La notizia che Bulls e Stormers, due delle cinque franchigie sudafricane di SuperRugby, giocheranno una partita di pre-season sotto il sole della California, esattamente allo Stadio Stub Hub di Los Angeles, il prossimo 3 febbraio non arriva inaspettata ed è nel corso delle cose del nostro rugby internazionale.

Continua la corsa del rugby XV alla conquista del mercato americano, perchè di mercato si parla, di soldi, danè e pecunia. La California dove si cimenteranno i sudafricani è stato il motore del fallimentare esperimento di Lega per rugby a 15 che nel 2016 vide la nascita del primo campionato professionistico americano: il Pro Rugby. Durò dalla primavera all’estate e poi chiuse i battenti. Tre dei cinque team che vi parteciparono, poca cosa se si pensa al “mercato”, erano proprio californiani e questo depone a favore della scelta dei sudafricani.

Queste partite organizzate sul suolo a stelle e striscie non sono una novità, la strategia del rugby mondiale su come organizzarle però sembra ormai chiara, la East Coast è patrimonio europeo mentre la West Coast tocca ai sudisti dell’ovale.

I sudafricani però non si sono fidati di trasferire direttamente in terrà americana una partita del campionato. Il rugby non attraversa certo un bel momento nel loro paese, farne emigrare un pezzo sarebbe stato un segnale difficile da far comprendere. Il Sudafrica è del resto impegnato alla conquista del proprio pubblico, in un paese di 55 milioni di abitanti la grande parte di neri e meticci sta da poco approcciando in massa agli spalti degli stadi del rugby che, anche nel post apartheid, è sempre stato visto come lo sport dei bianchi.

La pecunia americana però serve ed allora ecco che una partita di pre-season si può fare fuori casa, quasi una gita per la quale Paul Zacks CEO di Western Province ha dichiarato:”...è una grande occasione, per noi, di far conoscere il marchio Stormers in un nuovo mercato ovale in forte crescita come quello americano“.

Sulla forte crescita sono da vedere i tempi che serviranno anche se è indubbio che il rugby laggiù cominci ad attrarre. E’ ormai una realtà la nuova lega del rugby prof americano, sostituisce il fallimentare esperimento Pro Rugby, metterà in piedi il prossimo campionato già nel 2018, è la MLR – Major League Rugby. Il centro di questa nuova lega è stata lo Utah, parte tutto da Salt Lake City, la struttura e l’organizzazione di team e di lega sono stati ripresi totalmente dal modello tipico americano (in particolare quello NBA), ci sono le franchigie territoriali con le lotterie dei draft per i giocatori.

Insomma quella dei sudafricani non è una buotade fatta così per caso, il tempismo di ingresso nel mondo USA è perfetto ma prima o poi nel rugby di Pretoria e Città del Capo dovrà crescere la consapevolezza che ha un continente intero a disposizione, l’Africa, e che, per quanto le differenze fra un paese africano e l’altro siano a volte abissali, qualcuno si dovrà curare della crescita del rugby anche lì dove forse c’è meno pecunia ma più bisogno.

Torniamo agli USA. Da queste parti si ha tutta l’intenzione di continuare a seguire con attenzione la MLR. C’è anche un obiettivo recondito in tutto questo interessegli americani del rugby sanno bene la differenza con il football della NFL, speriamo non abbiano intenzione di duplicarne stile e gioco e ci si augura anche che dette palesi diversità siano messe a disposizione di qualche guru europeo del nostro XV. Touchè.