Lo ha scritto diversi giorni fa Massimo Calandri su Repubblica.it e la notizia era di quelle “bomba”, il Presidente Federale FIR Alfredo Gavazzi ha incontrato il Presidente del rugby francese Bernard Laporte ed hanno stretto un “patto di ferro”.

Fino a ieri ci sentivamo un po’ irlandesi? Sbagliato, siamo amici della Francia, una amicizia profonda e lieta, proficua e coraggiosa e tante cose così che ci ricordano i romanzi di Kipling. Così potrebbe sembrare sentendo le dichiarazioni finali dei partecipanti al tavolo dell’amicizia italo-francese. Bello. Vero?

Il patto è in verità per noi italiani molto interessante, prevederebbe “collaborazione tecnica con scambi di metodologie e allenatori che coinvolgano i settori giovanili e femminile; un match tra le due nazionali senior per fare cassa, in programma ogni anno a partire dal 2019 all’inizio della stagione (il 31 agosto?) in Europa o Asia; un ‘partenariato’ tra una delle franchigie (Zebre?) e un club od una grande regione ovale francese, in modo da crescere insieme”.  Una cosa bella e tutta a nostro favore che viene il sospetto che dietro ci sia qualcosa.

Il mistero però è subito svelato già dal Calandri il quale ricorda che la Francia si candida ad ospitare i Mondiali di rugby del 2023 e questo è presumibilmente il prezzo che pagherebbe all’Italia in cambio dei suoi tre voti favorevoli (su 39 non sono pochi) alla sua proposta nella sua sfida contro gli altri candidati: uno è niente meno che l’Irlanda (segnateveloche poi ritorna) e l’altro il Sudafrica.

Insomma siamo amici della Francia, ma dopo i voti cisarà davvero tutto quel bellissimo can-can?

Allora vediamo un po’ una cosa. Gli allenatori dell nostre due franchigie sono uno irlandese, Michael Bradley delle Zebre, ed uno neo-zelandese, Kieran Crowley da Kaponga, Head- Coach della Benetton, quello della nazionale è irlandese, sicuramente vi ricordate di Conor O’Shea, e nel periodo più bello ha avuto al suo fianco un sudafricano Brendan Venter, anche un certo Stephen Aboud, colui che si occupa di tutto lo sviluppo del nostro rugby giovanile e di tutto il rugby fin sotto l’Alto Livello, è irlandese, lui è stato per 25 anni Direttore Tecnico dell’IRFU (la federazione irlandese).

Ma noi siamo amici dei francesi e faremo tante cose con loro, non manderemo i nostri ragazzi a Limerick o a Dublino dove i nostri capi del rugby devono avere almeno un paio di amici ma magari a Lione, non avremo scambi con tutto il mondo anglosassone e, ad esempio,  con l’Accademia del Munster ma con qualche partner transalpino, insomma noi siamo amici dei francesi e faremo tante cose con loro. Non c’entra niente che tutto lo staff federale sia irlandese con infiltrazioni del sud del mondo, noi faremo tante cose con i francesi. La linea è chiara. 

2 Comments to: SIAMO AMICI DELLA FRANCIA

  1. Paolo Antonelli

    settembre 28th, 2017

    Ragazzi, ne centrassero una che sia una………………………….

  2. M.

    settembre 29th, 2017

    Beh ma se il coach è irlandese noi dobbiamo votare Irlanda? E perché mai? Gli irlandesi ci hanno sostenuto, per esempio, nella battaglia per togliere la tassa di partecipazione al Pro 14?