Sergio Parisse, con il Sudafrica il migliore in campo

Concluso il trittico di Novembre della nostra Nazionale di rugby abbiamo ben poco da dire che non sia stato già detto non nelle ultime settimane bensì negli ultimi anni.

Il primo dato profondo è però che questa Nazionale non diverte, è noiosa ed a tratti pure imbarazzante da seguire. Insomma abbiamo avuto la stagione delle sconfitte onorevoli dove gli Azzurri almeno spesso divertivano, si vedevano spunti e giocate da far inorgoglire e da far valere il prezzo del biglietto ma oggi non è così. Vedere questa Italia non è certo uno spasso, non risveglia l’orgoglio, semmai è una atroce sofferenza, pagare il biglietto per soffrire? Mah.

Con il Sudafrica la difesa azzurra sembrava burro e l’attacco è rimasto il solito non pervenuto (una meta in tre gare), la partita è stata brutta anche per merito dei sudafricani che, chiusa la pratica nella prima mezz’ora, hanno pensato a contenere ed a preservarsi per il prossimo match, loro devono fare anche il quarto, niente meno che in Galles.

Il Coach O’Shea aveva detto che in questi tre match cercava la prestazione ma ai più pare proprio che non l’abbia trovata. Nella conferenza stampa finale all’irlandese non gli è rimasto che ricordarci che negli ultimi vent’anni il rugby italiano è rimasto fermo e che gli altri mica ci hanno aspettato. Ci mancava lui a dircelo.

Comunque è vero. Nel novembre 2003 l’Italia ricopriva nel ranking mondiale la posizione n°11, oggi abbiamo appena riconquistato la posizione n° 13. Sapete a chi sono andate le posizioni che ci mancano? Nel novembre 2003 alla posizione n° 20 c’era il Giappone che ora è undicesimo e la Georgia, al n° 19 quasi quindici anni fa, ora è dodicesima. Già il Giappone, quello che nel fine settimana appena trascorso ha letteralmente steso la Francia fermandosi al pareggio solo per il suo palese problema sui calci piazzati.

O’Shea è un grande tecnico e sicuramente mette nel suo lavoro con i nostri Azzurri molti ingredienti nuovi, cose che in passato non si erano viste dal suo predecessore, cose che non potranno che dare risultati, non si sa però se questi basteranno a contenere le spinte di un mondo del rugby che va decisamente più forte di noi. O’Shea sta contando su tempi troppo lunghi per un recupero tecnico che è forse troppo impegnativo per la generazione attuale?

Guardiamoci negli occhi e diamo un calcio alla autoreferenzialità che sta purtroppo invadendo anche la Nazionale, il nostro livello si è abbassato parecchio in questi ultimi anni.

Guardiamo con pazienza questi Test Match. Licata è stato inefficace con il Sudafrica e Violi ha dimostrato in questi Test Match tutti i suoi limiti, Canna ha gestito in maniera scolastica situazioni che richiedevano maggiore coraggio ed i vari Hayward o Budd non hanno fatto la differenza. I trequarti in generale non hanno praticamente giocato e comunque hanno fatto vedere qualche errore di troppo, la mischia ha fatto quello che ha potuto ma non abbiamo più la mischia di un tempo, i suoi ricambi non fanno lo stesso lavoro.

Insomma alla fine di questi Test Match rimane per gli Azzurri una evidente mancanza di maturità tecnica. Se teniamo conto che la media di età della Nazionale italiana attuale è di 26 anni e mezzo (è un “fake” che sia una Nazionale giovane) la cosa lascia perplessi.

Il Novembre azzurro non è andato per nulla bene ma, sinceramente, è tempo ci si dia una chanche, il Coach la merita.

Il prossimo Sei Nazioni sarà la vera tappa fondamentale, il punto di svolta, è stato così anche in passato, non sarà diverso per O’Shea e forse lo sa anche lui.

2 Comments to: L’ITALIA CHE NON DIVERTE: AZZURRI SENZA MATURITA’ TECNICA

  1. vusbas

    novembre 27th, 2017

    Bravo Stefano
    analisi equilibrata e rispettosa della realtà,qualità perse alle nostre latitudini.
    Vista la deriva di valutazione collettiva dei fenomeni ,sportivi e non,forse un accenno sulle origini di questa regressione sarebbe utile alla vulgata per capire dove stà andando il Titanic. Errare humanum est,perseverare diabolicum.
    perchè tutto ciò che si vede ha sempre un punto di partenza spesso non compreso,indifferente o peggio accettato dalla massa.
    ma è da li che si deve partire se si vuole confidare in un benchè minimo cambiamento, tutto il resto è fenomenologia conseguente,dall’allenatore ai moduli ,i giocatori ,i portatori d’acqua , massaggiatori etc ect.
    sono straconvinto che tu sei d’accordo, o no?
    Bravo e resisti ,da vero rugbista

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  2. simone g.

    novembre 27th, 2017

    Complimenti vivi per essere uno dei pochissimi opinionisti italiani a non farsi corrompere dall’autoreferenzialità che attanaglia invece la maggior parte dei “colleghi” della carta stampata e virtuale…basta con questa difesa a spada tratta di tutto e di tutti….i personaggi pubblici e nella fattispecie i professionisti(non tutti professionali)di questo sport devono anche loro essere jn grado di accettare le critiche e porvi rimedio se ci riescono;perché ad uscirne sconfitti e amareggiati siamo tutti noi,dal capitano Parisse fino al più piccolo bambino del minirugby…la verità è che guardare,seguire,tifare e ahinoi difendere la nostra nazionale è un vero atto di amore incondizionato,non suffragato da alcun risultato sportivo degno di nota

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