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Tributo al rugby giovanile, ecco il San Donà Under14 2016/2017

Fra le varie notizie apparentemente leggere girate questa estate OnRugby ne ha scovata una che tanto leggera poi non è e passa per il mondo del rugby giovanile.

L’evento si verifica in Sudafrica dove il Director of Rugby del Grey College lamenta la mancata interruzione di una partita di ragazzi Under15 terminata 221 – 0 a favore del proprio team contro gli avversari pari età di altro College, il Durban’s Glenwood. La cosa fa onore al tecnico dei vincenti, Wessel du Plessis che ha detto:”Avrei fermato tutto se fossi stato a bordo campo. Ad un certo momento, i ragazzi del Glenwood stavano quasi immobili e subivano mete. Deve essere stato davvero umiliante per loro e per i tifosi”.

Si sa per certo, chi frequenta il rugby giovanile non ha dubbi, che su questa dichiarazione del du Plessis di turno (in Sudafrica si chiamano tutti così?) il mondo ovale si divide in due. Tanto per dare subito il “la” alla vicenda, verrebbe da dire, raccontando l’altra campana, ovvero quelli che la pensano diversamente dal sudafricano, che non si sa se sia più umiliante subire il 221 – 0 o vedersi sospendere la partita per “manifesta inferiorità”. Cosa può significare per un ragazzo di 15 anni vedersi il fischio di chiusura alla fine del primo tempo perchè è troppo inferiore ai suoi coetanei? Siamo sicuri, direbbe qualcuno al du Plessis, che questa “soluzione” non sia altrettanto mortificante e disincentivante?

La cosa è da sempre dibattuta anche dalle nostre italiche parti e la soluzione più ovvia da noi è sembrata quella di impedire certi risultati si verificassero. Così i Comitati regionali FIR che hanno voluto/potuto, anche per il numero di squadre presenti sul territorio la cosa è riuscita molto bene al Comitato regionale Veneto, hanno organizzato, nel rugby giovanile, laddove non esiste il campionato di categoria, fasi a gironi e fasi di calendario con concentramenti che impedissero l’esplosione di risultati del genere. Chiaro che anche questa soluzione crea alcuni problemi, il più vistoso è quello che le squadre maggiormente dotate giocano spesso fra loro e così accade fra le meno dotate, ma qualche tecnico ha fatto allora notare che così le seconde hanno meno possibilità di crescita.

Come si vede la patata è bollente, difficile da risolvere e, viste le dichiarazioni di quel du Plessis, pare che in Italia siamo forse più avanti dei sudafricani per i tentativi di soluzione. Di sicuro non è argomento che si risolve con la bacchetta magica anche se, forse, la soluzione migliore è quella che spesso raccontano alcuni tecnici di lungo corso  delle giovanili, quelli che sono specializzati a trattar di rugby solo con i più piccoli. Questi specialisti raccontano come la focalizzazione del match non deve essere sul risultato, ci sono molte altre “statistiche” da offrire come obiettivo ai rugbisti più piccoli, sia collettivamente che singolarmente. Ci sono tanti risultati da perseguire in campo. Insomma secondo loro da un campo da rugby si può uscire sempre con un sorriso, se il tecnico è in grado di regalarlo.

La giusta chiusura, non potendo dirsi la questione risolta visto che è giornalmente dibattuta ovunque, pare intanto quella di cogliere l’occasione per ringraziare qui  ed ora le centinaia di tecnici delle giovanili ovali che, tutti senza alcuna speranza di gloria, ogni anno vivono a fianco di bambini e ragazzi con l’obiettivo di far crescere in loro il rugby. Ma anche un sorriso.

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