Sam-Warburton-607167

Nazionali, club, coppe europee e tornei internazionali, a guardarli oggi, così, tutti insieme, sembrano treni con collisione in vista. Oggetto del contendere sono ovviamente i giocatori, quando sono schierati con i club non lo possono essere con la Nazionale, perchè sono tanti i match ed i tornei, difficile mettere insieme il tutto..

Recentemente la World Rugby ha studiato e proposto un suo nuovo calendario che ottimizza, restringe, “fisarmonicizza”, gli impegni delle Nazionali. Le rivalità operative, soprattutto fra Nazionali e club, quindi fra Leghe e Federazioni e chi più ne ha più ne metta, sono però difficili da fermare, ancor più difficile però è tentare di individuare un indice di priorità. Guardiamo allora a due episodi di questi giorni per provare a pesare la complessità  del problema.

Eddie Jones, Head Coach dell’Inghilterra, insegue il sogno di battere la Nuova Zelanda ai Mondiali del 2019, una strada lunga e carica di lavoro, di test e selezioni, di analisi tattiche ma anche di una oculata gestione del parco giocatori. Adesso lui deve partire con la sua nazionale per i Test Match estivi e la stampa lo ha duramente criticato per la sua lista di giocatori. Troppo “stranieri”, ci sono troppi “oversaes”, hanno tuonato gli opinionisti contro le scelte di Jones; il super coach dell’Inghilterra sarebbe colpevole di aver convocato tra gli altri anche Denny Solomona dai Saints, da Gloucester Willi Heinz e poi Jason Woodward dal Bristol. Tutti neozelandesi ma accasabili alla Nazionale inglese grazie alle varie norme sull’eleggibilità. Sentitosi pesantemente contestato Eddie Jones ha altrettanto pesantemente risposto e sulle colonne di The Times riportano così il suo sfogo, ha detto Jones. “A me non importa come questi giocatori sono abilitati (ndr: a giocare con l’Inghilterra), io li prenderò, sono le regole… Del resto mi mancano 15 Lions, ci mancano i giocatori dei Saracens, di Exeter, Wasps, Leicester, Northampton, chi ti aspetti che prenda in considerazione seriamente, chi?

Insomma pare molto difficile per Eddie fare la “sua” Nazionale con i club ancora in pieno marasma di coppe e campionato ed i British Lions di Gatland che si sono portati via la “creme de la creme”. Del resto anche i Lions però devono prepararsi per il meraviglioso Tour che avranno in Nuova Zelanda e dintorni ed anche i vari club devono finire al meglio la loro stagione. O no?

Si diceva di Warren Gatland, Head Coach dei British & Irish Lions, proprio lui è il nostro secondo esempio. Gatland ha infatti chiesto in questi giorni ai Cardiff Blues di tenere a riposo il loro giocatore più forte e rappresentativo che è anche la prima scelta dei leoni britannici nonchè loro capitano: Sam Warburton.

Cardiff Blues deve infatti giocatore ancora due partite importantissime con lo Stade Francaise come preliminare per l’accesso il prossimo anno alla Challenge Cup, sfide insidiosissime, farle senza Warburton? Il capitano avrebbe in effetti gran bisogno di riposo e soprattutto ne avrebbe bisogno il suo ginocchio, certo potrebbe riposare dopo le partite del suo club gallese ma… subito dopo ci sono proprio i Lions ! Che fare? A questo punto sorge spontanea la domanda più banale, quella “impossibile”: chi viene prima?

Su queste piccole/grandi sfide si gioca anche una parte del futuro del nostro rugby. Un primo importante problema è costituito dal “sistema” sport-spettacolo che rende certi giocatori apparentemente “irrinunciabili” e oggetto di meraviglie, le selezioni non sanno ampliarsi rinunciando a qualche stellina, sono chiuse alla innovazione costante e si circondano di punti fissi perchè fanno appeal alla faccia del fatto che a rugby si vince in 15. Sommando questo alla questione dei calendari fitti e degli impegni sovrapposti si mostra di fronte a noi un futuro che forse dovrà accettare di fermarsi ogni tanto oppure dovrà constatare, mettendo in pericolo certe condizioni imprescindibili dello sport, che vale per se il famoso detto “the show must go on” e sperare che tutto vada bene.

.