RBS Sei Nazioni 2017, Round 2, Roma, stadio Olimpico 11/02/2017, Italia v Irlanda, la conferenza stampa di Conor O’Shea e Sergio Parisse.

Dopo Italia v Irlanda, la conferenza stampa di Conor O’Shea e Sergio Parisse.

L’unica parte che veramente conta del secondo round italiano in questo Sei Nazioni è quello che è accaduto intorno, fuori, dopo, da altri parti.

Di quello che è accaduto allo stadio meglio stendere il solito velo ormai consunto che si è posato su moltissime prestazioni dell’Italrugby di questi ultimi anni. In campo l’Italia non è esistita, mai, loro erano più forti, è vero e si sapeva, ma essere più forti di così poco è fin troppo facile. Il risultato 63 – 10 che abbiamo subito è un record negativo, uno dei tanti che abbiamo collezionato, questa volta ci siamo portati a casa la peggior sconfitta interna di sempre del Torneo. Urca!

Allo stadio poi, tanto per toccare una delle preoccupazioni del dopo Italia Vs Galles, c’erano 10.000 spettatori in più dello scorso week-end (50.000 ca hanno detto i media ufficiali) ma del resto si sa che gli irlandesi si muovono più dei gallesi e Roma ce l’hanno nel cuore. Vedessero anche Venezia!

Restando al pubblico, alla fine della partita questo si è concesso una bordata liberatoria di fischi.  Gli Azzurri se li sono meritati tutti ed hanno avuto semmai il privilegio, la tecnologia non è ancora arrivata a tanto, di non sentire tutti i fischi da dietro le televisioni e dal mondo web sparso per lo stivale. Quando ci vuole ci vuole che poi altrimenti quelli del Times, il giornale inglese che, sciattamente, questo fine settimana si è chiesto perchè gli italiani seguano ancora questa Nazionale, credono di avere pure ragione. I fischi questa volta dicono la verità e liberano tutti.

Lo stesso fine settimana del disastro azzurro se ne sono consumati altri due, tutti di Alto Livello (roba buona quindi mica da dilettanti). Si è giocato il Pro12 e la Benetton ne ha presi 40 da Leinster, facendone 14, mentre le Zebre altri 40 da Ospreys, facendone 10. Il fine settimana del nostro Alto Livello si è concluso con un tondo 143 – 34 per gli altri.

Restiamo allora, finalmente siamo al dunque, rigidamente fuori dal campo di gioco ed andiamo in Sala Stampa dopo il match con l’Irlanda dove un O’Shea visibilmente scosso ha affiancato l’ombra di se stesso per spiegarci che “E’ molto duro oggi, io odio oggi” per poi continuare:” Non sto qui a nascondermi dietro ad un progetto a lungo termine. Sono sicuro che questa squadra ha davanti a se grandi giorni e che possiamo colmare il gap con l’Irlanda. Ma per riuscirci c’è bisogno di supporto e di cambiamenti nel rugby italiano. Tutti sanno che bisogna farli.

Questa è la frase che conta, una presa di coscienza più vasta delle necessità di un intero movimento che punta ad un risultato complessivo. Le cose in Italia non vanno, il sistema non funziona e va cambiato. Abbiamo il nostro 143 – 34 che lo dimostra, Quello è il nostro “Alto Livello”. Non ci voleva O’Shea per saperlo, ma evidentemente nel nostro paese ci voleva un O’Shea per dirlo.

Il nostro Head Coach traccia finalmente un punto di discontinuità, dopo averlo fatto in campo si propone nella sua veste di Director of Rugby e comincia a far sentire che dovrà presto dire la sua anche fuori dal campo. Che si può volere di più, questo è quello di cui si ha bisogno. L’unico dato da capire è come la pensano la pletora di funzionari, tecnici, dirigenti di prima seconda, terza fascia, collaboratori di tutti i livelli che stanno in Federazione. E poi c’è il vertice.

Insomma O’Shea è pronto al cambiamento. Noi a che punto siamo?

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14 Comments to: L’ITALIA NON ESISTE E O’SHEA E’ PRONTO PER IL CAMBIAMENTO

  1. Carlo

    febbraio 13th, 2017

    Io vedo in prospettiva un ultimo posto anche quest’anno, probabilmente con 1 punto raccolto contro la Scozia. Purtroppo.
    È inutile, la Federazione dovrebbe avere il coraggio di dire : abbiamo fallito, usciamo dal 6 nazioni e torniamo dove siamo sempre stati, perché tanto non c’è stata crescita del movimento e del livello tecnico.

    Il rugby è uno sport crudele, e noi (italiani), ragioniamo in termini calcistici, ma qui non funziona. Siamo onesti, abbiamo avuto la fortuna di giocare alcuni anni con una delle mediane più forti d’Europa e abbiamo ottenuto risultati impensabili, però attorno a quello non siamo riusciti a costruire molto. Processo che la pallavolo italiana invece è stata in grado di fare, passando da livelli medi ad altissimi, dimostrazione questa che le capacità ci sono anche in Italia.
    Forse sono cose scontate, però nessuno le dice.

  2. Giorgio

    febbraio 13th, 2017

    Siamo arrivati al 6N non solo grazie ad “una mediana più forte d’europa” ma grazie ad un movimento che funzionava e reggeva il passo degli altri.
    Il problema è che quando gli altri hanno cambiato marcia noi abbiamo pensato alle scorciatoie (prima gli equiparati, poi Pro12 , accademie e federalizzazione spinta del “Alto Livello”) invece che al lavoro sulla base e soprattutto sulla competizione giovanile.
    In tutti questi anni abbiamo cambiato allenatori, strutture campionati giovanili, classi di età, buttato via il massimo campionato nazionale per due franchigie.
    L’unica costante è rimasta la dirigenza tecnica federale .
    Ci può essere qualche dubbio ?

  3. ANDREA

    febbraio 13th, 2017

    Le franchigie andrebbero benissimo se collaborassero con la FIR così come stanno facendo in Scozia Irlanda e Galles….

  4. 99call

    febbraio 13th, 2017

    Un vero disastro. Gli altri in questi anni sono cresciuti mentre noi siamo rimasti colpevolmente fermi. La responsabilità della dirigenza federale è enorme, ma a quanto pare non è stata sufficiente a spostare voti alle ultime lezioni. Però io non getterei la spugna, voglio ancora sperare che tutta questa sofferenza un giorno ci sarà utile. E poi una chance a Connor O’Shea la darei, certo ci vorranno almeno dieci anni per cambiare veramente le cose e dieci anni di batoste sono veramente difficili da sopportare. Comunque ho visto l’Under 20 perdere di un solo punto con l’Irlanda e ho visto delle buone cose. Quello che ancora manca è la mentalità vincente (e non è un dettaglio).

  5. emanuele novellino

    febbraio 13th, 2017

    cambiamento,cioè ,cosa si deve cambiare?

  6. Paolo.bs

    febbraio 13th, 2017

    È la domada finale di Stefano che deve trovare risposta. Il sistema sportivo italiano è ancora ancorato al sistema federale ed al suo metodo elettivo. Per i voti si promettono prebende a chiunque. Poi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: accademie che sfornano niente, campionati distrutti e via a seguire.
    Anche il pallone rotondo soffre l’immobilismo federale (non nasce un campione in Italia da Totti). Cambiare, cambiare cambiare.
    Nota amara finale: per gustare un po’ di rugby ho guardato in TV gli altr match del sei nazioni. Qualche hanno fa’ non era così.

  7. Walter

    febbraio 13th, 2017

    Mah… ricordo una franchigia che solo qualche anno fa arrivava al 6 posto mi pare e ambiva con buone chances di giocarsi i play off… qualcuno ha distrutto, decapitato questa franchigia… E andiamo in cerca di colpevoli… sono lì, al comando, da sempre. E dubito che oggi ci possa essere una alternativa che se per assurdo esistesse, sarebbero i vice di quelli attuali…

  8. Giuseppe

    febbraio 13th, 2017

    E’ ora di finirla di cercare dove stanno i problemi e i colpevoli, come se, individuati quelli, possiamo formare magicamente squadre di rugbisti di grande livello. E’ ora di finirla di parlare e parlare, tutti senza esclusione di nessuno: giocatori, allenatori, dirigenti! Ci riempiamo sempre la bocca di frasi fatte e di parole, senza concludere mai niente. “Non bisogna mollare, è da vigliacchi, il pubblico ha ragione…” E al più piccolo risultato ottenuto… “la U20 ha perso solo di un punto!”, come se questo assicurasse il futuro del rugby italiano. Signori, ci vuole umiltà da parte di tutti e cominciare a rimangiare m…a (palta) nel placcare, imparare a passare la palla come nelle squadre dei bambini. Sì, di questo abbiamo bisogno, perché i nostri giocatori della nazionale – con qualche rara eccezione – non placcano e non sanno né passare né prendere la palla in mano senza farla rimbalzare in avanti. Riguardatevi proprio la partita con l’Irlanda e ditemi se ho torto. Ma anche i test match e le partite del passato recente. E poi finiamola di creare mostri di muscoli da laboratorio per emulare chissà quale modello sportivo: i nostri sono goffi e incapaci rispetto agli altri atleti del 6 nazioni. Il rugby si è evoluto, è diventato sport da centometristi, come si possono avere risultati se mettiamo in campo maratoneti? No, anzi, chiedo scusa a quelli che fanno la maratona, che ammiro tantissimo (loro si che sputano sangue): sono sicuro che almeno resiserebbero 80 minuti! Noi sappiamo organizzare i contorrni delle partite, le trasmissioni televisive e portiamo il pubblico allo stadio. Siamo maestri nel terzo tempo, è indiscutibile, ora abbiamo pure uno chef a bordo campo che fa battute… Ma quando impareremo davvero a onorare questo sport? Se non sappiamo dare questa risposta è meglio davvero darsi alla cucina, dove siamo maestri.

  9. Paolo Patuelli

    febbraio 13th, 2017

    Io c’ero all’Olimpico…è frustrante vedere Italrugby giocare così male…si può perdere,sì…contro gli irlandesi si può perdere ok,ma purtroppo sabato abbiamo perso anche la faccia non solo la partita…e vorrei consigliare,se mi fosse concesso,Parisse e compagni di evitare commenti come quelli letti ed uditi,pieni di parole vuote quanto roboanti e volgari,meglio chieder scusa e star zitti…io ero in tribuna dietro una fila di irlandesi che ad un certo punto si facevano beffe dei nostri…ridevano delle dabbenaggini mostrate,forse credendo di non essere compresi(o forse non glie ne fregava poi così tanto)…non mi sono mai rammaricato tanto di essere fin troppo in grado di capirli e non ho avuto il cuore di commentarli…mi piacerebbe continuare ad assistere al torneo più affascinante al mondo nel quale ci hanno conferito l’onore di essere
    co-protagonisti(onore meritato pienamente,del resto),ma quella dell’11/02/2017 più che partecipazione(tanto per restare in ambito cinematografico)la definirei comparsata…sento tanti prendersela con i vertici di federazione,guide tecniche,politiche…
    forse…
    ma sabato in campo non c’erano quelli…c’erano uomini che per quanto abbiamo celebrato dopo la vittoria storica contro gli Springboks,altrettanto meritano biasimo per la meschina prestazione fornita contro IRFU.
    Non chiedo vittorie od allori…per quelli ci sarà forse bisogno di tempo…mi accontenterei di partecipare al terzo tempo orgoglioso del fatto che,se non timore,potessimo aver incusso ai nostri avversari,almeno rispetto…e quello,credetemi,contro l’Irlanda non l’abbiamo fatto

  10. dario

    febbraio 13th, 2017

    concordo su molti punti toccati dai commenti qui sopra …aggiungo che a mio avviso é tutto il sistema che ha toppato …esempio sono le scuole tecniche del veneto che fin quando c’erano e tiravano fuori giocatori come mauro bergamasco nessuno si sarebbe sognato delle accademie che una volta nate hanno peró saputo raccogliere consensi elettivi altrimenti non si spiegherebbe comebmai non sia cambiata la dirigenza. penso che conor si riferisca a cambiamenti che portino a una visione comune di intenti ……molto difficile da ottenere nell’italia di questi tempi dove troppi si sentono in diritto di avere una parte della torta ( che si sta via via rimpicciolendo portando ancira piú paura di non farcela a tirare avanti da parte di alcuni, che quindi si aggrappano a chi promette qualcosa che é sempre meglio di niente secondo costoro). ripeto che secondo me é molto difficile ma bisogna trovare realtà da sostenere, fir o non fir, che siano in grado di rispecchiare questi valori di unione di intenti passione e sacrificio che poi guarda caso sono anche quelli del rugby, sport che fa dell’ organizzazione un requisito imprescindibile e l’irlanda ce lo ha spiegato ancira una volta per benino. a me viene in mente therugbtchannel come realtà italiane di questo tipo.

  11. Yuri

    febbraio 14th, 2017

    Beh io sono stato a Prato a vedere l’under 20 che ha perso di un solo punto venerdì sera. Che dire qualcosa di buono si intravede nel futuro, magari ancora niente fenomeni, ma onesti giocatori. Per me ora manca l’ultimo scalino, forse quello più difficile: creare una mentalità vincente, e forse O’Shea è la persona giusta. Sempre che in Federazione ci sia qualcuno pronto ad ascoltarlo…
    P.s. il rugby è uno sport dove non c’è tempo per lamentarsi e trovare scuse, se si lavora duro anche se si prendono tante botte prima o poi i risultati arriveranno, e io sono fiducioso, nonostante tutto…

  12. pietro

    febbraio 14th, 2017

    Togliamo le franchigie, rifacciamo un campionato degno di questo nome, riaccendiamo il campanilismo sportivo, i soldi diamoli alle società vincolandoli al progetto giovanili. Gli allenatori migliori mandiamoli nelle under collegando loro a un progetto federale.

  13. Giampaolo

    febbraio 14th, 2017

    Per scimmiottare una metafora sentita in questi giorni: la FIR “è come una balena spiaggiata, serve una sterzata! “Speriamo solo che O’Shea, se gli metteranno il cappellino da Director of Rugby e se gli permetteranno di lavorare, riesca a far ritrovare alla nostra pachidermica macchina Federale l’orientamento giusto per salvarla.

  14. gianni

    febbraio 15th, 2017

    cambiamo tutta la federazione al completo e prendiamo tutta gente del galles o irl. o inghilterra e scozia! tutti dal primo all ultimo,vediamo se cambia qualcosa |!!! la fir è come il ns governo,non se ne fregano dei veri problemi della nazionale ma pensano solo a spartirsi le poltrone!! per il bene del rugby non viene fatto niente! vogliono dare visibilita a questo sport facendo giocare partite riprese dalla tv in campi di gioco miserabili inquadrando una lurida tribuna vuota anziche inquadrare quella dove c è un po di gente , snobbano le province dove il rugby esiste veramente ecc ecc.