Eco un’altra puntata di Black & Book, questa volta ci raccontiamo di uno scrittore…. europeo !

Leo Perutz nasce a Praga il 2 novembre del 1882 sotto il Regno Austro-Ungarico, una appartenenza per lui importante, non in termini politici ma identitari. Lui infatti, di fede ebraica, si sentirà sempre viennese, città dove la sua famiglia si trasferirà nel 1901, ma soprattutto non abbandonerà mai il suo sogno europeo.

Leo frequenta l’Università di Vienna, viene arruolato e combatte sul fronte orientale dal quale ritorna nel 1916 gravemente ferito. Quindi si lega al Partito Social Democratico austriaco ed alla causa dell’Anschluss ovvero l’unione dell’Austria con la Germania. E’ la sua una visione mitteleuropea che continuerà a perseguire e sarà costante nel suo pensiero, nella sua scrittura e nel suo modo di leggere il futuro, non lo abbandonerà mai, nemmeno quando nel 1936 è costretto con tutta la sua famiglia, per sfuggire alle persecuzioni naziste, ad abbandonare la sua Vienna ed a rifugiarsi, seguendo alcuni amici sionisti, in Palestina.

Nel 1940 ottiene la cittadinanza ebraica ma sarà uno di quegli ebrei cosmopoliti, mai rapito dalla causa di Israele. Anche da Gerusalemme infatti, nonostante gli anni difficili e le terribili notizie che arrivano dall’Europa,  continuerà a scrivere i suoi romanzi in tedesco come primo esempio di attaccamento al suo pensiero.

Finita la seconda guerra mondiale riesce a ritornare a Vienna solo nel 1950 e vivrà gli ultimi anni della sua vita facendo il pendolare fra Vienna e Gerusalemme. Fragile nei polmoni a causa della ferita di guerra morirà nel 1957 in Austria, durante una vacanza nel salisburghese.

I romanzi di Leo Perutz sono difficilmente catalogabili, a volte ci si trova in una atmosfera da romanzo giallo e poche pagine più in là si vive in un noir, poi si entra nei colori dei paesaggi e poco dopo ci si scontra con la sua fantasia che adorna la sua letteratura di personaggi e luoghi fantastici. Questa capacità di fondere modi diversi di scrivere fa di lui semplicemente un vero “narratore” e per questo ha la capacità di travolgere il lettore a tal punto che preso in mano un suo libro è difficile staccarsene.

I suoi romanzi migliori? I suoi migliori sono ambientati dal Cinquecento al Settecento, atmosfere a volte torbide a volte divertenti, a volte dissacranti a volte cupe..

Se non avete mai letto Perutz e volete cominciare vi consiglio di partire da una delle sue opere migliori “Il Cavaliere svedese” (1936), una storia di diavolacci e poveri diavoli a tratti anche umoristica che letteralmente vi “rapirà”. Subito dopo potreste passate ad uno dei romanzi più maturi di Perutz, “Di notte sotto il ponte di pietra” (1953), per me davvero quest’ultimo un piccolo capolavoro.

Qui sotto i libri di Perutz che ho letto io ed a questo link, come sempre, trovate il significato di questa rubrica.

Buona lettura

Stefano Franceschi

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