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Parte tutto dalla foto, quando si guarda poi si “sente” qualcosa, un qualcosa che a scriverlo si rischia di venir fraintesi, di far nascere idee sbagliate ma si scrive lo stesso, da queste parti si fa così, e se accade è solo colpa di chi scrive e si chiede anticipatamente scusa ma tacere no perchè….. Li avete visti i ragazzi “senza” maglia… che effetto fanno? Tantissima tenerezza vero? E’ questo il rugby che vogliamo?

Cominciamo dall’inizio e partiamo da quello che scrive il mondo Fiamme Oro:”Saranno sei i nuovi giocatori che dalla stagione 2017-2018 vestiranno la casacca cremisi delle Fiamme Oro Rugby, tre dei quali provenienti dall’Accademia federale “Ivan Francescato” di Parma,… “

Sono sei, 3 sono ben conosciuti nel campionato di Eccellenza, c’è George Iacob, quello con la maglia rossoblù, si è giocato lo scudetto con il Rovigo, poi c’è Niccolò Zago, lui si è “mangiato” lo scudetto, proprio contro Rovigo, con il Petrarca, quindi il terzo, quello in maglia giallonera, sponda Rugby Viadana, Matteo Gabbianelli.

Poi ci sono i 3 direttamente in maglia azzurra, dalla Nazionale italiana di rugby direttamente alle Fiamme Oro, un percorso inverso a quello che ci abitua la logica ed anche il rugby mondiale o gli altri sport ma in Italia è così. Loro sono quelli dell’Accademia, chi ha composto la foto non ha dubbi, non c’è un club da celebrare, c’è la maglia azzurra. Forse anche perchè una loro foto recente con la maglia di un club non l’hanno proprio trovata.

Capito la differenza?

Questa cosa degli accademici che arrivano nei club ha provocato molta confusione in passato, anche recente. Succede che tanti ragazzotti passano dalle Accademie ai club e considerano questi ultimi come una palestra, un passaggio e  nulla più, considerano chi li accoglie al servizio della loro scontatissima carriera, loro sono Accademia mica altro. Quella foto messa così rappresenta purtroppo questo anche se ci auguriamo tutti che diventi solo un brutto ricordo.

I 3 ragazzi, sicuramente ottimi rugbisti (i tecnici giusti sono solo in Accademia?) hanno adesso 18 o 19 anni, hanno giocato in qualche club in passato, da ragazzi o ragazzini. Hanno invece fatto qualche match azzurro in Under18 o 19 o Under20 ed allora tutto è concentrato lì, perchè è quella la loro maglia, il loro destino, direttamente la Nazionale. Si può parlare ad un ragazzo di 16 o 17 anni questa lingua? In Italia lo abbiamo fatto.

I tre futuri Fiamme Oro in verità non sono così anonimi. Giovanni Licata ha giocato In Under18-19-20, è un ’97, è stato anche aggregato alle Zebre per un periodo, nato nel Miraglia Rugby, poi Agrigento e poi CUS Catania, poi l’Accademia e lì si cancella evidentemente tutto. Il Vasari Rugby Arezzo va invece molto fiero di un altro di quelli in maglia azzurra, Iacopo Bianchi, classe ’98, il cui nome è legato anche ai Medicei anche se il suo curriculum dice solo “Accademia Ivan Francescato” e giù con gli asterischi. Il terzo cremisi di domani torna a Roma perchè Ludovico Francesco Vaccari (’98) è nato e cresciuto in uno dei più prestigiosi club, la Capitolina, un vero vivaio, una società che potrebbe fare accademia a se stante. Gia, potrebbe.

Lo sentite anche voi lo “strappo”? Forza rugby, avanti, fatti coraggio. Anche i ragazzi, forza.

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5 Comments to: LA FOTO DI QUEI RAGAZZI DIRETTAMENTE AZZURRI

  1. Marco Zingari

    maggio 30th, 2017

    Chiaro percorso in testa ….

  2. VOX

    maggio 30th, 2017

    senza radici, senza storia in cui credere, senza cultura del club, da trasferire con orgoglio di appartenenza sulla maglia azzurra..
    senza certi capisaldi la crescita è più difficile e meno motivante..
    ma la cultura del nostro sport è diventata latitante..
    E se i nostri vertici non segnano la strada o la stravolgono, invertendo l’ordine naturale di certi processi formativi, non resta che tornare ai nostri club, attribuendo loro l’onore e l’onere che in pieno spetta loro..
    meditiamo…e agiamo di conseguenza..

  3. Paolo

    maggio 31st, 2017

    Un po’ poco come ritorno sull’investimento nelle Accademie. O vai al Calvisano o vai alle FFOO. Ma perchè deve pagare la FIR ( e quindi tutto il movimento) la loro formazione? O coinvolgiamo più club o non ha senso.
    Perchè il problema di fondo rimane in tutte le categorie: manca sempre un campionato sfidante, difficile, impegnativo, dove i giocatori possano crescere e prepararsi al livello superiore. Basta guardare i risultati delle semifinali nazionali U16 e dei playoff U18.
    E vogliamo poi andare a fare una RWC U20 con questo “allenamento”?

  4. 99call

    maggio 31st, 2017

    Direi che è emblematico il caso del Petrarca Rugby: negli ultimi anni ha praticamente dominato nei campionati gionvanili, eppure sono relativamente pochi i giocatori che sono poi passati all’alto livello e in nazionale. Un patrimonio di talenti che non è stato adeguatamente valorizzato, forse perchè mancava l’asterisco.

  5. giugno 2nd, 2017

    Jacopo Bianchi è soprattutto VASARI RUGBY AREZZO, poi ha avuto l’opportunità di giocare ne I Medicei in campionati di maggior livello. Poi la Nazionale.
    Ma lui È il Vasari, porta con sé ovunque i nostri valori.