Matteo Barbini è prima di tutto un rugbista, 15 caps con la Nazionale, origini e cuore al Petrarca, tra i fondatori nel 2012 di GIRA (Giocatori d’Italia Rugby Associati) che fa parte di IRPA (International Rugby Players’ Association). Matteo è il Presidente di GIRA e per l’Italia, lato giocatori, fa parte di IRPA nella commissione di World Rugby che segue il fenomeno della “concussion”, stessa commissione della quale fa parte, lato dei medici, il Prof Vincenzo Ieracitano.

Il Nero il Rugby ha aperto una campagna di sensibilizzazione sulla “concussion” con l’obiettivo concreto di ottenere un protocollo più stringente per il campionato di Eccellenza e maggiore attività sul problema presso tutti gli altri campionati italiani. Per questo su questo spazio web abbiamo riportato un primo post di apertura (per leggerlo cliccare qui) poi  una intervista proprio al Prof. Ieracitano (per leggerla cliccare qui) ed ora appunto ne parliamo con Matteo Barbini.

Stefano Franceschi:”Concussion: siamo l’unico paese di fascia A in cui nel suo massimo Campionato interno non viene applicato il protocollo nella sua interezza… basterebbe questo per darsi da fare in grande velocità…GIRA è in prima linea….”

Matteo Barbini:”Il protocollo HIA deve assolutamente essere seguito alla lettera. Sono processi studiati per limitare il rischio (sempre maggiore) di infortuni gravi ai giocatori , e per questo riteniamo fondamentale che tutte le federazioni, squadre e staff medici siano aggiornati, formati ed allineati a tali protocolli.

S.F.:Che commenti avete sul protocollo HIA e RTP?”

Matteo Barbini:”Con l’IRPA stiamo lavorando in maniera propositiva suggerendo possibili implementazioni al protocollo affinché’ sia ancora migliore, come esempio la creazione di un protocollo Return to Play Descrittivo/oggettivo, per evitare qualsiasi possibile conflitto di interesse da parte di Staff Medico, Staff Tecnico o del giocatore stesso. Vogliamo vengano stimolati lo sviluppo e gli investimenti tecnologici per la diagnosi in tempo reale degli eventi potenzialmente concussivi (postura, perdita coscienza, ecc). Cerchiamo una precisa gestione dell’accumulo di commozioni cerebrali, con protocollo apposito in caso di seconda o terza commozione, protocollo che deve distinguere i processi di rientro in campo (anche durante la partita stessa, a posteriore di sostituzione temporanea) in base al giocatore ed al numero di commozioni subite. E’ necessaria la implementazione obbligatoria di formazione ed educazione di allenatori, giocatori e staff dirigenziale oltre che agli staff Medici (in particolare sul RTP). Al momento sotto HIA è davvero solo il medico che deve intraprendere una certa educazione per adottarlo.

S.F.:“Avete numeri e dati nuovi sul fenomeno della concussion nel rugby?”

Matteo Barbini:”Ci sono varie fonti da dove reperiamo le statistiche aggiornate ed i dati relativi agli infortuni, primo fra tutti il PRISP – Professional Rugby Injury Surveillance Project e le statistiche condivise con l’AIR ed i nostri assicuratori di riferimento. La Concussion rappresenta circa il 25% di tutti gli infortuni subiti durante le partite. E’ chiaro che con l’applicazione dei protocoli HIA vi e’ piu’ attenzione dal rischio concussion, e tale attenzione fa chiaramente crescere il numero di tali infortuni a livello statistico. Importante comprendere che il rischio di tutti gli altri infortuni da contatto (non a concussion) non è aumentato, suggerendo che le modifiche alla natura del gioco professionale non saranno probabilmente fattori alla base di questo aumento dell’incidenza di trauma cranico. Ecco comunque il grafico aggiornato con la crescita annua.

S.F.: “I giocatori sono davvero consapevoli che questo nuovo rugby fatto di troppe collisioni e troppe molto “pesanti” ha bisogno di un richiamo medico davvero speciale o prevale la voglia di giocare….”

Matteo Barbini:”E’ fondamentale che vi sia un protocollo assolutamente oggettivo al rientro in campo post evento traumatico. La voglia di giocare ci sara’ sempre, come e’ giusto che sia, ma deve assolutamente essere delegata ad una terza parte senza conflitto di interesse o pregiudizio alcuno, la decisione di tale rientro e/o accertamenti aggiuntivi.

S.F. :…però c’è a volte sul tema della concussion un atteggiamento diseducativo di tecnici e dirigenti, come si cambia questa strada?

Matteo Barbini:” Abbiamo suggerito appunto le due metodologie che riteniamo piu’ logiche ed intelligenti per cambiare questa strada, quella di attivare una formazione obbligatoria continua di tutti gli staff in relazione ad HIA, concussion ed al RTP e la creazione di protocolli oggettivi per il RTP.

S.F.:” Il Nero Il Rugby intende perseguire una vera propria campagna sulla concussion, obiettivo dichiarato quello di ottenere attenzione per il Campionato di Eccellenza puntando alla introduzione anche parziale del protocollo. Il Prof. Ieracitano ci ha detto che “Si può introdurre il metodo usato nelle semifinali a tutte le partite di Eccellenza, rinunciando intanto a soli due fattori del protocollo internazionale: il medico neutrale e la prova video”. Secondo GIRA questa può essere una strada?

Matteo Barbini:“La strada che porta all’implementazione obbligatoria del protocollo HIA in tutti i nostri campionati non puo’che essere il primo passo verso una gestione piu’ attenta dei nostri atleti.

S.F.:”GIRA sarebbe al fianco della FIR per una giornata di informazione sulla concussion su tutti i campi, cosa che ci ha annunciato il Prof Ieracitano?

Matteo Barbini:” Gira ed AIR lavorano con unico obbiettivo la tutela fisica, psicologica, finanziaria e sociale dei nostri atleti. Per questo motivo non possiamo che essere favorevoli ad una giornata di informazione sulla concussion in tutti i campi del nostro rugby.

One Comment to: BARBINI (GIRA):” SULLA CONCUSSION PROTOCOLLO HIA DA ESEGUIRE ALLA LETTERA”

  1. Andrea B.

    dicembre 29th, 2017

    Ovviamente non sarà la panacea di tutti i mail dei traumi cranici, ma trovo che venga fatto poco anche a livello di protezioni individuali, intesa come ricerca di materiali sempre più moderni ed in grado di dissipare l’energia cinetica nelle collisioni alla testa, nel rispetto delle caratteristiche normative che devono avere i caschetti da rugby. Forse perché c’è una cultura un po’ machista, il caschetto viene considerato poco ( anche se il numero di giocatori che l’indossano è in aumento), forse perché – non a torto – si pensa che il caschetto morbido poco protegga dagli urti.
    L’anno scorso dopo una partita trasmessa in tv, vidi un servizio pubblicitario su una ditta ( non faccio il nome perché non voglio fare pubblicità) che produceva solo caschetti da rugby in un materiale brevettato che vantava prestazioni superiori in termini di dissipazione dell’energia prodotta negli urti. Il prodotto era disponibile solo online, ed essendo classificato “prodotto medico” non potevo acquistarlo fuori dalle Isole Britanniche fintantoché non fossero state pronte le traduzioni anche in lingua non inglese.
    Alla fine riuscii a farmelo arrivare; il mio figliolo dice che in campo se accorge poco della differenza; però pochi mesi fa il servizio post vendita mi ha fatto avere via mail un link ad uno studio scientifico pubblicato su una rivista medica dove si evidenziava ( tramite esperimenti su cavie… ) i risultati in termini di minori traumi cranici del loro materiale rispetto ad altri sul mercato ( se sono solo degli imbonitori, le sanno raccontare bene… 😀 )
    Vedo abbastanza rugby: di giocatori internazionali con questa marca indosso ne ho visto appena due …sarà che costa dieci volte tanto rispetto agli altri??