20 dicembre 2016

IL GRANDE CASTRO SMETTE MA NON CI REGALA IL FINALE

castro

E’ un grande del rugby, Martin Castrogiovanni, oggi 34 anni, adesso ha smesso con il rugby, lo ha fatto giocando una partita dal sapore goliardico in Argentina con il Paranà, il suo primo club, dopo il quale partì verso l’Italia più di sedici anni fa.

Un pilone fra i più forti del mondo, qualità tecniche pesanti da affrontare in campo, qualità umane in campo e fuori dal campo altrettanto pesanti, sensibile al sociale ed ai bisogni delle persone svantaggiate, un uomo grande ed un cuore grande. 

Qualche giorno fa Martin Castrogiovanni ha detto stop, già da un po’ sta più in TV a fare il bischerone e non lo si vede portare avanti l’ovale ma ha smesso da pochi giorni ed allora tutti, anche da qui, viene voglia di sventolare il fazzoletto per salutare un campione che ha portato 119 volte la maglia azzurra regalandoci momenti di vero sogno.

Però poteva finire tutto meglio, perchè di Castrogiovanni tutti sanno anche del carattere scanzonato, esuberante ed a volte eccessivo, un buon argentino insomma, un player del rugby che poteva dare molto di più a se stesso ed a tutti noi per il suo gran finale che è poi invece stato tutt’altro che magico.

Cacciato dal Racing Metro circa sei mesi fa per essersi fatto beccare da uno scatto galeotto ad una festa a Las Vegas invece che al seguito della sua squadra in Inghilterra, i parigini dicono avesse spacciato una nonna malata per non onorare il viaggio con il team, ha poi chiuso così la sua carriera. Chissà se sono stati i francesi del Racing a metterlo nel sacco o ha fatto tutto lui ma una cosa è certa, aveva esperienza sufficiente per non cascarci, in tutti  e due i casi. 

Dirà lui stesso in una intervista recente:” …Avevo immaginato di finire con un giro di campo e il saluto dei tifosi che mi hanno sostenuto nelle battaglie. Purtroppo non sarà così”.

Perchè è così che anche noi avremmo voluto onorare un grande campione che ha fatto grande il rugby e che ha fatto grande l’Italia del rugby, un campione però che deve tutto, veramente tutto, proprio all’Italia, al nostro rugby, al nostro stargli sempre vicino.

Castrogiovanni  non era nessuno quando è arrivato a Calvisano nel 2001, ci ha giocato 5 anni, ha vinto uno scudetto italiano, fin dal 2002 è approdato nella nostra Nazionale, tutti lo hanno visto così. Solo nel 2006 approda al Leicester, sette anni di successi e l’onore di entrare a far parte della Premiership Rugby Hall of Fame.  Poi Tolone, anche lì grandi successi, campione di Francia e d’Europa. Mentre passava tutto questo continuava a scorrere il film di Castrogiovanni e la sua maglia azzurra.

Un grande campione ma dopo tutti i giusti onori è altrettanto giusto dire anche altra cosa pur andando oltre il bruttissimo episodio avuto con il Racing 92.

Anche da queste parti ci si sarebbe aspettato che Martin Castrogiovanni finisse con un giro di campo, un saluto ai tifosi che lo hanno sostenuto nelle sue battaglie, un giro di campo all’Olimpico o a Calvisano, non certo al Paranà, non certo in Argentina, ma qui da noi, nell’Italia che tanto gli deve ed alla quale anche lui deve moltissimo. Del resto è pure sulla TV italiana che ora si cimenta mica fra Buenos Aires e Cordoba.

L’ultima meta il Castrogiovanni doveva metterla giù qui da noi, l’ultima ruck, l’ultima maglia erano una dimensione che andava vissuta prima qui da noi. Ci sarebbe stato poi tempo per il suo vecchio club del Paranà, e questa non è solo una questione di stile, anche se Coco Chanel diceva che “la moda passa ma lo stile resta“e questo Castrogiovanni farebbe bene ad impararlo, ma anche di passione e sentimenti.

Comunque grazie lo stesso Castro, il finale non è stato all’altezza ma forse è stato tutto troppo grande. Grazie davvero.

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