Allister Coetzee, Head Coch del Sudafrica in crisi

La storia non è cominciata con la sconfitta contro l’Italia del 2016 ma ben prima, sta di fatto che il Sudafrica è collassato definitivamente in questo The Rugby Championship che doveva essere il punto della nuova partenza. Per ora due vittorie, entrambe contro l’Argentina, due pareggi, entrambi contro la Nation che sembrava la più in crisi di tutto il Sud, l’Australia, ed una batosta storica (57 -0) presa dagli All Blacks.

Dopo la sconfitta cocente contro i Neozelandesi Allister Coetzee, Head Coach degli Springboks, ha potuto solo fare una dichiarazione molto “italiana” :”Siamo molto dispiaciuti delle nostra prestazione…continueremo a migliorare in tutti i settori e lavoreremo molto duramente“. Dopo il secondo pareggio con l’Australia Coetzee si è dichiarato soddisfatto per i leggeri progressi e via così. Questo è il nuovo Sudafrica del rugby, quello che cambia ed “impara a crescere”, una storia che non ha nulla a che vedere con il passato degli Springboks sempre temibili e quasi invincibili: L’Itaiia potrebbe addirittura fare un pensierino alla vittoria bis quando incontrerà il Sudafrica a Padova il prossimo 25 novembre.

Andiamo però al sodo: il problema del Sudafrica del rugby che perde sono le quote nere? Le quote nere, ovvero l’obbligo imposto dal Governo sudafricano alla Federazione ovale nel 2016 di avere un minimo di giocatori di colore o meticci in squadra (il 50%) , sono il vero artefice di tanto scempio dirisultati sul fronte Springboks? La risposta, piaccia o no, è “si” ed è abbastanza ovvio che sia così: in squadra del resto non ci vanno i migliori per ogni ruolo, la selezione della “nuova” Nazionale sudafricana ha un parametro piuttosto invasivo: quello razziale.

A così tanta distanza da quel 1995 in cui Nelson Mandela, nella politicamente più celebre Rugby World Cup di sempre, portò l’uomo di colore sudafricano a tifare Sudafrica, prima non accadeva, è vero però che, dopo tutti questi anni, prima delle quote del 2016, noi si stava ancora a parlare di uomini di colore che non erano introdotti nel rugby. Qualcosa allora forse, prima di queste “quote nere”, non funzionava.

Sul tema “quote nere” si è espresso bene Antonio Liviero il 18 settembre sul Gazzettino:” Le regole sono quelle, sta alla federazione adattarvisi. E a sfruttare al meglio la potenziale miniera dei neri, integrandoli per davvero nei migliori centri di formazione. Allora non ci sarà più bisogno di antipatiche quote”.

Quote o no il fatto è che oggi il potenziale ovale sudafricano prende 57 – 0 dagli All Blacks. E se tutto questo invece facesse parte del piano strategico di Allister Coetzee? Coetzee è un Coach che sta radicalmente cambiando il rugby sudafricano.

Questo nuovo Sudafrica di Coetzee gioca alla mano, impegna meno fisicamente il punto di incontro, cerca con maggior frequenza lo spazio libero e meno la collisione, auspica la continuità di gioco gambe in spalle piuttosto che con i piedi piantati dietro la ruck. A raccontarlo non sembra nemmeno il Sudafrica, non almeno quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi, roccioso e solido, duro e pesante, lento ed inesorabile. Forse il bravo Allister però ha ragione, se i giocatori di colore entrano davvero nel rugby allora si devono sfruttare le capacità che molti di loro offrono: velocità, dinamismo, flessibilità. La storia di Habana insegna.

Insomma questa cosa del Sudafrica ovale che prende batoste micidiali potrebbe non durare così a lungo, l’obiettivo di Coetzee del resto è chiaro e si chiama Rugby World Cup – Japan 2019. E’ quello il primo vero appuntamento che conta per il nuovo rugby sudafricano.

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