SEI Nazioni 2017, Roma, stadio Olimpico 05/02/2017, Italia v Galles, Braham Steyn fermato a pochi passi dalla linea.

Prima la gloria e poi lo schianto, la solita Italia che viene da far fotocopia di qualche altro pezzo scritto tempo indietro; il solito Parisse migliore in campo e poi sprazzi qua e la fino alla evidente crisi di ispirazione del giovane e pur sempre bravo Canna.

Conor O’Shea assaggia ancora una volta la vera Italia del rugby, non fosse bastato l’antipastino fornito con Tonga. Il 4 contro 1 di fine secondo tempo che lancia George North per la terza meta gallese è il simbolo del match, la vera fotografia di una condizione alla quale i gallesi hanno al massimo partecipato perchè, come troppo spesso, tanto lo hanno fatto gli Azzurri.

Troppi falli, troppa debolezza mentale, troppo tardi i cambi, troppo basso il livello dei nuovi innesti, troppa difesa, troppo tempo dura la partita? E poi c’è, purtroppo, la questione arbitrale.

O’Shea assaggia la formula arbitrale del povero Doyle, un tipo che non è la prima volta che arbitra l’Italia più con l’intento di dar lezione che non di fischiare serenamente il match. I nostri incappano nella sequenza di falli mostruosa che si è visto, indubitabile, mentre dall’altra parte, lo dirà poi anche il nostro Coach, sembra tutto rimanga cristallino e pulito. Però il giallo a Lovotti ed il fallo fischiato a Steyn sul bellissimo placcaggio rifilato a Moriarty, saranno pure le chiavi di un match consegnato ai gallesi ma sono soprattutto il simbolo di uno skill nuovo che O’Shea non era abituato a valutare: con l’Italia si fischia diverso.  

Fino a quando questo Sei Nazioni non prenderà in considerazione l’innesto di un paio di nostri arbitri da mettere con il fischietto in mezzo al campo le cose difficilmente cambieranno. Questo è un lavoro che O’Shea può fare con Dordolo.

Detto questo è l’Italia che butta via il capolavoro del primo tempo, si dimentica di quella linea del vantaggio sempre conquistata e superata, di quella difesa durissima, della capacità di costruire molte fasi senza incappare in falli assurdi, esce di scena e vi entra una feroce indisciplina, perde il matrch contro un Galles che riesce a far meta dopo ben 60 minuti, una formazione meno che modesta ma che vince 30 a 0 il secondo tempo.

Stadio mezzo vuoto, forse 40.000 spettatori, ahi ahi, un quarto sono gallesi, quasi quasi bastava il Flaminio. Perdere sempre non paga più e, a proposito di pagare, i prezzi dei biglietti non sono proprio “per la famiglia”. La storia dell’Olimpico mezzo vuoto era attesa, sono mancati i treni dal Nord Italia, mettere insieme i cento euro di una andata e ritorno con il biglietto dello stadio ecc ecc fa un bel gruzzolo e la Capitale, si sa, alla capienza dell’Olimpico non ha mai dato un contributo determinante.

Un dato importante però il nostro rugby lo ha davvero vissuto: il Presidente della Repubblica Italiana che viene allo stadio, scende in campo e compie il rito molto anglosassone del saluto dei giocatori è una cosa bella che ci allinea con la miglior tradizione del rugby europeo ma è anche un riconoscimento della nostra Nazione al nostro sport, un passaggio fondamentale per tutti noi.

Sei Nazioni che comunque convince, si dimostra una volta in più un torneo affascinante, la nuova formula del punteggio ancora non si è fatta sentire ed i puristi dicono che mai accadrà, in generale comunque si vede un gran rugby. C’è la Scozia che annichilisce una Irlanda troppo scontata e poi c’è la Francia che perde ma non troppo.

Gli altri quindi convincono, si vedono in campo, non fanno, pur perdendo, il clamore che fa la nostra Italia, non prendono strapazzate assurde. Ecco allora che oggi ci sarà qualcuno, lassù fra Londra e Dublino, che inneggierà al Cinque Nazioni, qualcuno che si chiederà perchè mai questi Azzurri devono stare dentro questo tempio ovale.

Poi ci saranno altri, soprattutto dall’Europa dell’est, che chiederanno retrocessioni dal Sei Nazioni, nuovi inserimenti, i loro, tutta gente che non ha ancora capito che quelli lì, quelli fra Londra e Dublino che dicono così, puntano al massimo ad essere Cinque, hanno sempre meno voglia di fare a metà con altri. Ecco quindi un’altra cosa che l’Italia si gioca ogni anno in questo Torneo, ecco un’altra cosa che Conor O’Shea ha toccato con mano nella sua prima volta da azzurro al Torneo più bello del mondo. Ecco perchè ci serve un colpaccio.

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2 Comments to: NUOVA L’ITALIA, SOLITO EPILOGO. O’SHEA SCOPRE CHE IL NOSTRO SEI NAZIONI E’ ALTRO

  1. Filippo83

    febbraio 6th, 2017

    Inizio subito male, cioè con una domanda. Mi sembra che, sin dal nostro primo 6 Nazioni, l’Italia giochi 40′ a match, per poi fermarsi: mi sbaglio? Le eccezioni ci sono e sono notevoli (dalla primissima partita, vinta sulla Scozia, alla vittoria sulla Francia ecc.) ma rimangono appunto tali. Perché non siamo capaci, dopo 17 anni, di giocare 8 partite (6N + test match) per tutti gli 80′ ogni anno?
    Seconda domanda. Perché ci intestardiamo a fare calcetti all’ultimo minuto? Rischiando quasi sempre di prendere un’ultima meta, invece che farla? Perché, quando possibile, non calciamo in porta e basta?
    Chiudo con la solita provocazione regionale, cui sono abbonato. Il 6 Nazioni, da subito, si decise di farlo a Roma invece che a Padova, pur con questo dubbio: la capitale italiana, o la capitale del rugby italiano (2 squadre titolate, 16 ed ora 17 campionati vinti, e baricentrica tra Rovigo e Treviso)? I problemi del Flaminio ormai abbandonato (spreco…?), l’Olimpico mezzo vuoto se non giocano Inghilterra o Nuova Zelanda, fanno riflettere. Un Euganeo completato ed adattato (es. togliendo la pista d’atletica) passerebbe dagli attuali 32mila a 40-45mila posti, e sarebbe al centro della storica “rugby region” italiana, il Veneto. Una città di provincia ed uno stadio minore, si dirà: ma in fondo questa è la dimensione del nostro rugby. Un po’ di umiltà per ricominciare a correre e a vincere, ci farebbe solo che bene. Pensieri davvero impossibili i miei?

  2. Dario

    febbraio 8th, 2017

    si, si tratta (mia opinione, per carità!) di pensieri impossibili considerando i 73000 spettatori delle passate stagioni. Per la prima parte poi ovvio che tanti anni gestiti in maniera non adeguata per il livello che si voleva raggiungere portano a una buona nazionale, ma non ancora completamente pronta (non so voi, ma io a fine primo ero esaltato all’olimpico! giocatori del galles a fine primo termpo quasi in lacrime, con facce preoccupatissime mostrate sui grandi schermi dell’olimpico. Al minuto 40 il Galles ne approfitta per buttare subito fuori il pallone senza pensarci nemmeno mezza volta! li stavamo letteralmente spianando! Poi (sempre mia opinione, per carità!) limiti tecnici e mentali si sono fatti vedere, complice anche il nervosismo per qualche fischio poco chiaro. Si continui a lavorare e bene. Altri campi (400 per l’Italia intera li ritengo pochini), coaching per gli allenatori e base, base, base e ancora base. 56000 per l’U20 !!!!! la passione non manca!!!!