A guardarli con attenzione i verdetti della quarta giornata di Eccellenza sono tutt’altro che quel che dicono i risultati. Il vero spauracchio del Campionato ad oggi si chiama Petrarca, il vero outsider Medicei e la bella ma perdente è la Lazio. Tutto questo con buona pace di Rovigo e Calvisano che imbroccano il punteggio finale ma non la vera strada del rugby che faccia il pari con le loro ambizioni.

I rossoblù di McDonnel fanno loro il match e poco altro. Una mischia rodigina ordinata compatta e ben organizzata fa il paio con una gara carica di errori tecnici, intere giornate di attività sugli skill buttate al vento. Errori a parte i rossoblù giocano un bel rugby individuale sugli spazi ma con finalità tattiche che rimangono oscure e con scelte, come quella di calciare o no fra i pali quando se ne ha la possibilità, assolutamente fuori asse rispetto al corso della partita.

Rovigo esibisce un gioco a singulto, fatto di fermi immagine e ripartenze a velocità scostante, una ricerca del contatto fisico e dell’impatto invece che del risultato finale che nel rugby, vale ricordarlo, oggi come oggi rimane quello di fare meta. A Mantelli, mediano di apertura, devono dire cosa vogliono da lui o lui decidere cosa vuole dal match, per lui ancora una esibizione poco convincente. Ci si aspettava Chillon facesse la differenza, sarà per la prossima volta, per questa si ringrazia la possente caparbietà di Momberg e Majstorovic, un po’ di Brugnara. Robertson-Weepu che tende a strafare sul preziosismo non è sempre e per forza  uno spettacolo.

Frati si è presentato a Rovigo senza la mischia? Certo che davanti aveva dei mostri sacri fra i primi otto ma la sudditanza dei mantovani sull’ordinata ha condannato la loro partita senza possibilità di appello.

Nel match il Viadana è molto mobile, veloce e sufficientemente pulito nel gioco, ottima difesa, esibita in diverse circostanze di quelle che fanno mettere i brividi. Anche qui l’apertura non è all’altezza della situazione, il Biondelli ha da fare ancora molta strada, paradossalmente però si trova già in Eccellenza, è il caso si metta le gambe in spalla. Ottimo l’apporto in seconda linea, i migliori del Viadana sono l’argentino Adolfo Caila ed il lombardo Matteo Orlandi. Viadana sta pochissimo nella metà campo avversaria ma, quando riesce ad andarci, torna quasi sempre con i punti in tasca. Se Frati però ha qualche ambizione deve mettere giù qualcosa che tolga agli avversari qualche opportunità in più, soprattutto nelle fasi statiche .

Il Petrarca adesso fa paura. Gioca un quarto d’ora in tredici uomini e un’ora in quattordici ma non si scompone e mette in campo forse la partita più “tecnica” si sia vista fino ad oggi. Pochissimi gli errori, difesa ferocemente avanzante con i gialloneri di casa che, nel secondo tempo, quando stanchezza ed orologio dovrebbero giocare a favore degli uomini di Brunello, perdono anche decine di metri contro la difesa dei padovani. Gli uomini di Marcato sono sorprendentemente superiori fra i primi otto, vincono o impattano il fattore “ordinata” ma lasciano qualcosa sul campo quando si tratta di gestire la touche; veloci sulle ripartenze, usano il piede per decomprimere e per rilanciare, sul punto di incontro è battaglia e la vittoria è spesso petrarchina. Non è facile vedere una squadra in inferiorità numerica dominare intere fasi di un  match, il Petrarca ha messo in campo questo e la cosa che impressiona è che non si è trattato solo di orgoglio e cuore ma anche di logica e visione di gioco. Un atteggiamento solido prima di tutto a livello mentale. Ottimo Menniti-Ippolito che pensa a vincere piuttosto che a gestire contenimento, Francescato tiene compatto il gioco, Saccardo e Rossetto ci sono eccome.

Calvisano riversa sul campo una quantità impressionante di errori, palle perse e superiorità mancata. In generale i gialloneri non hanno saputo mettere a frutto la loro indubitabile qualità. E’ una brutta cosa entrare in campo convinti di essere i vincenti designati. Capita così che, quando poi le cose non funzionano, nonostante la superiorità numerica a tratti schiacciante, i gialloneri perdano testa e coralità. Le belle sgroppate in velocità dei calvini si infrangono su errori banali quando non su una difesa avversaria solidissima. Le mete arrivano, davanti sono in meno ed il buco da qualche parte ci deve essere, ma questo Calvisano gioca palesemente disunito. Qualche prima donna di troppo dimentica che a rugby si gioca in quindici e prova a fare tutto da solo, sarà che sono giovani e devono crescere ma così non va. E’ un magico trio quello che brilla per concretezza e che regala ai calvini la vittoria: Chiesa-Cavalieri-Morelli sono la chiave del match. Alla fine la vittoria è tiratissima ma meritatamente giallonera e questo comunque conta eccome.

I Medicei strapazzano un Mogliano irriconoscibile e si piazzano vicino alla parte alta della classifica, la Lazio perde ma continua a fare una bella dose di punti a partita. Sono queste due realtà con le quali bisogna fare i conti quando si guarda più in giù in classifica. Da quelle parti, nonostante quest’anno non retroceda nessuno, per ora c’è ancora un buon fermento. Prima o poi quelle due, che hanno dimostrato in modo diverso e con diversi risultati di avere dei numeri, faranno uno sgambetto a qualcuno ed allora saranno dolori.