Torniamo sul tema della “concussion” con un intervento di AIR (Associazione italiana rugbisti) e del suo Presidente Stefano Di Salvatore. Ecco quindi la posizione di AIR sulla concussion in talia ma anche la crescita dellOsservatorio Sinistri Rugby: sapevate che c’è un progetto che…..  (SF)

di Stefano Di Salvatore (Presidente AIR)

La concussion, termine inglese per commozione cerebrale, è il più comune trauma cranico nello sport e il rugby, celebre sport di combattimento collettivo, ne elenca ogni stagione sportiva numerosissimi casi. La commozione cerebrale si verifica quando un giocatore riceve un forte colpo sulla testa o sul corpo che provoca lo scuotimento della massa cerebrale all’interno del cranio. Sebbene, nella maggior parte dei casi, sia solo un disturbo temporaneo senza gravi conseguenze, può provocarne di gravi se non viene trattato prontamente ed efficacemente.

La World Rugby, a livello internazionale, ha stilato un protocollo che riguarda la concussion e la salute dei giocatori elaborando una serie di regole, anche di valutazione, contenute nel protocollo HIA – Head Injury Assessment (Esame Infortuni alla Testa), che devono essere scrupolosamente osservate prima in campo e immediatamente fuori dal rettangolo di gioco. Sono regole che, volutamente standardizzate, escludono responsabilità oggettive sia del direttore di gara che della società e del suo Presidente indicando, quale responsabile medico, il personale medico di campo neutrale alle due squadre, indipendente ed imparziale per ovvie ragioni (vedi il caso Munster).

Lo staff medico societario è poi incaricato, tramite un secondo protocollo medico voluto da World Rugby  chiamato GRTP (acronimo inglese per Ritorno Graduale al Gioco), di sottoporre il giocatore ad esercizi progressivi monitorati che reintroducono il rugbysta colpito da concussione alla normale pratica sportiva in un iter metodologico meticoloso, controllato e sicuro per la salute dell’atleta.

Il progetto RISRugby Injuries Surveillance (Sorveglianza Lesioni da Rugby), portato avanti da WR, ha rilevato che le nuove regole impongono l’utilizzo di più giocatori in difesa rispetto al passato aumentando i contatti, così il numero medio di placcaggi a partita ha avuto un incremento percentuale del 10%: Così si è sovvertita la statistica dei nostri sinistri sportivi ed oggi è più coinvolto il placcatore che il placcato. Nell’ultima RWC’15 le concussioni sono triplicate rispetto alla precedente edizione del RWC’11.

La Federazione Italiana Rugby, a livello nazionale purtroppo, non applica integralmente il protocollo HIA e siamo indietro in merito all’informazione da rendere a tutte le componenti sportive che lavorano nel movimento rugbystico italiano (inclusi giocatori, allenatori ed arbitri).

Il protocollo HIA è stato utilizzato la scorsa stagione solo durante la fase finale del Campionato di Eccellenza.

La FIR dovrebbe assicurare ai giocatori una formazione educativa complementare alla formazione sportiva: informare, formare, sensibilizzare periodicamente tutte le suddette componenti favorirebbe l’immediato riconoscimento di una concussion, in primis dallo stesso giocatore con una semplice auto-analisi.

La commozione cerebrale, infatti, come ogni evento traumatico, presenta dei chiari sintomi di malessere come giramenti di testa, nausea, stordimento, mancanza di coordinazione, visione doppia o offuscata, mal di testa, confusione, sensibilità alla luce, instabilità, convulsioni, ma anche rara perdita di coscienza: ebbene, quando è presente uno qualsiasi di questi sintomi è necessario far uscire dal campo il giocatore immediatamente ovvero : riconoscere e rimuovere -.

In Italia negli ultimi anni si sono più che raddoppiati i casi di commozione cerebrale ed il protocollo HIA deve essere applicato integralmente a tutti i livelli a cominciare dal Campionato di Eccellenza e non solo nelle fasi finali del Torneo.

Le sostituzioni temporanee per l’esame degli infortuni alla testa sono state introdotte dalla WR nel Regolamento di Gioco dall’agosto del 2015 in ossequio agli Standard fondamentali obbligatori per la tutela della sicurezza del giocatore in merito alla gestione delle commozioni cerebrali.

Tutti i giocatori e lo staff della squadra, compreso quello medico, è necessario che completino una sessione formativa sulle commozioni cerebrali al fine di ottimizzare le procedure a tutela della salute e sicurezza di ogni giocatore sino alla definizione di un livello avanzato di gestione delle commozioni cerebrali al fine di tenere costantemente sotto controllo gli effetti cumulativi della commozione cerebrale.

L’Associazione Italiana Rugbysti da sempre incoraggia e promuove direttamente azioni a tutela della salute dei rugbysti di ogni ordine e grado e, anche nel caso del protocollo HIA, riteniamo che debba essere applicato a tutti i giocatori e giocatrici di rugby per intensità e per gruppi di età (ad esempio maggiori o minori di 18 anni e minori di 12 anni) informandoli sui tempi di recupero, sui rischi di commozioni cerebrali anche  ricorrenti o multiple e sulle migliori cure da avere nell’immediatezza del trauma. Il protocollo GRTP (Ritorno Graduale al Gioco) deve essere obbligatorio e conosciuto da tutti ed iniziato solo dopo che è stato completato il periodo di riposo fisico raccomandato di una settimana per gli adulti e due settimane per gli adolescenti/bambini e solo se il giocatore, senza assumere medicinali, non presenta più alcun sintomo di commozione cerebrale.

LAIR ha appena terminato un censimento degli infortuni di tutto il rugby italiano, a tutti i livelli ed a tutte le età, con una rilevazione sinistri portata avanti con sistematica precisione dal 01 gennaio 2007 al 31 dicembre 2017: un campione statistico di 10 anni per una rilevazione media di 3.500 sinistri/anno. Una enorme mole di questionari, interviste e dati di grandissima importanza per il nostro sport dati che, lavorati e classificati scientificamente, saranno indispensabili non solo per una rilevazione sinistri ma anche e soprattutto per una idonea prevenzione che porti anche ad una sensibile riduzione dei costi sanitari ed assicurativi per una superiore tutela dei nostri giocatori non solo italiani.

Il progetto AIR, confidando nell’indispensabile aiuto economico della FIR, prevede uno studio scientifico di valutazione retrospettiva con calcoli idonei di impatto economico per una efficace cultura della prevenzione del rischio. Il nostro Osservatorio Sinistri Rugby sarà così in grado di produrre analisi di alta qualità per il mondo del rugby in sinergia con il nuovo progetto RISRugby Injuries Surveillance (Sorveglianza Lesioni da Rugby) portato avanti da World Rugby finalizzato alla produzione di dati e statistiche uniche nel loro genere ed a disposizione del mondo medico-sportivo e della ricerca.

In conclusione ritengo che giocatori, tecnici, arbitri, dirigenti societari e federali, dovrebbero conoscere di più la concussione ed i suoi effetti favorendo la nascita di una cultura che approcci differentemente le commozioni cerebrali e le sospette commozioni cerebrali a tutti i livelli e su tutti i campi di rugby sapendola riconoscere e valutare per preservare un bene fondamentale di tutti: la salute dei nostri giocatori.