Acque agitate in casa World Rugby, la massima istituzione mondiale del nostro sport, dopo che lo scorso novembre uno votazione rigorosa ma anche molto “politica” ha assegnato alla Francia i mondiali del nostro rugby del 2023. Sotto inchiesta c’è la procedura ma non solo e le dichiarazioni in questo senso di Brett Gosper, CEO di World Rugby sono assolutamente dure ma anche chiare.

La procedura infatti prevedeva, a fronte delle tre candidature arrivate allo sprint finale di Irlanda, Sudafrica e Francia, che il Consiglio di World Rugby desse solo una indicazione, ovvero, termine esatto usato dalla procedura di World Rugby, una “raccomandazione”.

Il Consiglio mondiale del rugby lo ha fatto ed ha detto “Sudafrica” lasciando poi, come da procedura, la scelta finale  al voto dei maggiorenti del grande rugby con 39 voti totali così suddivisi:Italia, Inghilterra, Galles, Scozia, Argentina, Nuova Zelanda, Australia 3 voti ogni una, sei federazioni continentali 2 voti ciascuna, Giappone 2 voti, Romania, Georgia, USA, Canada, 1 voto a testa. Si poteva anche suddividere i propri voti (chi aveva 3 voti poteva anche darne uno per ogni contendente).

La World Rugby aveva detto Sudafrica ma poi il Consiglio ha disatteso la “raccomandazione” e, come si sa, ha detto invece “Francia”.

Il voto si è svolto 2 settimane dopo la raccomandazione e, in tutto in quel tempo, la Francia ha fatto pesare il proprio peso economico. Negli stessi ambienti di World Rugby una delle fasi della procedura che viene stigmatizzata è quella che avrebbe concesso ai transalpini quei 15 giorni di attivismo. In quel periodo infatti quelli della FFR hanno messo in campo, come piatto forte della loro proposta, un attivo di bilancio per il rugby di circa 500 milioni di euro. Su questo scoglio si sarebbero spente le candeline delle altre candidature e si sarebbero accese le trattative da parte delle altre federazioni per sostenere i francesi e godere di cotanta torta.

E’ stato così che la Francia è risultata vincitrice facendo dire di fatto al mondo del rugby che la raccomandazione di World Rugby era sbagliata. Quelli di World Rugby non si sono nascosti dietro ad un dito ed hanno detto chiaramente come la pensavano cosa che, dall’alto della loro funzione tutelare, non varrà magari 500 milioni ma pesa forse anche di più.

Ha detto Brett Gosper al The Times in questi giorni:Nelle valutazioni il denaro era importante ma non era sproporzionatamente importante perché qualcuno potesse entrare nel gioco e scrivere un assegno ignorando le altre importanti parti dei termini di aggiudicazione previsti. Io penso che l’ Irlanda abbia dimostrato che un piccolo paese può ospitare una Coppa del mondo. Erano altamente competitivi“.

Traduciamo: secondo Gosper quindi, guardando tutti in parametri, anche l’Irlanda poteva ospitare l’evento del 2023, se invece si guarda solo ai soldi allora solo la Francia.

Adesso World Rugby cambierà metodo per la scelta dei mondiali ancora successivi (2027) ma intanto a tutte le federazioni mondiali, specialmente le meno dotate economicamente, dopo il primo sfolgorante miraggio del soldo che forse cadrà anche a loro da qui al 2023, rimane in tasca una domanda: di chi è il rugby?

 

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