©INPHO/James Crombie

E’ di qualche giorno fa un lungo ed interessante articolo su AllRugby a firma del sempre puntuale Gianluca Barca per il quale il titolo dice tutto: Pro12 e Champions Cup: quante spine per l’Italia.

Nel pezzo, del quale in giro per web e carta stampata si è già parlato molto, si racconta tra l’altro della richiesta di gallesi e scozzesi di buttarci fuori dal Pro12 (il silenzio irlandese fa più paura che consolazione) e di come il Board del Pro12 abbia varato un progetto di ingresso di squadre americane nella competizione a svantaggio delle italiane. Racconta Barca che noi italiani avremmo dovuto, seguendo le orme del Sei Nazioni, diventare soci effettivi del Pro12 fin da questa estate ma è forte la resistenza affinchè questo non accada, i celtici non ci vogliono “o meglio non vedono perché si debba dividere con noi una torta alla quale in sette anni abbiamo contribuito poco o niente. Non con sponsor di peso, non con il pubblico, non con le televisioni, non con i risultati“.

Di fronte a tutto questo come reagisce il nostro rugby di super professionisti, quello che ci costa una botta di milioni all’anno tolti allo sviluppo dei club e delle giovanili, alla formazione ed ai campionati nazionali?

Da una parte i celtici del Pro12 che ci vogliono fare la pelle dall’altra Amerino Zatta, Presidente della squadra di Treviso, che racconta pacatamente del nuovo corso della sua squadra dicendo qualche giorno fa alla stampa:” …c’è un gruppo che in 2-3 anni può diventare competitivo, merito del coach e del Direttore Sportivo l’aver pianificato con largo anticipo per costruire un telaio di squadra che ha davanti a sé tempo e margini”. Lui ha davanti anche 3 anni, lui si sente aver tempo e margini. I celtici forse avranno preso nervosamente nota della cosa, molto nervosamente.

In questi giorni è arrivata anche la “risposta” delle Zebre a cotanto progettino celtico. Una intervista su Rugbymeet del concretissimo Giorgio Sbrocco al Vice-Presidente del club parmigiano Carlo Rizzardi dove quest’ultimo rivela:” Stiamo lavorando all’elaborazione di un piano industriale della durata di tre anni. È previsto un aumento di capitale e ci sono importanti novità in vista. Sono, siamo ottimisti”. Ma se l’uscita dello Zatta poteva anche sembrare assurda quella del Rizzardi vola direttamente sulle onde dei migliori libri di Asimov: fantascienza pura.

Dice Rizzardi a Sbrocco:” Noi abbiamo in testa l’idea di una franchigia giovane. Con i giocatori che si divideranno fra campo, studio e periodi di formazione presso le aziende (Ndr: industrie degli sponsor) aderenti al progetto”. Ma il Pro12 non era un campionato professionistico? Siamo sicuri che quando ci si è messi in testa di versare oltre 4 milioni all’anno alle Zebre si pensasse ad un progetto “alternanza scuola-lavoro”? Ma quei celtici che insistono con il professionismo sono quindi solo dei visionari?

Quindi continua il Rizzardi quando gli chiedono della Benetton:” Sarà la franchigia italiana di alto profilo da un punto di vista tecnico, noi quella di sviluppo. Ci auguriamo che con Benetton si possa avviare una fruttuosa collaborazione”. In pratica le Zebre sarebbero l’Accademia dell’Accademia dell’Accademia e lavorerebbero, anche a fianco della Benetton, in una propria dimensione in cui vincere non è un must, entrare in campo è già una conquista, perdere di 50 punti a partita sarebbe una filosofia di vita e la rivalità con quelli di Treviso una passione smodata per il disordine. I celtici saranno entusiasti di saperlo.

Così di fronte a Zatta e Rizzardi che candidamente programmano i prossimi anni di Pro12 come se niente fosse, come se tutto fosse li fermo davanti a loro, fra Piazza dei Signori e la Basilica di Santa Maria della Steccata, fra lo svincolo per Collecchio e quello di Lancenigo, sale la tristezza e viene in mente il detto:Chi ha tempo non aspetti tempo. Lo diceva il nonno, ma lui di rugby italiano non ci capiva niente.

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4 Comments to: IL PRO12 HA PERSO LA PAZIENZA, BENETTON E ZEBRE INVECE…HANNO TEMPO

  1. Giampaolo Sordini

    maggio 16th, 2017

    a posto siamo… poveri noi… ma perchè non si riescono a mandare a casa? coa’hanno la poltrona con il pattex (colla forte)…

  2. Devis

    maggio 16th, 2017

    In confronto le comiche di Stanlio e Ollio erano niente! 😀
    Ma veramente, ci domandiamo tutti perché si debbano spendere tutti quei soldi per squadre senza pubblico, senza seguito televisivo e soprattutto senza risultati.
    Tira via la Benetton, che ha comunque una storia e meriti sportivi, ma le Zebre? Con quelle 20 persone che seguono le partiti su spalti drammaticamente vuoti…
    Spero vivamente che gallesi e scozzesi riescano a buttarli fuori!

  3. SERF

    maggio 16th, 2017

    Questa purtroppo non è altro che l’Italia .
    Negare ,negare , fortissimamente negare , come un qualsiasi fedigrafo .
    Come la nostra nazione anche il nostro rugby è caduto nel baratro del fallimento , ma chi è al timone nega l’evidenza , come uno sghetttinoo qualsiasi , tanto il loro posto nella scialuppa di salvataggio ci sarà sempre .
    E tanti saluti agli appassionati di rugby .

  4. vusbas

    maggio 18th, 2017

    L’unica soluzione è voltare pagina e coagulare le forze di chi non ci stà. giocarsela con vero spirito rugbistico e poi tirare le somme . sperando che non sia una telenovela versione Raggi.
    Innocenti &C. ci hanno provato ,è andata male .riprovare a testa bassa con un programma chiaro e incisivo.
    non ci sono alternative se non un declino ancor più rapido.
    perchè solo di velocità di discesa si tratta