Anno 2009, il massimo campionato si chiamava Super10

Esattamente un anno fa partiva il tentativo di Armando Forgione, presidente delle Fiamme Oro, di dare vita alla Lega dei club, la cosa aveva un apparente consenso della FIR, l’idea era quella di un organismo di Lega in grado di governare il campionato di Eccellenza e di gestire gli aspetti di crescita economica e tecnica del vertice italiano del rugby.

Il tentativo si è infranto sulle divisioni interne ma soprattutto sulla falsa volontà della Federazione di rilasciare completa indipendenza alla nascente Lega. .

Nel frattempo la situazione del campionato di Eccellenza è franata un altro po’, la Federazione ha varato una sua ennesima riforma dei campionati più strumentale ai propri obiettivi di gestione (anche di “potere) che non per la effettiva crescita del nostro sport.

I club di Eccellenza sono rimasti in silenzio, evidentemente l’italico rugby il fondo non l’ha ancora veramente toccato, certo che, visto quello che c’è in giro adesso, chissà quanto deve essere brutto laggiù. E’ pur vero che i team di Eccellenza che vanno in giro per l’Europa in Continental Shield a resuscitare il rugby degli altri non sono in verità molto diversi dalle due ricchissime nostre squadre di Pro14 che continuano a perdere nelle coppe europee esattamente come nel loro campionato. I piani sui quali si giocano questi insuccessi sono però completamente diversi e questa, per i team del nostro massimo campionato, non è per nulla una scusante.

Il piano su cui Zebre, Benetton e Nazionale giocano la loro sfida è puramente internazionale, è un piano totalmente assistito dalla Federazione è una dimensione che ha ambizioni e collegamenti che escono dalla logica di una Società ovale di Gussago o di Nissa anche se la FIR si sforza, per motivi politici e per giustificare gli ingenti investimenti di risorse, di raccontare che non è così.

Il Campionato di Eccellenza e, va aggiunta come pretendente, la Serie A, sono invece il nostro rugby, ovvero un piano diverso, una fetta importante di ovale che non è assolutamente considerata oggi in Italia e che lo potrà essere se e solo se il massimo campionato, oggi chiamato improvvidamente “Eccellenza”, avrà una sua leadership forte e consistente sul piano che gli è proprio, sul territorio.

Fino a qui si fa fatica a trovare qualcuno fra le Società di Eccellenza che non sia d’accordo ma, nonostante questo, ancora tutto è fermo. Cosa rimane allora oggi, un anno dopo il tentativo del vertice del club della Polizia di creare una Lega dei Club?

Le posizioni che si sentono in giro su questo argomento sono ancora un po’ troppe e troppo spesso fanno riferimento a giochi di consorteria piuttosto che al sano realismo ma c’è un fatto: ancora se ne parla e sempre di più.

Il progetto della Lega dei club è ancora vivo, la sua indipendenza di gestione è una idea che adesso hanno un po’ tutti e si fa strada anche la possibilità di chi lo pensa come un progetto da cogliere intanto fra “chi può e vuole” e gli altri arriveranno.

Alcuni “potenti” in FIR se ne faranno una ragione, per far crescere il rugby italiano bisogna condividere responsabilità e risorse. Il rugby non è un patrimonio personale, il rugby è del rugby.

La Lega dei club è un elemento necessario, i club si devono sapere prendere questa responsabilità, è passato un anno dalla partenza di quel tentativo ed è tempo di rimetterci mano. Il tempo stringe.