21-20 per il Calvisano, che qualificava comunque i rossoblù, quelli di McDonnel e Casellato hanno pensato, a 3 minuti dalla fine,  che 3 minuti di pick & go erano la soluzione giusta. Uscita così dalla mente dei rossoblù la frase “vincere la partita” questa non è più rientrata quando, dimostrato che certe cose le fanno solo gli All Blacks, il Calvisano ha preso palla e giocato per vincere. Eppure la partita di Rovigo era stata fino a quel momento decisamente migliore dell’andata, la meta di Van Niekerk è stata molto bella e se ci aggiungiamo quella di Majstorovic si vede che i rossoblù questa volta hanno giocato anche con i trequarti. Il problema è che lo hanno fatto troppo poco. A questa va aggiunta una difesa che regalava sempre qualche metro e troppi errori propri costruiti sopra gli errori avversari, come all’andata. Rovigo rimane una squadra di alto livello che ha fatto un buon campionato ed una buona serie di semifinali, però esce ahimè meritatamente ed il mea culpa se lo devono fare in panchina, perchè il piano di gioco puntava più al contenimento che alla vittoria e certe cose capita che si paghino salate.

QUELLI CHE CI HANNO CREDUTO DI PIU’: CALVISANO Non è il drop di Novillo a tempo ormai finito, che ha dato ai bresciani la qualificazione per la finale, ad essere stato un capolavoro ma tutta la costruzione dell’azione. Dalla ottima gestione a terra del pallone fino al passaggio preciso rapido e veloce al numero dieci calvino tutto è stato perfetto nell’azione “per vincere” che ha dato ai gialloneri il meritato accesso alla finale. Perchè quelli di Brunello ci hanno creduto di più, hanno gestito il match puntando su poche cose precise fra le quali le  fasi statiche pulite e la difesa avanzante a spezzare il ritmo agli avanti di Rovigo. Insomma la partita era pensata per gestire un vantaggio sul campo che i gialloneri sapevano di avere al secondo match: una squadra più equilibrata nei vari reparti. Certo le solite sportellate di Tuivaiti hanno pesato (ed annoiato) sul match ma la risorsa numero uno del mondo di Brunello è stata la tenuta degli avanti e la fantasia di una linea arretrata gestita dal fuoriclasse argentino poi autore del bellissimo drop finale. Insomma piaccia o no Calvisano ci ha creduto ed ha gestito il match un pizzico di più. Solidità mentale oltre che fisica: roba da finale.

ARBITRI & TMO  I due arbitri (Piardi a Padova e Vivarini a Calvisano) hanno dimostrato che c’è ancora speranza per i nostri fischietti. Hanno commesso i loro (presunti) errori con serenità e senza perdersi più di tanto nel match (meno  il Piardi che è decisamente più acerbo). Vivarini è palesemente di categoria superiore (ma si vede che il Piardi si era preso anche i suoi cartellini gialli). La risorsa TMO si è dimostrata un elemento di gestione della partita importante, si può vivere senza? Assolutamente si, che il rugby cresce lo stesso, quello che non è interessante  è vedere il meccanismo TMO applicato solo nella post-season. Che senso ha? Ecco una domanda per la FIR ma soprattutto per la Lega dei Club, ammesso questa si formi e si prenda in mano questo campionato altrimenti lasciato alle fantasie sperimentali da passerella dei nostri dirigenti federali.