semifinale andata

Verrebbe da dire “pronostici rispettati” ma non è proprio così. Se per Viadana si era sempre detto che era il team giusto per fermare la corazzata bresciana si sarebbe pensato che il Derby d’Italia se lo sarebbero giocato in due, invece il Petrarca si è fermato alla semifinale e l’ha pure ciccata di brutto.

Viadana vince e va a Calvisano con in testa un sogno bellissimo e quanto mai realizzabile, Rovigo sale in cattedra e vince prima di tutto il Derby poi, ai fini della semifinale, mette in cantiere pure un distacco dall’avversario talmente importante che è più un pericolo per i rossoblù stessi che per gli avversari. Calvisano lotta ma rimane all’asciutto, non è bastato superare i pali avversari, ora deve meditare sulla troppa indisciplina, niente di irreparabile ma i bresciani sono una cassaforte definitivamente scassinata. Il Petrarca si affida al miracolo ed alla sanità.

LEZIONI DI DERBY Il derby del Rovigo è una lezione su cosa sia il derby, i rossoblù lo affrontano come una dura scalata di VI grado alpinistico: ci vuole esperienza e tecnica, certi movimenti sono obbligati e c’è qualche strapiombo che va superato con coraggio ma alla fine…. . Entrano in campo determinati, hanno nella testa molte soluzioni e la capacità di sostenerle, così da loro si vedono i no-contest sulle touche, i cambi di senso nella progressione in apertura, l’avanzamento a pick & go o per efficaci off load, gli inserimenti decisivi dell’estremo sulla linea di attacco e quelli davvero efficaci del tallonatore sul gioco chiuso. Quelle di Rovigo sono tutte mete realizzate con una armonia tecnica e gestuale che è stata la vera bellezza del derby. Un Rovigo che non ha lasciato nulla al caso, spietato e cattedratico, con una aggressività palesemente motivata dall’aria di derby ma anche attento che questa non lasciasse spazio ad un solo momento di scompostezza. Fasi statiche da “tutto in ordine” e gioco ampio dei tre quarti a scoprire i lati sempre scopertissimi degli avversari. Chillon artista da dieci e lode, Basson decide il match per una volta senza coinvolgere il suo piede, Lubian e Ruffolo chiudono la saracinesca, Parker è l’arma segreta.

Dall’altra parte un Petrarca inefficace ed in formazione ancora una volta inconsueta,  senza mordente, in pesante carenza di istinto di combattimento ed assolutamente acefalo. Si affida ad una mediana disastrosa per comporre sempre il solito gioco da palla in aria che non cambia (si vede che non hanno il permesso di farlo) neanche di fronte all’evidenza del suo esito drammatico. Quando restituire la palla all’avversario diventa oltre ad una tattica infruttuosa anche un modo per respirare si capisce che i nodi verranno al pettine ed è così che gli avversari realizzano il bonus di mete già alla fine del primo tempo. La palla scivola solo quando le prese al volo sono “nere” e, a farci caso, ci si accorge anche così di chi in campo ha portato la testa e chi invece solo la buona volontà. Nel secondo tempo cambia qualcosa giusto quanto lo vuole Rovigo. Piano di gioco fallimentare quello dei petrarchini, scarico, vuoto in quell’andare a sbattere senza avanzamento ma soprattutto blindatissimo, tragicamente immodificabile nel corso del match come non ci fosse altra soluzione. Tatticamente si è visto pochissimo e tutti sperano che Cavinato abbia tenuto il meglio per il ritorno. Michieletto, Nostran e Conforti ci provano, Ferraro si urla dietro la rabbia che non basta, Fadalti era l’arma giusta fin dal primo minuto e non è il solo rimpianto. Il resto è buio.

VIADANA COSTRUISCE LA GABBIA  I gialloneri di Mantova fanno poche cose ma fatte benissimo: pochi falli e quelli fatti tutti distanti dai punti topici, tanta difesa che è una specialità della casa, tanta attenzione ai due leader degli avversari, marcati quasi a uomo. Mischia durissima, che è l’altra specialità, e sempre perfettamente ventilata e poi qualche grattacapo al largo che così il gioco resta distante. I punti di incontro diventano campi di battaglia e merce rara per  gli avversari. Il Viadana gestisce tutto il match, lo prende per mano e se lo porta via, ogni tanto subisce qualche strattone ma la gabbia nella quale ha messo i bresciani è solida e nemmeno le mete di potenza degli avversari sembra possano cambiare il senso del match. Ormson con il 6/6 al piede finalizza gli sforzi dei compagni, Krumov giganteggia, Garfagnoli e Du Plessis hanno un lavoro improbo e lo superano alla grande.

Calvisano spesso costretto in difesa, a tratti costretto a guardarsi dentro per dare un senso alla sua azione perchè il bandolo della matassa ce l’hanno gli altri ed i bresciani non sono abituati. Novillo e Minozzi vengono bloccati sul nascere ed allora i lombardi pasticciano, persino il loro immenso numero 8 in certi momenti scompare. Eppure Calvisano in campo c’è, passa la linea di meta, incide con la rimessa laterale anche se in genere la prima linea soffre e non riesce a raccogliere frutto dal suo lavoro. Disinnescati. Niente di gravissimo, qualità e tecnica sono assolutamente intatti e visibili ma qualcuno potrebbe aver trovato la chiave del grimaldello e questo fa si che il prossimo match per quelli di Brunello sia davvero unico in tutto questo campionato. Ottimo Pettinelli, Andreotti e Cavalieri soffrono più del solito ma sono ancora una volta un filo sopra gli altri.

Partite intense se ne parlerà ancora ed almeno per due settimane. Esiti finali rimandati al 20 e 21 maggio. Una nota generale: l’Eccellenza può brindare al suo suspense, alla sua vitalità, il campo ha detto chiaramente che qui ce n’è. Per chi lo vuol vedere.

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