La notizia è apparsa sull’australiano Sidney Morning Herald (ma voi leggetela cliccando qui) e riguarda la strategia del rugby del sud del mondo per la sua espansione. Un progetto della Sanzaar (l’unione fra il rugby della Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica ed Argentina che già organizza il SupeRugby e il The Rugby Championship)

Il documento esaminato e riportato dai media si chiama “Sanzaar 2030 Strategy” e,come elemento principale, progetta due idee: l’ampliamento del SupeRugby a team degli USA (ma anche delle isole del Pacifico) e la nascita di un super-team modello Lions che comprenda i giocatori delle quattro aderenti alla Sanzaar.

Le motivazioni di tanta espansione? Esclusivamente commerciali. Soldi e grana da drenare in giro per il mondo “prima che lo facciano gli altri”, magari gli europei. Insomma un “modello”, quello proposto da Sanzaar che si scontrerebbe anche con il fatto che nel mondo nascano altri campionati di rugby magari locali ed autonomi (forse anche ricchi) come sta tentando di fare la nuova lega statunitense MLR che da poche settimane ha iniziato il campionato professionistico americano.

Una guerra commerciale senza confini che si contende sponsor mondiali e diritti TV.

Il piano Sanzaar prevede che si stablizzi l’attuale Super Rugby a 15 squadre, attualmente già diviso in tre Conference (quella sudafricana, quella australiana e quella neozelandese), conferences che, va detto, hanno già tolto molto pathos al precedente modello di SupeRugby che racchiudeva tutti i team in un unico campionato.

Del resto Sanzaar si sta ancora leccando le ferite dalla apertura del suo campionato a 18 squadre, terminata dopo solo un paio di stagioni l’anno scorso: è stato un disastro economico e tecnico-sportivo che ha portato alla fuga del pubblico e dei sostenitori commerciali. I larghissimi spazi vuoti negli stadi dell’attuale Super Rugby, ricostruito oggi a 15 squadre, sono li ancora adesso a dimostrarlo.

Questo nuovo progetto commerciale prevederebbe l’apertura del SupeRugby a 20 squadre che arriverebbero dagli USA, forse dal Pacifico, dall’Asia Meridionale. Le modalità potrebbero essere quelle di una  quarta Conference con la riorganizzazione e lo spacchettamento delle attuali o la creazione di due Conference, una del Pacifico ed una dell’Atlantico.

Come la Sanzaar fosse la World Rugby per Club? Follia visionaria o calcolo politico. I soldi possono fare molto di più del nostro immaginario ma certo pensare che World Rugby lasci il mondo intero ad un paio di CEO dollarosi giunge come idea bizzarra.

Sogni e visioni di questo tipo animano,come si sa, anche i dirigenti del Pro14 che parlano di americani e altri UFO messi magari lì a giocare con le seconde scelte del Leinster o degli Ospreys (che poi va a finire così).

Perchè accade questo? Questa fame “commerciale” da cosa nasce? 

Il concetto privatistico dei Campionati di Lega del nostro rugby (anche il Top14 francese è impostato così) sono un po’ un  vanto del rugby mondiale, o forse lo erano fino a che si occupavano di rugby. La “necessità” di correre dietro ad ingaggi meravigliosi, nata e sviluppatasi soprattutto in Francia a danno del resto del mondo, e di portare guadagni favolosi dai campionati per club, ha indicato a queste organizzazioni la strada del “mondo intero”.

Così per qualcuno portare il rugby dove ci sono i soldi e non la passione ovale è diventato un “must”.

Cosa ha a che fare con il rugby questo? Ce lo stiamo chiedendo da quando ci siamo visti l’ex Magners League, poi Guinness Pro12, diventare Pro14 con l’inserimento di due squadre sudafricane. Che cosa hanno a che fare con noi queste due? I soldi che versano alle casse del Pro14.

Se proprio c’era la fregola di due team in più nel campionato ex-celtico magari un team tedesco ed uno rumeno, o spagnolo o chissà che altro, la visione europea poteva avere un senso. Il limite geografico però non esiste più se i confini di un certo rugby ora sono solo i soldi.

Per i soldi si buttano fuori squadre da un campionato, la restrizione del SupeRugby per il ritorno da 18 a 15 squadre, è passata solo per questo principio, o si spremono certi giocatori meno “difesi” dalla celebrità e da vari altri lustrini e strass (il caso dei giocatori” importati” dalle isole del Pacifico è argomento noto).

Cosa ha a che fare con lo sport e con il rugby questo? Ce lo stiamo chiedendo….. .