Il Palazzo del CONI a Roma

Le Zebre sono KO, non c’è una lira, sono in bolletta, non pagano stipendi da mesi, con la cassa non sanno se arrivano a fine stagione, persino il fatto sportivo, ovvero il vero motivo per cui si costituisce una Società sportiva, è passato in secondo piano.

La novità è che, di questo problema in moneta sonante chiamato Zebre, se ne interesserà la politica locale, quella di Parma, Sindaco & Co cercheranno di farci mettere una pezza. Vengono i brividi solo a pensarci.

Inutile dilungarsi sul fallimento sportivo e formativo delle Zebre, è sotto gli occhi di tutti. Si, anche quello formativo, se ne facciano una ragione i tanti illuminati tecnici accademici che girano su Parma, sede, proprio lì a fianco delle Zebre, della Accademia FIR.

Eliminato il Capitano, retrocesso a giocatore semplice l’azzurro Biagi per le dichiarazioni date alla stampa a difesa dei suoi colleghi, l’allenatore, il livornese Gianluca Guidi, se ne è andato da diverse settimane, è stato promosso il secondo. Era tutta colpa del toscanaccio, era troppo severo, un cattivone? Oppure parlava la lingua durissima di chi non ne può più? Tutta colpa sua, ma andato via lui la musica è solo peggiorata.

Se da un lato rimbalza la voce che ora alle Zebre ci pensa la politica dall’altro invece si racconta che il Presidente Federale Alfredo Gavazzi ed il suo Vice Saccà siano andati a trovare l’ex plenipotenziario Giancarlo Dondi perchè la pezza ce la metta lui. Un giro di politica incredibile che pare essere l’unica via di uscita.

Del resto le Zebre sono un fatto politico, nate da un complotto contro gli Aironi sono venute al mondo per fatto politico ed oggi sono cotte di politica. Sbagliano coloro che dicono che alle Zebre andava tutto bene fino a che governava la FIR ed ora che sono private è tutto un disastro (private: ma lo sono poi davvero?). Le Zebre erano e sono un pozzo senza fondo per le casse federali, un tracollo finanziario lo erano e così sono rimaste, sono un buco di cassa che sta trascinando l’intera Federazione e l’intero Bilancio federale nei bassifondi del dissesto ed è ora che ce ne rendiamo conto.

Invece non deve venire fuori nulla, ai Consiglieri federali che chiedono in FIR le carte dell’affaire Zebre e degli accordi con il Pro12, queste vengono loro negate. Ci sono delle carte segrete in FIR? Ci sono dei documenti che un Consigliere Federale regolarmente eletto dalla Assemblea Federale, la stessa che ha eletto il Presidente, non possa vedere? Allora la domanda è d’obbligo: cosa si nasconde dietro il Bilancio delle Zebre? Cosa dice il contratto fra la FIR e le Zebre e quali obblighi incorrono alla FIR nel suo contratto con il Board del PRO12?

Quei Consiglieri Federali hanno visto negata la loro richiesta di sapere queste cose elementari, sono allora dovuti ricorrere alle vie della giustizia sportiva con un esposto al Procuratore Federale FIR ed al Procuratore generale dello Sport presso il CONI. La cosa è in corso e potrebbe essere forse questa la vera soluzione per risolvere la questione della franchigia parmigiana.

Insomma diciamolo, la FIR è, ancora una volta, sotto lo scacco del CONI e le Zebre ne sono il potenziale “casus belli”.

Riusciranno i nostri eroi…. già ma, di tutta questa gente, quali sono gli eroi?

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3 Comments to: ZEBRE: FRADICI DI POLITICA. LA SOLUZIONE E’ IN MANO AL CONI?

  1. Carlo

    marzo 2nd, 2017

    Tutta la provincia di Mantova che ama il rugby GODE di queste notizie, è brutto da dire, ma lo sapevamo che finiva così, perché nella bassa non siamo dei biolchi (=servi della gleba) ignoranti come pensavano invece i patrizi Parmensi e Romani, e l’abbiamo capito subito che era un complotto.
    Per quanto ci riguarda possono affondare tranquillamente, e aggiungo pure che ci cantiamo sopra una vecchia canzone di Alberto Fortis, dedicata ai Romani.
    Scusate lo sfogo…

  2. Paolo

    marzo 3rd, 2017

    E’ possibile redazione conoscere i nomi dei Consiglieri che hanno avuto il coraggio di andare fino in fondo e richiedere al Coni di imporre la “disclosure” delle carte relative alle Zebre? grazie, Paolo