La qualità non è in discussione, il riferimento è alle Fiamme Oro, ma la testa continua a fare difetto in una delle formazioni più forti del Campionato di Eccellenza.

Sarebbe sbagliato però spiegare la debacle in casa dei cremisi solo come una propria sconfitta perché davanti hanno avuto Reggio con tante gambe ed una difesa durissima che, in certe parti del match ha aperto una caccia al pallone (a e all’uomo) rivelatasi il più delle volte vincente. I Diavoli sono entrati in campo con grande determinazione e sono rimasti sempre nel pieno possesso dell’andamento della gara nonostante sia stata gestita in larga parte dagli avversari.

Quelli di Reggio hanno centrato intercetti, recuperato palloni, realizzati placcaggi di vera rottura del gioco e poi, in attacco, realizzato avanzamento sulle situazioni di ruck e sulle touche ma i Diavoli, prima di tutto, sembravano muoversi, nelle situazioni di gioco aperto, con confidenza e velocità quasi doppia rispetto agli avversari infilando linee ed angoli distruttivi per la difesa delle Fiamme Oro. Grandissima prestazione di Gennari che mette lo scompiglio nella difesa avversaria, Panunzi che vede più lontano di quelli che gli stanno davanti e poi Mordacci che non aveva un compito facile ma vince la sfida.

Le Fiamme Oro sono entrate in campo senza concentrazione, nei primi minuti hanno cercato di fare scuola, quando si sono accorte che quelli davanti la lezione la sapevano già era troppo tardi. Al centro degli errori dei cremisi la trasmissione del pallone, fra le scelte tattiche la valutazione sulla resistenza fisica degli avversari si è dimostrata altrettanto sbagliata. Il secondo tempo è diverso dal primo, quelli di Guidi allora ci provano ma ormai il match non c’è più, come del resto la difesa delle Fiamme Oro.

L’occasione è quasi raccolta da Viadana. La maul che porta in vantaggio i mantovani verso la fine del primo tempo è un piccolo capolavoro dei gialloneri ed una piccola dimostrazione di supponenza da parte di Rovigo. I rossoblù salvano il match proprio perché, nel secondo tempo,  riescono a cambiare atteggiamento; ottimo Cioffi che più volte distrugge le linee avversarie con le sue corse e la sua inventiva, una di queste si trova a fianco Ferro che non perdona e va oltre la linea. Frati può essere contento, ci manca davvero poco.

Il Petrarca che vince contro Calvisano era, adesso si può dire, una situazione attesa. La partita di andata, terminata 19 -16 a favore dei gialloneri con il Petrarca ridotto in  inferiorità numerica per 65 minuti, aveva dimostrato che quelli di Marcato sapevano come fare a scardinare la macchina da guerra di Brunello.

Questa volta ha funzionato fino in fondo. Il Petrarca ha gestito costantemente la partita, rallentato il gioco avversario, ingabbiata la furia dei calvini nella propria difesa precisa ed avanzante, costruito gioco, soprattutto con i tre quarti, riuscendo a pareggiare un certo scarto sulle fasi statiche. Tutti eccellenti i giocatori in nero ma va rilevato il contributo al match di un convincente Capraro, del mobile Trotta, di un motivatissimo Conforti e di un ottimo capitan Saccardo. Una nota però va segnata. Come la scorsa volta il Petrarca si affida all’ottimo piede di Fadalti ma niente mete per i padovani che continuano nella loro crisi nel gioco d’attacco.

Il Calvisano invece di mete ne fa due ma soffre troppo la aggressività petrarchina e riempie il match di falli (fuorigioco quasi costante), è così che si perdono nel nulla le intuizioni del sempre ottimo Mortali, le ripartenze di Susio o i tentativi di sfondamento di Tuivati. Nervosi fin da pochi minuti dal’inizio i bresciani propendono troppo per le maniere forti e si spengono costantemente sul muro petrarchino. Per questa partita erano davanti la miglior difesa ed il miglior attacco del campionato. Ha vinto la prima. In tribuna O’Shea ha apprezzato.

Una considerazione su questa Eccellenza. Comincia sempre di più a farsi largo in questo campionato un gioco più aperto dove l’apporto dei tre quarti è sempre più pesante. Si chiudono gli spazi delle difese ma scardinarli non è per forza un compito dei primi otto, si sperimentano linea di attacco, anche funamboliche, sfruttando velocità e capacità di muovere la palla. Si nota chiaramente la mano di certi Coach che allenano molto il passaggio e l’avanzamento di tutta la linea dietro la ruck; ci sono delle fasi di gioco dove si vedono, sui vari campi di gioco, alcune fasi di attacco con trasmissione di palla che in passato era difficile in questa categoria.

La “scuola” italiana di rugby non è ferma, tanto meno lo è quella del rugby di Eccellenza, molti coach sanno molto bene cosa e come farlo; visti i risultati, questi allenatori meriterebbe di venir consultati e monitorati decisamente di più. Molto di più.