Grazie alla Hoggar Edizioni, al contributo della Regione del Veneto, del Comitato Regionale Veneto FIR, dei Dogi e grazie alla disponibilità data ad Elvis Lucchese del meraviglioso archivio storico di Luca Raviele è uscito “Sport di combattimento – gli esordi del rugby in Veneto 1927/1945” di Elvis Lucchese.

Un libro intenso e vivo che tocca con mano il rugby guardando in faccia la storia e la storia nel rugby, la storia del rugby. Fare due chiacchiere con l’autore si è davvero dimostrato un passaggio prezioso.

Stefano Franceschi:” Allora Elvis, seguendo il tuo libro: è settembre 1928 e viene fondata la Federazione Italiana Rugby  ed “il primo presidente Giorgio Vaccaro ribadisce con forza che lo sport della palla ovale sarà improntato al più puro ed incondizionato dilettantismo”, è passato un sacco di tempo e non siamo andati così distante…

Elvis Lucchese: “In epoca vittoriana il rugby nasce specificatamente con intenti pedagogici e si definisce presto come una “ideologia”, non solo come un gioco. Anche nel tentativo di trapiantare questa disciplina inglese in Italia, negli anni Venti e Trenta, sono ben presenti gli ideali di lealtà e fair play che si vogliono abbinati al dilettantismo, pensando già allora il rugby come alternativa ad un calcio inquinato dal denaro e dalla corsa al risultato. E’ singolare come questa rappresentazione “aristocratica” del nostro sport si sia ripresentata, mutatis mutandis, negli ultimi anni. Per altro verso la dialettica fra dilettantismo e professionismo è sempre stata presente, nel mondo ed in Italia, e rimane una delle prospettive più interessanti per leggere la storia culturale del rugby nei diversi contesti.

S.F.:Hai studiato e scritto in questo libro delle origini del rugby in Veneto, uno sport che per questa regione è ancora molto importante come questa regione lo è per questo sport, un binomio saldissimo, leggendone la storia si vede un po’ di più il perché?

Elvis Lucchese:” Trovo invece che la grande novità del rugby italiano negli ultimi anni sia proprio la perdita della centralità del Veneto. Pensiamo agli ultimi arrivati in Nazionale, esclusi neozelandesi e sudafricani: Castello è di Genova, Violi di Parma, Licata di Agrigento… Rovigo da anni non produce talenti per la maglia azzurra, ora c’è Quaglio ma la sostanza non cambia. Probabilmente è un buon segnale per il movimento, che ha ampliato la base di reclutamento. Sul perchè in passato il rugby si sia radicato nella regione credo la risposta abbia a che fare con la voglia di riscatto della provincia e con una società veneta che è rimasta a lungo rurale per mentalità. Ne avevo scritto, per chi fosse interessato, in questo vecchio post (clicca qui).

S.F. :“Benvenuti nel tempio del rugby italiano”, è scritto all’ingresso dello Stadio Battaglini a Rovigo ed a proposito di Rovigo, calandoci negli anni Trenta, tu scrivi: “…a soli quattro anni dalla comparsa del primo pallone ovale i quotidiani di Rovigo parlano già del rugby come strumento di riscatto e di identificazione per il territorio…” insomma il rugby come espressione della cultura di un territorio, oggi il Veneto è ancora così? Ed il territorio in Italia come vive il rugby?

Elvis Lucchese: “Ogni sport è in un certo senso espressione di un territorio. A Venezia, ad esempio, lo sport cittadino è da sempre il basket, una disciplina che ben si sposa con un tessuto sociale borghese, così come il rugby si trovava in consonanza con realtà di duro sacrificio quotidiano, dai minatori in Galles ai contadini in Nuova Zelanda e nel Sud Ovest francese fino a sposare il mito della frontiera in Sud Africa. Oggi il rugby veneto è espressione di una regione che è radicalmente cambiata dopo il boom del “mitico nordest” raccontato da Stella. E Marius Mitrea e Ornel Gega sono bellissime espressioni del rugby veneto e del Veneto contemporanei. Rimane immutata, invece, anche nel rugby la scarsa rappresentatività politica della regione, che così finisce sempre condannata al ruolo di periferia.

S.F. : “La storia dei prigionieri di guerra neozelandesi in Veneto racconta di uno sport che viene da lontano…”

Elvis Lucchese:” Quella è una storia emozionante, bellissima. Famiglie contadine venete che dopo l’8 settembre hanno nascosto, a volte per anni, prigionieri di guerra neozelandesi, rischiando tutto. La politica non c’entrava, c’era solo un senso di pietas, di umanità profonda. Greg McGee, che giocò in Italia a Casale sul Sile, ha preso spunto da questa storia per il suo romanzo “The Antipodeans”, che è stato meritatamente un successo in Nuova Zelanda.

S.F.:Insomma rugby “sport di combattimento” quasi quasi oggi non pare più una definizione adatta, le nuove regole,le più recenti, pare ci stiano portando distante da questa definizione così vera e così “antica, cosa ne pensi?”

Elvis Lucchese:” In verità il rugby tutto muscoli e beveroni degli anni Duemila esaspera la forza fisica a discapito della tecnica individuale. L’aggressività doveva essere domata in qualche modo, di qui le regole che hanno “ripulito” il gioco. Da una parte c’è più combattimento, nel senso delle sportellate, dall’altra ce n’è di meno, nel senso che tutto è più regolamentato. A conti fatti a me sembra però che il rugby sia diventato un gioco proprio noioso.

S.F.:”Le tue ricerche sono state soprattutto concentrate nella meravigliosa collezione di Luca Raviele…”

Elvis Lucchese:”Luca ha messo insieme una collezione incredibile ed è stato gentilissimo nel mettermi a disposizione alcuni documenti davvero preziosi. Senza il suo contributo la ricerca, e il libriccino che ne è risultato, non sarebbe stata possibile.

S.F. :”Grazie Elvis …. alla prossima…. già la prossima?”

Elvis Lucchese:”Se troverò dei fondi per la ricerca, mi piacerebbe completare la storia sociale del rugby in Veneto da dove finisce “Sport di combattimento”, quindi dal 1945 ai giorni nostri.

 

Se volete leggere questo libro, davvero bello, potete richiederlo all’autore al costo di 10 euro più spese postali. Scrivetegli via mail a elvislucchese@gmail.com oppure andate a trovarlo su Facebook: Elvis Lucchese.