se non cambi

Riparte tutto, l’estate è passata ed in casa Italia non ha portato nulla di veramente nuovo, risultato sportivi mancati e scaramucce di bassa lega o di poco conto. Quello che conta deve arrivare e, piaccia o no agli estimatori del “positivo a tutti i costi”, si preannunciano dolori. Allora ecco pochi brevi appunti, tanto per riscaldare i motori.

FEDERAZIONE LOW COST – Pagare e morire si fa sempre in tempo“, è un proverbio generalmente poco apprezzato ma ne deve esistere anche una versione in bresciano perchè è diventato il leit motiv della nostra Federazione. Insomma casse vuote, pagamenti in super ritardo, a partire dai rimborsi per gli arbitri. Bilancio rosso fuoco ed una struttura federale che si rintana nel low cost di provincia ad esempio passando la super Accademia Federale, quella dei “grandi”, prima di stanza a Parma, in provincia di Calvisano, a Remedello. Se questa è la profondità di campo e di vision con la quale la Federazione pensa di affrontare i suoi pesanti problemi economici e quelli sportivi, ancor più pesanti, allora vale il famoso ritornello che  “Ogni scarrafone è bello a mamma soja“. 

PRO 14 – ANCORA ZEBRE E BENETTON – A Treviso hanno un problema grosso sul groppone, dimostrare che la montagna di soldi che hanno preso e che continuano a prendere dal movimento ovale italiano siano stati spesi per un paio di motivi in più che quelli di adempiere alla vanità del Club. Nel pre-season i quadri biancoverdi si sono scannati per dimostrare che da quelle parti è tutto nuovo ed è cambiato tutto ed il futuro è tutt’altra cosa. Al di là del fatto che la prima uscita è stata un disastro, provoca sempre un gran sospetto chi persegue certe campagne mediatiche “positive”, specialmente quando i contenuti tecnici che vengono poi spiegati dalla Società e dal suo staff tecnico sono vicini allo zero. Le Zebre invece sanno a malapena come si chiamano e non hanno ancora sciolto il dubbio su dove vanno: federali al 100%. 

EQUILIBRIO D’ECCELLENZA – Svuotato di oltre metà dei suoi significati competitivi ciò che rimane del massimo Campionato italiano si fa bello con l’ingaggio dei giovanotti dell’Accademia raggiungendo la dimensione di “palestra” che era l’obiettivo di questa gestione federale. Quest’anno poi è quello della pacchia, non si retrocede, il primo obiettivo raggiunto da questa ideona è stato l’ulteriore restringimento dei budget dei team. Quasi tutti i club “eccellenti” hanno tirato un remo in barca, alcuni ne hanno immerso uno finto, altri hanno più vistosamente legato la barca al molo. Lo schiacciamento verso il basso potrebbe procurare un campionato più equilibrato: gioite se ci riuscite. Due nomi su tutti vanno fatti. Le Fiamme Oro, dall’alto del loro bilancio fatto di soldi pubblici, con Simone Favaro ingaggiato ed altre mosse “strategiche” confermano la loro federalissima funzione di Disaster Recovery. Rovigo invece, tanto per cambiare sponda, si dimette il Presidente forse anche perchè, parole testuali degli “offesi” di turno, voleva “rubare l’argenteria” niente meno che al Rugby Frassinelle. Poveri noi. 

Il resto può ancora venire ma due aspetti vanno chiosati per questa nuova stagione ovale italiana che, sempre di più, per farci godere di contenuti tecnici importanti, ci costringerà a guardare all’estero. Una riguarda i club e l’altra l’agognato “cambiamento”.

Mentre si sta a scrivere quanto sopra i club, un po’ tutti,  continuano nella loro politica dell’orticello tradendo di fatto la loro vocazione ad essere guida del movimento ovale italiano. Perchè i proprietari veri di questa Federazione sono, comunque vada, i club, vale ricordarlo. Li stiamo aspettando.

Il “cambiamento” per il nostro rugby è necessario ma sempre di più non “uno qualsiasi”, riscoprire il nostro rugby come una disciplina per la crescita dei nostri ragazzi e dei giovani può essere un aiuto per farci ricordare a cosa serve davvero una Federazione sportiva; ripartire da lontano, farci riconquistare la capacità di elaborare strategia di lungo periodo. Le uniche davvero vincenti.

Il momento è davvero difficile. Diamoci da fare.

.