Gonzalo Padrò, uno “straniero” di gran qualità arrivato molti anni fa nel rugby italiano

Il Campionato di Eccellenza è entrato ormai nel vivo, il prossimo turno sarà sotto Natale e sarà l’ultima del girone di andata.

In questo campionato ci sono alcuni elementi molto positivi che da queste parti abbiamo fatto più volte notare nelle ultime settimane, è però vero che si addensano anche diverse nuvole scure. Ecco allora qui di seguito quattro tratti non positivi di questa Eccellenza 2017/2018. Non sono per forza i più importanti ma intanto eccoli in fila con la promessa che torneremo ad approfondirli nelle prossime settimane uno alla volta.

STRANIERI “INDIFFERENTI” Una delle caratteristiche del passato della massima categoria del nostro rugby era la presenza di stranieri che facevano la differenza, gente capace di fare da vero e proprio “faro” agli italiani, capace di fare scuola in allenamento e di dare una spinta in più alla squadra in campo. Oggi come oggi invece gli stranieri che arrivano in Italia sono complessivamente molto meno incisivi e di taglio tecnico assolutamente meno importante. Quest’anno è forse, parlando in generale, il punto più basso mai visto. Sicuramente il taglio dei budget delle Società è stata la prima causa di questa piccola debacòe ma scegliere dei buoni stranieri rimane una questione fondamentale, altrimenti perché averne? Ecco allora emergere un’altra verità, più scomoda. Le nostre Società della massima categoria pare non abbiano più una visione ed una conoscenza internazionale come quelle di qualche anno fa. La loro diretta capacità di internazionalizzarsi è venuta meno. Se la dimensione economica ha sottratto forza al potere di guardare all’estero, la loro dimensione più localistica ed una dirigenza sempre più volontaristica hanno chiuso di molto la loro capacità e la volontà di farlo.

IL MITO DEI GIOVANI Sono molti ma i fari sono generalmente puntati solo sugli accademici. Sono i ragazzi che hanno visto l’Accademia FIR e le altre varie accademie ed ora sono arrivati in Eccellenza. Hanno fatto il giro inverso rispetto al “normale” (anche se sapere cosa è il “normale” nel rugby italiano oggi è una sfida) ovvero prima le maglie azzurre delle Nazionali, under17-18-19-20 e solo dopo sono arrivati nel massimo campionato. Per loro l’Eccellenza è una palestra, la destinazione finale è il Pro14 o la Nazionale, si racconta in giro che molti di loro ragionino davvero così. Il loro tasso tecnico è il più delle volte assolutamente mediocre anche se non si può dire. Da parte loro si vedono in campo, insieme a qualche guizzo davvero interessante, generalmente molte cose davvero minime ma …”stanno imparando”. In Eccellenza. Quando si parla di questo argomento dei giovani spesso si sente dire di “minutaggio assicurato” ed altre cose  di questo tipo. L’Eccellenza è passata da essere ultima destinazione dei giovani che ce l’hanno fatta ad essere punto di partenza dei giovani che ce la dovrebbero fare. Dal “traguardo dei giovani” al “mito dei giovani”.

PUBBLICO IN CALO Il titolo dice tutto e ci si potrebbe fermare qui. Questo 2017/2018 su questo argomento segna un punto preoccupante In verità una partita di Eccellenza ha mille motivi per essere vista ma purtroppo il Campionato ha una sua mancanza di visibilità quasi cronica, una incapacità di emergere che genera una diminuzione degli investimenti, poi c’è lo schiacciamento verso il basso messo in atto da parte degli stessi organizzatori del Torneo che rende tutto troppo difficile. Alcuni strumenti messi in campo, come ad esempio la diretta streaming, sono rimasti fine a se stessi. I numeri in tribuna sono diminuiti nel corso della stagione, troppe volte quest’anno i dati sui tabellini sono apparsi palesemente farlocchi. Tutte le Società hanno messo in campo iniziative locali, più o meno artigianali ma di gran volontà e di grande impegno, per sostenere la presenza sugli spalti e l’interesse verso il Campionato. Viene male al pensiero di quello che sarebbe accaduto se non fosse stato così.

IL TASSO TECNICO Il Campionato si sta adeguando a regole e dimensione di gioco che animano anche il rugby internazionale. La “difesa” la fa da padrona, il gioco al largo è un tentativo di soluzione, molte squadre, le più attrezzate, tentano la via della continuità nel gioco. Quello che proprio non riesce e che quest’anno pare sia una dimensione quasi irraggiungibile è l’innalzamento del tempo effettivo di gioco e soprattutto lo spezzettamento del match. Troppi errori tecnici, dovuti a capacità sugli skill assolutamente non di livello adeguato ad un “massimo campionato”, generano interruzioni del gioco troppo frequenti, queste interruzioni diventano troppo spesso delle vere e proprie pause. La classe arbitrale in Eccellenza su questo punto non è esente da responsabilità ma pare evidente che il grosso del lavoro sia da fare nelle squadre. Parlando di arbitri ci vengono in mente le mischie di questa Eccellenza. Questa fase di gioco si risolve ultimamente più velocemente ma, a guardarci dentro, sembra che il motivo non sia la corretta esecuzione ma il “laissez faire” degli arbitri. Siamo sicuri sia la strada giusta?

Queste alcune delle cose che non vanno nella nostra Eccellenza, nelle prossime settimana magari proveremo a raccontare e commentare  alcune ricette che il rugby italiano propone per questi singoli aspetti. Speriamo però accada qualcosa presto per questo campionato perchè è evidente che ha bisogno di una urgente riforma.

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