A Rovigo va di scena l’alto livello, un match teso, due squadre decise a giocarsi sino in fondo ogni singola fase, le mischie protagoniste assolute del match. Rovigo con meno lucidità quando attacca e Calvisano con qualche fallo di troppo, alla fine saranno due i cartellini gialli per i gialloneri. Novillo è il migliore in assoluto in campo, sul lato rossoblù è la intera prima linea a vincere la palma, due su tre di loro (Momberg e D’Amico) si fanno tutti gli ottanta minuti, rugby di altri tempi.

Quando arriva l’ottantesimo il Calvisano ha quattro punti in più, Rovigo gioca la sua potente mischia vicno alla linea di meta avversaria, la palla esce ed allora ecco pesare tutta la tecnica e l’esperienza di un tesissimo ma concentrato Chillon che muove la linea e cerca i trequarti solo quando è il momento giusto, Davies prende il primo buco e Barion la meta. Rovigo porta a casa un match che sembra una finale e Calvisano si prende comunque il punto di bonus. Di partite così ce ne vorrebbe almeno una a settimana, è così sbagliato volerlo? 

San Donà prova a misurare le proprie ambizioni ma si infrange contro un Petrarca cinico e capace di gestire prima emotivamente e poi tecnicamente spazi ed energie. Primo tempo 16-0 per i padovani che giocano veloce e portano a casa punteggio ogni volta che si presentano nei ventidue avversari; quelli del Piave sono ben impostati ma mettono giù qualche fallo e qualche errore di troppo. Il secondo tempo è di marca biancoceleste ma la difesa dei petrarchini è asfissiante, fasi statiche in quasi-equilibrio e punto di incontro che passa spesso nelle mani del San Donà non bastano a far varcare i ventidue avversari. Alla fine niente punto di bonus per il San Donà ma i numeri per coltivare grandi ambizioni rimangono. I petrarchini vantano un ispirato Fadalti, un generoso Conforti ed un sorprendente per intelligenza ed efficacia Niccolò Cannone, classe ’98, fiorentino, andrà avanti. Lato San Donà Bertetti fa sempre la differenza, in seconda Erasmus-Wessels ottimi e poi c’è Pratichetti che fa davvero paura.

A Firenze il campo è delle Fiamme Oro che realizzano meno di quanto si aspettano rispetto al volume di gioco. Dall’altra parte pesa forse l’assenza di Newton e Basson è meno funambolico nel ruolo di mediano di apertura ma alla fine arriva il punto di bonus. I poliziotti con questa vittoria completano la rincorsa sulla quarta posizione, ora sono ad un punto da Viadana che la prossima giornata (2 dicembre) se la vede con i durissimi petrarchini mentre le Fiamme ospitano San Donà.

Illuminanti a fine partita le dichiarazioni del Coach cremisi Gianluca Guidi:”Dobbiamo capire che, quando entriamo nei ventidue non possiamo buttare via il possesso, perché rischiamo sempre di rimettere tutto in discussione, pur avendo il controllo per gran parte del match. Bisogna anche entrare nell’ottica che, chi subentra dalla panchina, deve essere un valore aggiunto e non un qualcosa di meno di chi è stato in campo prima di lui: ci serva di lezione per il futuro”. 

Il tema di giornata rilanciato da Guidi è in effetti una considerazione che questo Campionato di Eccellenza si porta con se fin dalla prima giornata: a rugby si gioca in 23!

Alcuni pesanti difettucci permangono ma l’Eccellenza sta palesemente cercando una sua affermazione tecnica in questa stagione. Quasi tutti i team cercano volume di gioco, tempo effettivo e continuità negli ottanta minuti.

Non si sta parlando di off-load sperticati  (anche se qualcuno si sta muovendo anche su quest’ultimo aspetto) ma di omogeneità di gioco nel corso di tutta la partita. Mantenere gli standard tecnici è diventato la vera mission di molti club di Eccellenza, per fare questo è indispensabile che la panchina sia “solida”, sia costruita su basi tecniche che non abbiano nulla di meno del XV iniziale. Questo aspetto è certo fondamentale soprattutto quando si parla di mischia, in questo senso le prime in classifica hanno trovato un buon equilibrio, ma anche quando si parla di skill individuali in particolare di “placcaggio” e di mantenimento (salita) della linea difensiva. Quello che Guidi sta forse affrontando con le sue Fiamme Oro è vicino a tutto questo ed è un passaggio importante che sta gestendo il bravo tecnico livornese.

Garantire una omogeneità tecnica dei 23 ad un team è però anche garanzia per il futuro della squadra stessa perchè va oltre la dinamica della singola partita ed anche oltre il campionato in corso. Lavorando sui 23 si garantisce futuro sul livello di gioco della prima squadra e sulla “scuola di rugby” del club. L’Eccellenza sta ritrovando questo tema ed è un altro punto che da queste parti si è veramente contenti poter marcare a suo favore.

A rugby quindi si gioca in 23 e, d’ora in poi, occhio alle panchine.

Forza Eccellenza.