Battaglini

Ammetterlo fa male ma allo stadio a vedere l’Eccellenza ci vanno veramente in pochi, sempre meno. Per le partite di Eccellenza gli spettatori sono sotto il migliaio a San Donà ed a Mogliano, sopra il migliaio a Padova e Rovigo. Il resto del panorama sta anche peggio, il fortissimo e pluridecorato Calvisano gioca di fronte a ben meno di mille spettatori idem Viadana e poi giù a Roma le cose sono ancora più tristi.

Scarso il campionato scarso il pubblico? Il ragionamento è finito qui? Allora facciamo tutto sul web? In effetti i numeri degli spettatori di Eccellenza si arrotondano solo grazie allo streaming-web, perchè in giro per l’Italia c’è comunque tanta passione e tanta gente che vuole vedere rugby. Risolviamo allora tutto così? No, così non si può.

I giocatori in campo, l’arbitro,  le panchine piene e poi il pubblico: un evento sportivo di alto livello ha bisogno di tutti questi ingredienti, senza uno di questi ne esce menomanto o non esiste proprio.

Il pubblico presente al “live” è un elemento inscindibile con questi eventi, è parte dell’evento in se, non solo ne rappresenta il successo ma anche il giudizio critico, l’appeal generico della disciplina, è il risultato della personale dedizione del giocatore, la partecipazione della comunità del movimento sportivo, il traino psicologico, preserva ed esalta il senso di appartenenza.

Molte altre sfaccettature sono insite nella presenza di pubblico ad un evento sportivo, ne hanno fatto interi convegni per discuterne, limitiamoci a questa sintesi e carichiamo tutto ciò che abbiamo elencato in una partita di rugby. Chiudete gli occhi e pensateci, ora è tutto più chiaro vero? Il rugby oggi non ne può fare a meno.

Ecco perchè quanti stanno guidando e gestendo con così tanta passione, a volte davvero stupendamente cieca, i team del nostro  Campionato di Eccellenza devono porsi il problema del “pubblico presente”.

E’ già stata cancellato dal tempo e dai fatti quella corrente di pensiero, ancora però ben presente nel nostro mondo ovale, che vorrebbe possano entrare a vedere le partite di rugby solo quanti sanno il regolamento a memoria, quanti hanno giocato (ma solo ad un certo livello) quanti hanno da raccontare storie favolose di schianti in campo, orecchie mozzate e bevute senza fine. Se avessimo applicato quella mentalità non saremmo entrati nel Sei Nazioni, non avremmo avuto gli All Blacks a San Siro, non avremmo avuto certi stranieri nei nostri team, saremmo rimasti da soli al campetto.

Riportare la gente a vedere l’Eccellenza non è quindi solo un problema di incassi o di marketing ma anche un problema di sport, se si guarda tutto quello che abbiamo elencato sopra allora è chiaro che il “pubblico presente” è parte attiva di un progetto di crescita ovale e, ecco il passaggio fondamentale,  non è solo un termometro me è anche uno strumento.

L’Eccellenza, con la Lega o senza la Lega, deve quindi porsi questo problema in maniera definitiva e, attenzione, non è l’ultimo di una lunga lista di problemi ma uno dei primi. Una volta deciso che tipo di “appeal” si vuole raggiungere si è già deciso anche a che livello si vuole giocare.

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