o'shea

Nelle ultime settimane si è visto spesso scivolare fra le cronache ovali e soprattutto fra le pieghe del web che segue il nostro rugby il nome di O’Shea, super Head Coach della nostra Nazionale. Di lui avremmo saputo che ha chiesto alla FIR una ristrutturazione dell’assetto tecnico, che è in tour mondiale per parlare bene del nostro rugby, una specie di brand ambassador, che ha tante idee anche se, va detto, non si sa assolutamente quali. 

Contemporaneamente a tutto questo sventolare di bandierine ci sono state le convocazioni per i Test Match e qualche altra indiscrezione, troppe in verità perchè troppo spesso esce il nome dell’irlandese.

Persino dopo la recente riunione delle squadre di Eccellenza dove il Presidente Gavazzi pare abbia proposto, invece di un salutare restringimento a 8 squadre, un allargamento del massimo campionato fino a 12 squadre, qualcuno ha raccontato nelle mai abbastanza “segrete stanze” che sarebbe una idea di O’Shea. Posto che sia vero, i dubbi sono tantissimi, ma è se lo dice lui che tutto va bene?

O’Shea salverà il nostro rugby, con lui toccheremo vette inesplorate di efficacia sul rettangolo ovale, O’Shea ha persino introdotto in Italia il “fitness”, questo sconosciuto, e giù con gli “osanna” al Head Coach della nostra Nazionale. Dove tocca lui tutto si tramuta in oro? Qualche giornalista si è persino premunito di chiedere per lui l’appoggio incondizionato, il salvacondotto a prescindere, un sintomo evidente di stima verso il Conor ma anche realistica percezione del disastro delle nostre strutture federali.

Eppure lui, Conor O’Shea,  fino ad oggi ha parlato pochissimo e, dopo il Sei Nazioni, pure un po’ in criptico; di quello che ha detto non ci risulta poi sia accaduto un gran che in FIR. Pare invece sia accaduto che quando si vuole cercare di far passare per buona una cosa si cita il nome del tecnico degli Azzurri. E’ davvero pochino per rifondare un movimento.

Chiariamoci, Conor O’Shea è un ottimo tecnico che ha dato vita nuova allo spogliatoio azzurro (oltre allo stesso numero di sconfitte che nel passato), ha disegnato fra e con gli Azzurri un panorama diverso ed un atteggiamento diverso. Se ha qualche compito in più rispetto a quanto conosciuto, se non è solo Head Coach della Nazionale ma il Director of Rugby della Federazione fatecelo sapere, incluse le sue deleghe, potremmo anche applaudire.

Se O’Shea ha idee sul Campionato di Eccellenza portatelo davanti a chi lo frequenta a raccontare prima a loro e poi magari a tutti noi cosa pensa di fare. Se ha un progetto per le Accademie che travalichi la palese mancanza di soldi in FIR ci racconti quale. Se ha una idea vera per la Nazionale, un progetto di crescita con scadenze precise  può cominciare a raccontarlo, è passato un anno dal suo ingaggio, magari lo capiamo pure noi e poi, solo dopo, applaudiamo.

Se la Federazione è sotto commissariamento ed il nuovo “titolare” si chiama O’Shea ditecelo ma basta raccontarci ogni piè sospinto la storiella del Tecnico che vedrebbe lontano e sa come si fa. Anche perchè da queste parti, ci piaccia o no, si rispetta l’Assemblea che ha eletto un Presidente Federale che ha un Consiglio Federale ed altri organi e molti Dirigenti. A meno che non sia proprio il Presidente FIR a giocare con il nome del suo Head Coach azzurro.

Insomma, il nome O’Shea non diventi un passaporto per ogni cosa, siamo seri e si provi a scrivere , tutti insieme, un progetto per il nostro rugby.

Per quanto riguarda l’irlandese, pare non ci sia proprio nessuno che pensi di remargli contro, almeno non fuori dalla FIR.

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2 Comments to: IL NOME “O’SHEA” NON SIA UN PASSAPORTO PER TUTTO

  1. SERF

    maggio 31st, 2017

    Completamente d’accordo , se poi si riuscirà a vedere qualche partita di questo tour di giugno , potremmo magari dare anche un giudizio sul suo lavoro , dato che è passato più di un anno , ed i nostri giocatori non saranno degli AB , ma il loro valore non è quello visto al 6n .

  2. rangow

    giugno 5th, 2017

    Anche perché all’estero nessuno darebbe carta bianca senza accordi, obiettivi, mezzi, tempi… ad O’Shea o a chiunque altro.
    Quindi lui dovrebbe esserci abituato (a meno che non si sia già abituato al clima di qua, cosa che agli stranieri spesso succede).