Sono tutti contenti, abbiamo perso con l’Australia ma l’onore, secondo loro, è salvo.

Tre Test Match persi su tre Test Match giocati, prima il disastro di Singapore contro la Scozia, poi la sconfitta bruciante dalle piccole Fiji con una specialità tutt’altro che “pacifica” a darci il KO, il drop, quindi la strapazzata dalla peggior Australia di sempre, vecchia e distratta. Nessun problema, siamo sulla strada giusta, così ci dicono, una frase che è diventata un mantra, un hashtag permanente che poi si sposa con le altre frasi di rito, tipo che abbiamo tanta potenzialità e che le cose adesso si sono messe bene.

Non importa che con il peggior Sudafrica di sempre si fosse a suo tempo vinto e che oggi con la Australia ugualmente dismessa la cosa abbia avuto l’epilogo del cane bastonato, #lastradagiusta e bisogna avere pazienza. Così ci dicono e via al giubilo che, secondo loro, abbiamo perso bene.

No, non pare, non abbiamo perso bene, questo rugby azzurro è troppo deficitario, non piace proprio, con le diverse fasi slegate una dall’altra, la difesa a sprazzi, il burro dai dieci metri in giù, i buchi sulle ali, l’attacco sempre troppo uguale, i gesti tutti poco spontanei, poco disinvolti, gli skil da Serie B e la rara armonia fra i trequarti.

Inoltre non è una squadra giovane questa Italia, il tam tam azzurro vorrebbe darci ad intendere che in fondo in campo ci siano stati solo dei ragazzini contro i volponi australi. L’età media dell’Italia che è scesa in campo a Brisbane era di oltre 26 anni. Tutti ragazzi di esperienza, gente di Zebre e Benetton o altri team europei, nessuna importazione dalla Eccellenza, tutta roba di Alto Livello.

Tutti felici della mischia, bella si, bella anche la meta di Campagnaro in uscita proprio dalla fase statica, peccato che il reparto azzurro più giovane sia quelli dei trequarti (età media 24 anni) che è anche complessivamente il più lacunoso. Ecco appunto, ragione di più: tenetevi il vostro giubilo.

Che sensazione strana stare fuori dal giubilo, essere solo dispiaciuti per la sconfitta di una squadra azzurra palesemente organizzata per portare a casa qualcosa e che invece si è ritrovata con le pive nel sacco.

Quando la TV lascia le immagini di Brisbane e parte il giubilo #lastradagiusta da queste parti si pensa quasi di non saper stare in cielo. Niente, #lastradagiusta qui non la si vede, eppure il rugby quasi sembra di conoscerlo un po’, invece forse è come dicono loro, quindi niente giubilo? Niente cielo.

Poi si accendono sulla TV le luci di Auckland, sono i Lions che sfidano quelli della haka, già quando la battaglia comincia si vede chiaramente il cielo, vasto limpido, eccolo lì ed è anche troppo, per il nostro Azzurro ce ne basterebbe anche molto meno. Ecco il cielo, eccolo lì. Ad ognuno il suo.

.

One Comment to: FUORI DAL GIUBILO EPPUR COSI’ VICINO AL CIELO

  1. Zonza

    giugno 26th, 2017

    Abbiamo sprecato una occasione per fare il colpaccio.

    C’è parecchio da lavorare.