Le Zebre e la Benetton hanno vinto, nello stesso fine settimana tutte e due. Le prime hanno centrato l’obiettivo nello stadio colmo de L’Aquila (che Parma pare non sia un santuario inviolabile) contro i modesti Dragons (34 -32), quelli del Benetton (che mai sono usciti invece dal loro santuario, Monigo) hanno fatto bottino contro Leinster per la prima volta nella loro storia. Non equivochiamo su quello che viene dopo: queste sono grandi prestazioni e grandi numeri.

Il tutto è una gran bella cosa, quelli di Treviso sono alla undicesima vittoria, ora quinti nel proprio girone (su sette squadre), se la giocano per continuare la stagione nei play off (accedono le prime 4). Le Zebre sono alla quinta vittoria, ultime nel loro girone, per loro i problemi sono ben altri, la sostenibilità economica del club federale è sempre più una chimera e qualcuno dice che la trasferta in Abruzzo sia stato anche il primo segnale dato a “certi investitori”.

Insomma in Pro14 sono trionfi ovunque, così dice la cortina mediatica, la Nazionale invece, con gli stessi uomini, ha fatto pietà. Strano o no?

Volendo andare dritto per dritto, nel rugby si fa così, bisognerebbe andare a guardare cosa c’è sotto sotto le vittorie delle nostre franchigie; potremmo trovare che i nostri Nazionali in biancoverde non hanno giocato contro i nazionali irlandesi perchè il grande Leinster è rimasto a casa ad aspettare le semifinali di Champions Cup contro Scarlets del 21 aprile. Oppure, lato Zebre, bisognerebbe andare a guardare la consistenza dei gallesi Dragons che, fino all’arrivo a L’Aquila, avevano collezionato una quindicina di sconfitte, due sole vittorie e due pareggi.

Vista così, e ce ne sarebbe da approfondire, pare evidente che i risultati della Nazionale in verità rispecchiano quelli delle due squadre di Pro14.

E’ anche vero, questo è un dato di cui bisognerebbe cominciare a tenere conto che in fondo in Pro14 (come è scritto bene qui) ci giocano raramente i grandi campioni del Sei Nazioni delle altre Nazionali (che spesso fanno per il club prevalentemente i turni di Coppa EPCR e per la propria Nazionale i Test Match di Novembre ed il Sei Nazioni)

Dopo otto anni di Pro14 e circa una sessantina di milioni di euro spesi dalla FIR siamo ancora a farci questi conti? Se è vero, come dice O’Shea che il progetto della Nazionale impostato fino a prima del suo arrivo era sbagliato forse allora anche la nostra partecipazione al Pro14 non è corretta.

Facciamo solo due esempi: ce lo ha ordinato il dottore che le franchigie in Pro14 siano due? Se Treviso è così entusiasta del suo lavoro e della sua crescita nel Pro14 perchè chiede continuamente che i fondi federali (i soldi, gli euro, il contributo economico) aumentino ancora a suo favore invece di aumentare lei stessa la sua capacità di raccolta capitali sul mercato?

Quindi, andando dritto per dritto, se un progetto non si sostiene economicamente (Zebre) o si chiude o si sposta dove si sostiene. Se un progetto viene finanziato e cresce, anche se piano, (Treviso) deve sapersi sempre di più finanziare da solo. Queste cose non sono solo logiche, sono puro “management”.

Ma in questo mondo del rugby italiano che funziona al contrario queste cose fanno arrabbiare i tifosi (locali), irretire i politici (ovali), gridare allo scandalo qualche operatore (altrimenti disoccupato), infuriare dirigenti (della FIR), spendere soldi (qualche volta a vanvera) e scaldare cuori che vorrebbero il rugby fosse molto di più di un pur innegabilmente prezioso santuario colà riposto fra Postioma e Casier.

2 Comments to: IL PRO14 ITALIANO E’ UNO SCHEMA AL CONTRARIO

  1. ginomonza

    aprile 17th, 2018

    Un po’ sono d’accordo con te!
    Però cosa ti ha fatto di male il Pro 14?

    • Paolo

      aprile 18th, 2018

      I soldi che la federazione spende a discapito di tutto il resto del movimento.