La questione è spinosa ed investe pesantemente la Federazione inglese (RFU) che si è già rivolta alla World Rugby per trovare una soluzione. Trattasi di “fuga di talenti” ragazzi dalla doppia-nazionalità inglese e gallese, o anglo-scozzese o anglo-irlandese che dopo aver lavorato attivamente ed essere cresciuti positivamente in una delle 14 Accademie dei Top Club inglesi passano alle Nazionali gallesi scozzesi o irlandesi.

Le Accademie dei Club sono il vero sistema di crescita dei migliori prospect  in Inghilterra e la RFU le sostiene con circa 4 milioni di euro per la creazione dei nuovi talenti. Una spesa che spesso si rivela una gran fortuna per le altre federazioni “di frontiera” che raccolgono ragazzi al top della preparazione da uno dei migliori sistemi di formazione del rugby del mondo, quello inglese.

Della questione se ne è occupato “The Times” di qualche giorno fa il quale ha raccolto anche una dichiarazione di un importante dirigente RFU che racconta:”Siamo consapevoli che altre nazioni esplorano attivamente i giocatori inglesi nelle nostre accademie. Stiamo guardando con attenzione a questo, insieme ai club che investono nello sviluppo di questi giocatori per il bene del rugby inglese, e ne discuteremo con World Rugby”.

Il traffico del resto non è nemmeno  così “nascosto”.

La Federazione scozzese (SRU) ha assunto tre Coach di cui due a tempo pieno per seguire ragazzi di origine scozzese che giocano in Inghilterra per poi portarli ” casa”. La Federazione gallese haincaricato una sua gloria all’apertura, Paul Turner per scovare nuovi talenti e la prima cosa che ha fatto il mediano è stata quella di aprire dei Camp fissi in giro per l’Inghilterra per i potenziali migliori “gallesi eleggibili” d’Inghilterra e tenerli monitorati e stimolati.

Mentre la Nuova Zelanda e l’Australia, in particolare la prima che ha una nazionale sempre meno di casa, saccheggiano le isole del Pacifico portandosi via e naturalizzando i talenti di laggiù, anche nelle isole britanniche qualcuno si è fatto particolarmente furbo.

Insomma il rugby è anche spionaggio “industriale” in una corsa al risultato che pare non avere regole.

E’ impressionante allora come alcune Federazioni continuano a chiedere regole su regole per poter fare rugby. Regole nuove per giocare in un certo modo, poi per spostare giocatori in giro per il mondo, poi per i turni di gioco fra club e Nazionali e mille altre cose, adesso gli inglesi chiedono regole anche per la “fuga di talenti”.

Da queste parti non si è mai visto bene il lassismo sulla questione della “eleggibilità” ma lo spionaggio accademico e la difesa del talento di nazionalità ibrida sono chicche di insipienza che non ci si aspettava.

Alla RFU, del resto non pare sia venuto in mente che se certi ragazzi sono anglo-gallesi o altro del genere hanno dei diritti che vanno rispettati. Magari il gotha del rugby inglese può anche decidere di escludere quei ragazzi dai propri percorsi formativi, la cosa non è bella ma tant’è, certo è che obbligarli a giocare con la maglia della Rosa o ad aspettare la convocazione dell’Inghilterra avendo zero alternative pare una cosa anche questa molto brutta.

Vedremo cosa farà World Rugby ma è chiaro che, nonostante i recenti provvedimenti, la questione della eleggibilità e delle “scuole di rugby” è un problema che si allarga invece che restringersi.