Il Sei Nazioni è finito da un pezzo ed i bilanci sportivi azzurri danno i brividi ai più, ora è arrivata però la stagione degli altri numeri e, fra questi, quello degli spettatori.

Per questa edizione del prestigioso torneo europeo in ItalIa si sono svolte due tappe, circa 120.000 le persone che si sono recate all’Olimpico per i due match e la cosa ha fatto, visto tutto, giustamente gridare di giubilo.

Circa 60.000 spettatori per ogni partita  per vedere una Nazionale che gioca male e che perde è infatti un risultato importante anche se bisogna considerare che circa un quarto di quelli spettatori sono arrivati per vedere una Nazionale che vince e che gioca. Infatti i dati ufficiali parlano di circa 30.000 spettatori arrivati da Inghilterra e Scozia (secondo alcuni sono stati molti di più ma tant’è).

In tutti casi il risultato positivo di affluenza c’è stato ed il fatto ci fossero molti stranieri conferma la meta-Italia come molto interessante per gli stranieri che ne approfittano per un giro turistico in uno dei paesi più belli del mondo, anzi, il più bello.

La Federazione ha incassato dai 120.000, ovunque provenissero, il denaro per il biglietto d’ingresso ed altri intrattenimenti non conosce bandiera, circa 4 milioni di euro ed è questo il dato più importante del marketing azzurro, il bilancio federale conta su questo e solo questo come incasso principale interno al sistema Italia.

Vista così la cosa fa tanto piacere ma viene da chiedersi se questo modo di rapportarsi al marketing non abbia un sapore passato, anzi vecchio e consunto. Ebbene si ,è così.

La nostra Federazione ha un rapporto con il marketing pari a quello di una scimmietta con la banana: se lo mangia. Altre forme avanzate di incasso non si conoscono anzi spesso sono lasciate agli sponsor per ripagarsi la fee iniziale, perchè l’incasso di un marchio che veste la Nazionale non è per forza il ritorno di immagine ma la vendita dei capi “brandizzati”. Pazzesco? Ebbene si.

Tutti sanno poi che non brilla la situazione del nostro rugby sui media, persino la Nazionale è a basso incasso ed il fatto che DMAX abbia registrato anche quest’anno dati di audience che sono decisamente inferiori a quelli di diversi anni fa non depone a favore di un miglioramento della situazione. I diritti TV della Nazionale ma soprattutto il suo indotto laterale, visibilità con gli sponsor e via così, è ridotto in questo momento davvero al minimo.

Avere una Nazionale che perde sempre e gioca male costa molto di più di quello che si vede a bilancio; sono finiti in tv gli spot pubblicitari con i campioni italiani di rugby, sparite le “stelle” dal campo sparite anche dai teleschermi. Castrogiovanni e Lo Cicero sono quello che rimane di una generazione vincente che sapeva produrre incassi oltre l’Olimpico, per se e per il nostro rugby.

I 120.000 dell’Olimpico è tutto quello che abbiamo, nemmeno il Pro14, che costa alla Federazione circa 10 milioni all’anno, e ovviamente tanto meno l’Eccellenza, riescono ad andare in TV o sui media facendosi pagare, come accade per tutti gli sport di Alto Livello, per il nostro rugby accade semmai il contrario: la FIR paga la presenza sui media.

Insomma a livello interno l’Alto Livello in Italia lo paga il “Basso Livello” e la cosa ha poco senso. Questa realtà pesa su tutto il nostro rugby e rende purtroppo vano anche il festante, colorato, stupendo approdo dei centoventimila all’Olimpico per il Sei Nazioni.

2 Comments to: I CENTOVENTIMILA DELL’OLIMPICO SONO TUTTO QUELLO CHE CI RIMANE

  1. Gino

    marzo 27th, 2018

    Beh senza i soldi del sei nazioni non ci sarebbe rugby in italia!
    Che poi molti di questi sianno andati sprecati non è solo responsabilita della federazione!
    Il professionismo non si fa con i 30 denari al gorno.

  2. SERF

    marzo 27th, 2018

    A pensar male non si sbaglia mai .